recensioni

Bion’s Sources, edited by R.D.Hinshelwood, N.Torres. London : Routledge 2013

Fonti di Bion

A cura di R.D.Hinshelwood e N.Torres – Borla 2015

Lo stile con il quale esponiamo un pensiero è sempre diverso, e talvolta nuovo. Ma di sicuro funziona meglio quando l’incontro fra le nostre menti, di chi legge e chi scrive, chi narra e chi ascolta, crea una turbolenza sì, ma non tale che non sia fruibile per elaborare e lasciarci la possibilità di vivere e trasformare l’esperienza turbolenta in una risonanza che vibra sì, ma non fino a scuotere il nostro assetto, o fino a farci perdere la curiosità e la voglia di restare in contatto.
Solitamente ci troviamo in un assetto incline a ricevere stimoli conoscitivi e a fare esperienza, e apprendere dall’esperienza, quando la nostra risonanza si trova in un equilibrio dinamico : non stiamo facendo troppa idealizzazione, o non abbiamo troppo timore o indifferenza. Chi ci parla, o l’autore che leggiamo, ci aiuta in questo. Ma anche, credo, quando sentiamo che coloro che ci parlano considerano la dignità della nostra presenza, il valore del nostro apporto e apprezzano il nostro interesse. Siamo visti.
Non è facile sentirsi apprezzati quando si tenta di confrontarsi con Bion, con il suo pensiero : parlare di lui senza essere lui. Ma credo tuttavia che possiamo sentire di essere presenti, quando siamo a contatto con il suo pensiero, e con coloro che ce ne parlano.
Chiedo come sia, per qualcuno che conoce Bion o ritiene di conoscere Bion, parlare di lui, del suo pensiero. Chi ne fa un oggetto di insegnamento in seminari formativi o corsi didattici, sa quanto sia complesso.
Ho dedicato una buona parte di quest’ultimo anno alla traduzione e cura del libro Fonti di Bion, pubblicato da Borla, edizione italiana di un libro inglese piuttosto straordinario, Bion’s Sources, di vari autori, curato da R.D.Hinshelwood e N.Torres (London: Routledge 2014). Non so se piacerà a tutti i lettori il tema e lo stile di questo libro che ha modificato, o evoluto, una parte del mio assetto di pensiero. Un libro di autori inglesi, e un modo di fare ricerca e di illustrare il pensiero psicoanalitico di Bion, diverso dalla tradizione italiana.
Gli autori inglesi hanno tradizioni diverse dalle nostre : sono tradizioni di pensiero spesso più pragmatiche e collegate alla clinica, e la speculazione epistemologica e metodologica è meno immaginativa, o più rigorosa. Ma gli autori di questo libro hanno fatto un lavoro che si scosta dalla tradizione in generale : lo studio delle fonti, i libri consultati da Bion, oltre alla presa in considerazione degli epistolari recentemente pubblicati. Perché. E con quale intendimento o con quale genere di relazione con i costrutti bioniani.
Presto si sente che il libro ha intenti filologici, di ricostruzione genetica dei paradigmi di Bion, di esplorazione delle loro matrici. I costrutti di Bion sono dati per noti e non sono discussi.
Quasi senza accorgerci apprendiamo, mentre leggiamo su elementi dall’apparenza periferica, che poi invece questi si ordinano in una rete di suggestioni, pensieri e informazioni particolarmente produttivi, come coordinate di un’esperienza profonda, che crea un contatto con l’oggetto-Bion, e con un’esperienza di genuinità e ricerca. Un libro e una scrittura che, influenzati dallo stile di Bion, attendono che il pensiero del lettore si formi, o lo aiutano a stimolarne uno originale.
La vita personale e psicoanalitica di Bion è descritta come un viaggio nomadico di un ricercatore instacabile, che ha speso il tempo della sua vita a trovare il senso dell’esperienza, a dare significato all’esperienza (Hinshelwood, cap. 11).
Io chiedo : perché nomadico ? Perché Bion passava dallo studio dei gruppi allo studio dell’epistemologia psicoanalitica e dei modi di risolvere il bisogno di comunicare l’esperienza soggettiva in termini oggettivi, e poi infine, nella terza fase, quella californiana, abbandonava il linguaggio psicoanalitico a favore di quello teatrale e letterario di Memoria del Futuro ? (linguaggio letterario e teatrale sì, ma sempre nel modo di Bion : un linguaggio estremamente trasgressivo della norma letteraria costituita, che piuttosto suggerisce un metodo, o non-metodo, che non si lascia definire, e che, al pari della sonda psicoanalitica come Bion l’aveva definita nella fase epistemologica, si trasforma continuamente e continuamente sorprende il lettore, tenendo scomodamente e provocatoriamente desta la sua attenzione). Una fase del suo lavoro di ricerca, quella californiana e di Memoria del Futuro, legata probabilmente al tentativo di comunicare l’esperienza psicoanalitica dal punto di vista della difficoltà (o ineffabilità) del lavoro con gli stati mentali psicotici – che ha messo a dura prova il giudizio degli studiosi del suo pensiero e del legame con le fasi epistemologiche precedenti.
Anche su questo punto come su molti altri complessi o controversi, il libro offre un capitolo di pregio (Matt ffitche, cap.14), che ci aiuta a comprendere la complessità delle motivazioni di Bion, anche nelle sue esplorazioni più difficili.
Altri importanti e intensi capitoli del libro ci aiutano a comprendere il legame fra le esperienze traumatiche della vita personale di Bion e la sua evoluzione e fioritura analitica, che sono messe in relazione con la sua straordinaria conoscenza della mente e dei funzionamenti psicotici (vedi i contributi sull’importante legame di Bion con Rickman nel periodo dello slancio iniziale del suo interesse per i gruppi, di Vonofakos, Hinshelwood, cap. 9; quelli relativi alle sue esperienze di analisi, di Hinshelwood, Pines, cap. 8; e i cenni al suo percorso istituzionale, di Hinshelwood, cap. 5).
Seguendo un andamento sinfonico più che storico e mantenendosi in relazione con l’evoluzione delle concezioni di Bion, uno dopo l’altro i capitoli ricostruiscono i vari aspetti che componevano quelle concezioni, e mescolano l’indagine psicoanalitica con la ricostruzione storica di carattere anche erudito e accademico : come nei capitoli che descrivono le consultazioni di Bion dei testi di matematici, al tempo in cui era interessato alla costruzione della sua Griglia e al tema della comunicazione scientifica in psicoanalisi e nella clinica psicoanalitica (Massicotte, cap. 13); o le sue letture di psicologia medica e sociale, quando indagava i legami di gruppo e quelle nel campo della filosofia panpsichista, quando approcciava la radice dei fenomeni di gruppo e la nozione di protomente (Torres, cap. 6).
E’ trattato, ad esempio, il modo con il quale Bion si collegava alla cultura del suo tempo e ne assumeva o anticipava i bisogni e gli orientamenti : nel campo della cultura medica e della nuova cornice bio-psico-sociale (Hinshelwood, Torres cap. 4), in quello degli studi di Trotter sulla gregarietà (Torres, cap. 2) e di Lewin sulle dinamiche psico-sociali (cap. 7), e nel merito delle moderne concezioni della filosofia della scienza (Harris e Redway-Harris, cap. 12) .
Sappiamo che Bion si ricollegava scarsamente o non in modo esplicito, se non di rado, agli autori psicoanalitici : soprattutto piuttosto si rivolgeva agli autori che in diversi campi disciplinari avevano contribuito a conoscere il funzionamento della mente e dell’attività conoscitiva e che esprimevano gli  spiriti del tempo.
Il libro prende l’avvio dalla consultazione della biblioteca di Bion, resa disponibile da Francesca Bion, che gli autori ringraziano in una delle introduzioni e premesse, di cui il libro infatti è ben provvisto ; e dal saluto a Partenope Bion Talamo, rimpianta dai curatori per la sua precoce scomparsa e della quale hanno ereditato il progetto di ricerca che ella aveva avviato, di cui i materiali iniziali compaiono indicati nel sito dedicato e citato.
Nella consultazione della biblioteca personale di Bion si è visto, dicevamo, come la parte di libri psicoanalitici fosse decisamente la minore. Vi prevalgono invece testi di filosofi, di matematici e vite di matematici, di religiosi, psicologi sociali e letterati, medici. Gli autori sottolineano con rigore l’uso improprio e non dichiarato che Bion faceva dei testi che consultava e che dimostrava di avere letto, volgendone idee e termini nel suo progetto, a volte trapiantandovi costrutti in modi imprecisi e senza indicare la loro origine.
Ma infine, non si tratta di un qualsiasi rigore degli autori. Piuttosto la ricerca sulle fonti appare come una ricostruzione fedele e de-santificante della ricerca di Bion e una puntuale enucleazione dei suoi intendimenti e stili ; e insieme all’indicazione delle difficoltà e traumi della sua vita, che sono messi in relazione con la sua straordinaria capacità di riconoscere il funzionamento mentale psicotico, riescono ad illuminare il vigore creativo del suo ruolo nella psicoanalisi, e non solo nella psicoanalisi, e stimolano domande preziose e bisogni conoscitivi nuovi.
Il modo e lo stile di Bion sono del tutto diversi da quelli di Freud. Lo studio delle fonti lo dimostra. Freud dalla ribalta pubblica del suo insegnamento era stato chiaro, ordinato, consequenziale : argomentava e nel farlo mostrava gli strumenti che usava per dibattere. Bion sembra invece trarre la forza della sua comunicazione da un linguaggio che è alla ricerca di definire la propria funzione.
Giovanna Goretti dice su questo nella suggestiva Presentazione all’edizione italiana, che si tratta di una consustanziazione intellettuale della mente affamata di Bion, con autori revenants dalle suggestioni del passato, che eclissa l’indicazione esplicita dei legami di filiazione.
Vale da esempio in questo senso, e per altri dello stesso tipo, l’incontro di Bion con il panpsichismo di Bergson all’epoca in cui creava la nozione di protomente, e in particolare con Kant e con la cosa noumenica di Kant (Noel-Smith, cap.11), che sappiamo essere alla base della sua creazione della nozione di « O ». L’inconoscibile kantiano, il noumenon il nouminoso, contrapposto al fainomenon – ciò che appare e di cui facciamo esperienza mediante i sensi – il limite invalicabile della Ragione e della Conoscenza. E, poi, lo sviluppo di « O » da parte di Bion, e dell’idea di verità e veritazione e l’idea di inconoscibile, e di trasformazione. E l’idea, originale o trasgressiva o non di immediata comprensione, di intuizione di O – anche questa radicata nella filosofia di Bergson e di Whitehead (Torres, cap. 3) – contrapposta alla ragione e che aiuta, o sostituisce i limiti della Ragione evolvendo la Conoscenza, Kappa, mediante l’allenamento dell’analista a cogliere la verità, anche non in modi oggettivi e documentabili.
Dunque di nuovo il tema del legame di Bion con Freud e le differenze da lui portate nella tradizione classica, così come si era andata definendo quando Bion si avvicinava alla psicoanalisi. Si può dire forse, senza timore di sbagliare troppo che Bion rilanciasse con uno straordinario vigore lo spirito di Freud, aggiornandolo a bisogni più moderni e attuali e con lo spirito della fedeltà profonda, anche se non della devozione visibile ?
Il tema della ricerca epistemologica di Bion e della comunicazione psicoanalitica all’interno della comunità scientifica anche se non trattato in modo specifico è espresso in vari passaggi del libro e dunque il legame con Freud. Freud era stato consapevole di fondare una scienza di cui non doveva in quel momento preoccuparsi che fosse scientifica, ma che era scientifica e nasceva come scienza, nell’ambito delle scienze : egli stesso era un neurofisiologo e aveva cominciato da ricercatore in quel campo. Ma Freud anche riteneva, nell’atto di fondarla, che la psicoanalisi sarebbe stata una scienza con uno statuto proprio.
Bion invece si dirige in un percorso diverso da quello di Freud, fin da quando ancora molto giovane e non sostenuto dal prestigio che avrebbe presto conquistato, dichiarava audacemente e per la prima volta in modo esplicito, al tempo dello studio del gruppo come fulcro sorgivo di tutta la sua ricerca, che la considerazione del gruppo di Freud era incompiuta (vedi in Wieland, cap. 10, la citazione di Bion sulla questione relativa all’incompiutezza della luce fornita dalla scoperta di Freud del gruppo familiare come prototipo di tutti i gruppi).
Dunque Bion, nel percorso della sua formazione, che iniziò con l’interesse per i gruppi durante il periodo della sua analisi con Rickman, e del suo connubio con lui, germogliato nelle innovative collaborazioni psichiatriche dell’immediato dopoguerra, propone subito alcune differenze rispetto al padre della psicoanalisi. Ma si intenderà presto che l’intento, come l’interessante capitolo di Christina Wieland svela efficacemente, fu quello, anche, di riformularne lo spirito profondo, presumibilmente per riconsegnare verso il futuro il corpo dottrinario psicoanalitico, aggiornato ai nuovi bisogni e linguaggi : così come lo stesso Freud aveva fatto, quando, guardando al di là dei singoli bisogni, controversie e stili del gruppo dei suoi colleghi e discepoli, mirava piuttosto a tramandare un corpo teorico e una tradizione coesa e sicura, – come acutamente indicava A.Green nel suo capitolo introduttivo in  Psicoanalisi contemporanea.
Bion dunque si differenziò ripetutamente da Freud: sia quando si interessò ai gruppi, sia quando si avvicinò, con la sua analisi con Melanie Klein, alla concezione dello spazio interno, della fantasia inconscia e della identificazione proiettiva, che pongono il problema di una netta differenza e una distanza da Freud. Anche su questo punto l’esame di documenti meno noti penetra nello spirito intimo del legame di Bion con la sua analista e con le scuole psicoanalitiche (v. in particolare Pines, Hinshelwood, cap. 8) e con l’evoluzione innovativa dei suoi costrutti.
Ma uno studio attento, questo è un notevole merito del libro, del suo percorso estremamente indipendente e creativo, dimostra che Bion non solo resta saldamente ancorato al solco di Freud, ma anche che ravviva e ammoderna le sorgenti dei suoi costrutti principali. Sembra che Bion riprenda in particolare anche la posizione che Freud aveva preso, relativamente alla natura della psicoanalisi, al tempo di Popper e degli altri critici della psicoanalisi, le cui motivazioni erano basate su una cultura generale e una filosofia della scienza destinata a mutare ed evolvere profondamente. Freud aveva a quel tempo dato l’esempio di seguire le regole del dibattito della comunità scientifica (come aveva fatto al primo esordio del resto con la comunità medica, per lo più ostile o scandalizzata), dapprima allineandosi con i bisogni delle scienze mediche e esatte, e corrispondendo in quel senso con gli autori che volevano definire e inquadrare o criticare la psicoanalisi : salvo poi al momento giusto, invitato a far parte di quella comunità e di quella tradizione e ad aggiustare le sue scoperte secondo i suoi paradigmi scientifici, discostarsene decisamente e dimostrare che la psicoanalisi aveva un linguaggio proprio, un corpo dottrinario proprio e differente, che non poteva essere omologato. Infine la psicoanalisi contiene la propria dialettica, che può modificare parti del suo insieme senza modificare il significato e la direzione dell’insieme stesso. Questa è la psicoanalisi e Freud con l’evoluzione del suo pensiero e la costruzione delle basi dei concetti psicoanalitici e con la sua stessa vita personale, che sapeva rendere una ribalta utile per la comunicazione di un modello, ne diede costantemente l’esempio.
Anche Bion, nel suo modo differente come abbiamo accennato, e criticando e portando avanti Freud in modo innovativo, ma rispettando profondamente l’esperienza indicata e tramandata da lui, esemplificò il metodo psicoanalitico con la sua stessa vita personale e la sua innovazione continua. Bion non si arrese mai ad essere definito (ad esempio idealizzato, richiesto, indagato, oggettivato, istituzionalizzato) se non dalla sonda, che continua a cercare nell’ignoto, sempre riconoscendo il rischio che la sonda sia modificata, cristallizata e arrestata, e dunque è necessario dimostrare il lavoro che essa richiede perché la sua funzione resti viva.
Ecco uno fra i meriti di questo studio : partire da una ricerca per metterci in grado, come individui e come gruppi, di proseguirla secondo il nostro stile e pensiero, o sviluppandone uno nuovo, che contenga la sua esperienza, il suo dubbio e la sua capacità negativa. Scuola, non Scolastica.
E il mio occasionale merito, se ve ne sia uno, nel tentare di descriverlo, sta in quello che ho cercato di tracciare brevemente, sostenuta dalla vostra lettura, per incoraggiare la nuova.

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