N.3 - Bion e Foulkes

Breve studio iconologico del dipinto di copertina. “Allegoria del tempo e dell’amore”

Abbiamo scelto per l’immagine di copertina questo dipinto eseguito da Angelo Bronzino attorno al 1546 per un’insieme di ragioni. La prima è ovviamente quella che quest’opera rappresenta, in maniera molto pregnante, una situazione gruppale con una sua dinamica. La seconda è che questa raffigura un motivo mitico-allegorico, e questo ci sembra rimandi utilmente ai molti riferimenti al mito, contenuti negli articoli di questo numero. La terza è data dal titolo: “allegoria del tempo e dell’amore”, temi anche questi molto trattati dagli autori di questo numero, si pensi ad esempio all’articolo di S. Corbella o di M. Pines. La quarta: è che questo tema è stato trattato in molte versioni, molte derivanti da un disegno eseguito da Michelangelo. È interessante addentrarsi sui dettagli di questo dipinto, in quanto questo è pieno di simboli e riferimenti che attengono ai nostri interessi di studio, per farlo ci avvaliamo di uno scritto di uno dei più importanti storici dell’arte, Erwin Panofsky. Al centro della composizione troviamo Cupido che bacia Venere, quest’ultima ha in mano un pomo ed una freccia, il pomo è offerto a Cupido, mentre la freccia a quest’ultimo viene celata, qui, sostiene Panofsky, forse c’è l’idea del “dolce ma pericoloso”. La pianta di mirto alle spalle di Cupido è il simbolo classico dell’amore e le colombe tubanti ai suoi piedi indicano tenerezza. L’età adolescenziale di Cupido, il suo sguardo languido, e il fatto che quest’ultimo sia inginocchiato su un cuscino, simbolo di lascivia, danno all’abbraccio un connotato di lussuria. A sinistra dei due troviamo una donna che si strappa i capelli, simbolo della gelosia. Nel margine destro è raffigurato un putto, con dei campanelli alla caviglia, nell’atto di gettare delle rose, questa figura rappresenta il piacere, e si contrappone alla disperazione della gelosia. Le due maschere che troviamo ai piedi di questo putto, che sono simbolo della menzogna, lasciano intendere che quei piaceri sono in realtà ingannevoli. Dietro il putto è possibile scorgere la figura di una ragazza che ha tutte le caratteristiche iconografiche dell’inganno. Infatti tramite un’attenta osservazione si può vedere che dall’abito verde della fanciulla spunta un corpo squamoso, degli artigli da leone, una coda di un drago o di un serpente. Inoltre in una mano ha un favo di miele, mentre nell’altra nasconde un animaletto velenoso: la mano con il favo che fa parte del braccio destro, in realtà è una sinistra, e quell’altra che dovrebbe essere una sinistra invece è una destra, Panofsky commenta così questa soluzione: “la figura che offre dolcezza con quella che sembra la sua mano buona ma è in realtà la cattiva, e nasconde veleno in quella che sembra la sua mano cattiva mentre in realtà è la buona” (Panofsky, 1939, pag.127). Altro riferimento al doppio gioco si può trovare nel fatto che Cupido sembra rubare con la mano sinistra la corona di Venere. In alto a destra possiamo scorgere la figura di un vecchio alato, con una clessidra sulla spalla destra, questa è classicamente la figura del tempo, che è intento a sollevare un telo azzurro, smascherando così l’inganno e la lussuria. È significativo che l’autore abbia scelto come simbolo del male la lussuria, questo ben si adatta allo spirito della controriforma, in quegli anni molto sentito. Sulla figura a sinistra ci sono due ipotesi: per Panofsky rappresenta la verità, come è noto “figlia del tempo”, mentre sta aiutando il vecchio alato a disvelare l’intera scena, mentre secondo un altro importante studioso, Friedlander, essa rappresenterebbe la notte che ostacola il tempo nella sua funzione di smascheratore. In questo dipinto quindi il Tempo svolge la funzione di disvelatore dell’inganno, della falsità. A questo proposito è interessante notare che il Bronzino ha eseguito un disegno per un arazzo, con al centro sempre il tema del tempo, che in questo caso svolge la funzione di salvatore della verità, secondo Panofsky messe insieme le due opere mostrano la duplice funzione del tempo: “smascherare la falsità e portare la verità alla luce” (Panofsky, 1939, pag.132). Come è noto il tempo nel corso dei secoli è stato rappresentato in vari modi, con degli attributi ricorrenti, come: la tarda età, le grucce, la falce, il serpente che si morde la coda, le ali, il precario equilibrio, la rapidità di movimento, tutte caratteristiche che testimoniano la funzione che nelle diverse epoche e culture ha assunto il Tempo: rivelatore-smascheratore, come abbiamo visto, ma anche distruttore o creatore.

Bibliografia

Panofsky, E. (1939) Studi di iconologia. Tr. It. Einaudi, Torino, 1975.

 

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