recensioni

Fare Psicoanalisi con Genitori e Bambini. Borla, Roma. Vallino D. (2009)

Sono lieta di presentare al futuro lettore il libro Fare psicoanalisi con Genitori e Bambini, un vero e proprio “manuale-percorso” del trattamento psicoanalitico rivolto all’età precoce e all’infanzia. E basterebbe questa sola caratteristica a renderlo prezioso.

Si tratta appunto di un manuale, nel senso migliore del termine, perché racchiude e presenta in forma fruibile e completa il risultato di 25 anni di lavoro dell’autrice con persone di queste età e con i loro genitori. Per risultato intendo la messa a punto di un modello di lavoro psichico, descritto accuratamente: nei suoi presupposti teorici (seguiti e applicati rigorosamente, non rigidamente) di stampo psicoanalitico; nel suo percorso evolutivo frutto dell’esperienza clinica; nella sua forma attuale. Il modello è quello della “Consultazione partecipata” con genitori e bambini, che stanno insieme, nella stanza di analisi, con l’analista. Come cercherò di descrivere meglio in seguito, si potrebbe dire anche, forse meglio, la “Consultazione partecipata” da genitori e bambini e dall’analista nella stanza di analisi.

Come dicevo, si tratta anche di un percorso, data la modalità espositiva scelta dall’autrice. Si può infatti apprezzare la scelta originale e felice di aprire il volume consentendo al lettore di entrare da subito nel merito delle situazioni cliniche, viste attraverso il modello della “Consultazione partecipata”, presentato “in diretta”, ossia così come lo utilizza l’autrice-psicoanalista, inframmezzando nelle “note a margine” del testo i necessari tasselli teorici o teorico-tecnici di supporto alla narrazione, mai ridondanti, e sempre illuminanti. Viene lasciata alla seconda parte del libro la descrizione delle conoscenze di teoria generale psicoanalitica sulla vita neonatale, anch’esse acquisite e definite dall’autrice in molti anni di lavoro. In questo modo, il lettore è condotto da subito in un discorso emozionante e “vivo”, diverso da quello che potremmo trovare in un testo improntato a una manualistica tradizionale. Ecco perché ho parlato di “manuale-percorso”, volendo così sottolineare questi elementi qualificanti del volume.

Tra gli elementi di valore del libro vi è anche il fatto che esso rappresenta un esempio ben riuscito dello sforzo euristico attuale di coniugare il modello psicoanalitico con le domande di aiuto emergenti dalle fenomenologie sociologiche odierne. L’autrice si è occupata e “pre-occupata” di pensare e realizzare un modello di intervento che possa corrispondere alla famiglia del bambino per cui viene chiesta la consultazione. La stanza di analisi ha aperto le sue porte ai genitori, senza per questo perdere la propria cornice – interna ed esterna -, quella di un lavoro che resta squisitamente psicoanalitico, come testimoniano i numerosi casi clinici presentati. Ecco perché il volume, sia per gli addetti ai lavori, sia per il lettore in formazione, ha un notevole valore anche specificamente sul piano didattico Questo è riscontrabile a più livelli di analisi: non solo per come vengono declinati nella clinica elementi propri della teoria psicoanalitica (per citarne solo uno ad esempio, molto importante nella dinamica genitori-figli: l’identificazione proiettiva); non solo per l’uso fecondo e fruibile di concetti bioniani, che attraversa in più parti il volume; non solo per le indicazioni di teoria della tecnica (per esempio, cosa l’analista pensa ma non dice, almeno in quel momento, e cosa provoca il suo intervento in quella relazione terapeutica, in quel momento); ma, direi, anche e soprattutto perché esso costituisce, nel suo complesso, un discorso di spessore, sia sul piano scientifico e metodologico sia su quello umano, sul come si può fare psicoanalisi avendo introdotto delle varianti significative nel setting infantile tradizionale. Nel caso specifico, le varianti significative sono i genitori, e/o i fratelli, che non risultano “variabili incontrollabili o di disturbo” nel sistema di analisi e cura, bensì, grazie all’uso pensato e sapiente che ne fa l’analista, delle preziose e insostituibili fonti di informazione, che possono in diversi casi tradursi in forze alleate in campo nella lotta al disagio del bambino. Quindi la testimonianza forte presentata nel libro è che considerare anche i genitori, i fratelli, l’ambiente del bambino, non significa affatto trascurare l’inconscio, anzi così facendo si ha la possibilità di metterne meglio in luce, per esempio, le valenze trans-generazionali o quei fantasmi più direttamente riconducibili alle dinamiche del gruppo di famiglia che non alla relazione madre-figlio.

Mi sembra che si muova proprio in una prospettiva di questo tipo Dina Vallino, quando scrive: “Le sedute di Consultazione partecipata sono pertanto, dal mio punto di vista, una psicoanalisi precoce nel senso che i genitori sono incoraggiati a prendersi cura del loro bambino piccolo tenendo conto della sua mente affettiva e della sua personalità. Un tipo di attenzione verso il figlio che implica l’elaborazione, da parte dei genitori, del loro fraintendimento e dell’identificazione proiettiva patologica nei confronti del bambino. I genitori, col divenire «osservatori partecipi»della relazione tra sé e il figlio, diverranno capaci di cogliere del loro bambino quella sensibilità e capacità mentale che permetterà loro di essere, con l’analista, i protagonisti di un approfondimento psicoanalitico”.

Vorrei ora sottolineare un ulteriore aspetto di interesse del volume. Parlando di “mente affettiva e di personalità” del neonato e del bambino piccolo, la Vallino introduce l’uno e l’altro, a pieno titolo, come “persone” in un discorso propriamente psicoanalitico e lo fa, non proponendolo quale “assunto teorico di base”, ma illustrando che come tali vengono trattati nella stanza dell’analista, aiutando così i genitori a fare altrettanto lì e a casa, e mostrando le trasformazioni che ciò produce nella relazione genitori-figli, trasformazioni che, tra l’altro, si manifestano anche in tempi piuttosto immediati. Non credo sia casuale, a questo proposito, la scelta del titolo “Fare Psicoanalisi con Genitori e Bambini”.

Infine, si può apprezzare che l’autrice non ha timore di segnalare che – soprattutto in una fase preliminare – ci si possa avvalere di una consulenza specialistica pluridisciplinare (medica o neuropsichiatrica), se il caso lo richiede.

Concludo quindi il mio invito alla lettura del volume ribadendo come esso si collochi quale speciale contributo fra gli studi sul tema generale del “come fare psicoanalisi oggi” e su quello peculiare, che ci tocca come professionisti e come persone, del “come fare psicoanalisi con le famiglie e i loro piccoli protagonisti”.

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