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“Gruppo” di Claudio Neri

recensione a cura di Walter Iacobelli

Oggi come nel 1995, l’anno della prima edizione, c’è una cosa che colpisce subito del libro di Claudio Neri, ancora prima di sfogliarlo, ed è il titolo: semplice, efficace, elegante. Costituito da una sola parola che sottende una moltitudine: Gruppo.
Come anche Phartenope Bion Talamo sottolinea ed approfondisce nella presentazione: <<Il titolo stesso, Gruppo, elegantemente essenziale, di questo libro di Claudio Neri, svela uno dei suoi aspetti più importanti, una sua caratteristica basilare, che non viene mai esplicitata in quanto tale. Neri qui sta parlando di un certo tipo di aggregazione umana, tanto comune in ogni tipo di società da far pensare che si tratti di una caratteristica della specie, per cui il suo discorso non si limita agli spazi angusti dei gruppi formati artificialmente per favorire il loro studio, ma si riferisce a tutti i gruppi umani, ferma restando la distinzione tra gruppo e massa.>>

Prima di entrare nel vivo della questione una piccola digressione personale: recensire questa nuova edizione del testo di Claudio Neri è qualcosa di emozionante. Lessi il testo da studente e lo trovai da subito interessante e soprattutto diverso. Era il 1997, l’ipertesto era nato da poco e le persone ancora leggevano i libri solo sulla carta, che era ancora il mezzo più usato, seguendo un continuum che andava dall’inizio alla fine. I social network non erano ancora stati inventati.
Il libro “Gruppo” anticipava i tempi, i riquadri di approfondimento presenti nelle pagine erano come nodi di una rete molto più grande e servivano a puntualizzare meglio i concetti, ma anche ad aprire nuove connessioni. Era diverso perché non solo ciò che era scritto nel testo parlava del gruppo, ma anche la struttura stessa del libro era gruppo. Questa struttura permetteva di procedere nella lettura come quasi a crearne una propria e personale, sempre diversa. Era possibile leggere il testo dall’inizio e procedere seguendo le connessioni degli argomenti, oppure procedere a salti e la comprensione del testo non ne risentiva, anzi c’era la possibilità di trovare altri nuovi collegamenti. Leggendo il libro ti rendevi conto che questo aveva molto a che fare con il funzionamento stesso del gruppo così come ci dece lo stesso autore: <<Per tener dietro alle catene associative del gruppo, il terapeuta deve seguire gli interventi dei membri lungo un percorso a salti, tornando a volte indietro rispetto alla corrente principale per raggiungere precedenti ramificazioni da cui possono emergere nuovi sviluppi di senso.>>
Anche il ricco glossario finale era strutturato in questo modo ed ogni nozione era collegata ad altre, come suggerisce la suggestiva immagine che Neri riporta nel libro: <<In un bosco, nessuna pianta potrebbe vivere senza la presenza e la prossimità di innumerevoli altre specie vegetali e animali che formano il suo habitat; analogamente le idee hanno bisogno di interagire con altri pensieri, concetti, immagini>>.
Era sorprendente il modo in cui l’autore affrontava l’argomento, il libro risultava essere esaustivo e rigoroso nel descrivere la complessità dei concetti in esso contenuti, ma nello stesso tempo semplice nel modo di esplicarli.

La nuova edizione non è solo una rivisitazione del testo, ma un aggiornamento comprendente gli sviluppi del pensiero dell’autore nello studio e nella ricerca scientifica del piccolo gruppo a finalità analitica.
Il libro nell’attuale edizione di Raffaello Cortina Editore si presenta con una copertina di un bel colore Giallo ocra, ove è raffigurata una grande G che campeggia sopra il nome dell’autore e del titolo. Questa G è formata da alcuni pezzi colorati che sembrano tenersi insieme solo attraverso dei cerchi sovrapposti l’uno sull’altro. I pezzi colorati sembrano avere la forma del simbolo dell’infinito, a voler raffigurare da subito il Gruppo come un insieme di elementi complessi connessi tra loro da qualcosa che la lettura del libro potrà in qualche modo rendere nota: <<Nel corso della terapia, ogni partecipante propone la propria storia fantasmatica, utilizzando diversi mezzi espressivi: racconti, sogni, comportamenti ecc. Ogni suo intervento si lega all’andamento del gruppo, ma si lega anche ai suoi interventi precedenti, seguendo il filo rosso del dipanarsi della sua vicenda fantasmatica>>.
Il testo introduce l’argomento inquadrandolo dal punto di vista storico e teorico. Campeggiano su tutte, in questa parte ancora introduttiva, le teorie di Foulkes e Bion, al fianco di contributi importanti come quelli di Anzieu (Illusione gruppale e Gruppo come involucro) di Kaës (Catena associativa gruppale) e di Bejarano (Transfert nel gruppo).
Si prosegue accompagnando il lettore nella prima parte relativa al Lavoro analitico, introducendo tra gli altri il concetto dei Fenomeni transpersonali che ritengo essere tra i più interessati del libro, che l’autore introduce così: <<L’ultimo dei quattro “oggetti di attenzione” dell’analista è in realtà qualcosa di esteso, diffusivo, impalpabile di difficile rilevazione: i fenomeni transpersonali. Il termine “transpersonale” indica qualcosa che è oltre l’individuo; l’approccio interpersonale alla psiche dà particolare rilievo agli stati che trascendono la coscienza e si pone l’obiettivo di sviluppare le più elevate capacità mentali e spirituali dell’individuo. Desidero precisare che in questo testo io attribuisco al termine “transpersonale” un diverso significato: il dissolversi delle barriere dell’Io nel gruppo>>. Immagino la portata dell’impatto che questo concetto ha prodotto nella psicoterapia quando venne introdotto, e constato quanto sia divenuto un prezioso strumento al servizio dell’analista di gruppo.
Il testo prosegue con la seconda parte relativa alla Processualità del gruppo, in cui l’autore ci accompagna in quello che è un vero e proprio viaggio attraverso la nascita del gruppo, con l’esplicazione di una serie di concetti come lo Stato gruppale nascente, Lo Stadio della Comunità dei fratelli, Lo Spazio comune del gruppo.
La terza parte affronta il tema della Vita affettiva del gruppo; qui sottolineo il concetto di Socialità sincretica che <<valorizza nel gruppo i vissuti sensoriali, propriocettivi e cenestesici. Questi vissuti […] sono un fondamento essenziale dell’esperienza di appartenenza>>. E il suo originale, dell’autore, il Genius loci che <<provvede al mantenimento dell’identità e dell’armonia di un gruppo (o di un luogo) e assicura la continuità affettiva nei momenti di trasformazione>>. Il Genius loci funziona inconsapevolmente da medium di uno stato del gruppo, stimolando la partecipazione dei suoi membri e assicurandone la continuità affettiva nei momenti di cambiamento. Un collaboratore prezioso del conduttore che permette l’attivazione del pensiero di gruppo, soprattutto nei momenti in cui il timore del cambiamento catastrofico potrebbe bloccarne l’evoluzione.
La quarta parte introduce il concetto di Campo, uno dei più fecondi in psicoanalisi di questi ultimi anni. Molti autori infatti hanno dato un loro personale contributo allo sviluppo di questo concetto, e nel libro Claudio Neri ne tiene in debito conto <<Per parte mia, non cercherò di proporre una visione univoca (o comunque unitaria) della nozione. L’eventuale sforzo in questa direzione, infatti, dovrebbe necessariamente passare attraverso l’esclusione di una serie di apporti che hanno un considerevole interesse teorico e che trovano corrispondenza nell’impiego clinico. L’approccio che seguirò mira piuttosto ad accostare i diversi nuclei e modelli>>.
L’autore, a partire dall’esperienza clinica di gruppo, collega il modello di campo a quello bioniano dell’evoluzione in “O”, introducendo nella quinta parte la funzione di Mimési, parlando del Pensiero di gruppo.
Da questo punto, fino alla fine del libro, si percepisce di più che in altre parti come Claudio Neri cambi spesso vertice di osservazione e posizione al fine di poter fare un discorso “nel” e “sopra” il gruppo, introducendo temi come Oscillazioni e trasformazioni, Gruppo e individuo, Commuting. A tal proposito cito testualmente ancora Parthenope Bion Talamo che spiega: <<Neri introduce due serie di concetti (campo, semiosfera, sistema protomentale, da una parte, e comunità dei fratelli, commuting, diffusione trans-personale, disposizione a stella dall’altra) che sono intese a descrivere e ad illuminare tutto quello che c’è di pre-, di non-, di oltre-verbale che si riscontra quando si studia il gruppo come entità e si desidera fare un discorso che non si limita a stare nel gruppo ma deve in qualche modo sorvolarlo. (Un metadiscorso, quindi, che può limitarsi ad essere teorico o può (anche) essere terapeutico). La prima serie di concetti riguarda la teorizzazione sullo stato del gruppo, sulle sue condizioni, mentre la seconda riguarda il modo in cui il gruppo si comporta quando certe condizioni si avverano. Questi due livelli di discorso si intrecciano continuamente, mirando ciascuno, in modi diversi, a venire a capo del problema di che cosa avviene di non-verbale, o di extraverbale, nella comunicazione umana, e di come, nella pratica, avvengono questi fenomeni>>.
Troviamo poi un’appendice in cui Claudio Neri ci fa “sentire” la sua voce, attraverso quattro interviste fatte all’autore dal taglio più tecnico-pratico. In questa edizione oltre a quelle di Marco Zanori, che intervista l’autore sul tema de “La trasformazione di un gruppo in una istituzione”, e di Stefania Marinelli sulla “Terapeuticità del gruppo”, troviamo anche le nuove “Gruppi nelle istituzioni” e il “Social dreaming” a cura di Giorgia Dappello.
Prima di concludere il libro c’è un esaustivo glossario rivisto ed ampliato, che nella nuova versione è formato da più di 200 definizioni di termini utili per conoscere la psicoanalisi di gruppo. E una bibliografia completa di tutti i testi sull’argomento.

A chi è rivolto il libro? Ovviamente a chi si occupa di dinamiche di gruppo da un punto di vista psicologico, psicanalitico, ma anche sociologico.
Vorrei sottolineare una caratteristica della scrittura di Claudio Neri che è riuscito con maestria ad “embricare” gli elementi tecnici tra la teoria e gli aspetti terapeutici, per cui il libro diviene anche un prezioso manuale di riferimento per tutti coloro i quali lavorano con i gruppi.
Lo consiglio anche a chi è impegnato con gruppi in contesti lontani dalla clinica. Ho lavorato per anni con gruppi in ambito aziendale e questo libro è stato un prezioso aiuto che mi ha permesso di avere un diverso vertice di osservazione delle dinamiche in essi presenti, arricchendo il discorso con il pensiero psicoanalitico.
Per ultimo, e cito testualmente ancora Parthenope Bion Talamo <<il libro può essere letto da “persone”, da chiunque sa che il fare parte di una serie di gruppi è un pilastro portante del proprio essere “umano”, e ne vuole capire di più>>.

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