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Gruppo una scelta terapeutica per bambini e adolescenti Giornate di studio Roma 02-03 Giugno 2000

Il 2 e 3 giugno presso l’Istituto di Medicina Sociale di Roma si sono svolte due giornate di studio dal titolo “Gruppo: una scelta terapeutica per bambini e adolescenti”. Le giornate di studio sono state promosse dal Dipartimento Materno Infantile e dal Centro di Psicoterapia per adolescenti e giovani adulti (e D.S.M.) della A.S.L. RM C. Interesse dei promotori è stato quello di sviluppare il confronto tra le diverse figure professionali sulla specificità della tecnica gruppale e dei suoi ambiti di applicazione nelle strutture sanitarie pubbliche, per fare ciò è stata messa in azione una metodologia innovativa che parte dal rapporto con l’Università. L’iniziativa è frutto del progetto formativo, finanziato dalla Regione Lazio su “Gruppi preventivi e terapeutici” rivolto agli operatori dei servizi territoriali e durato quattro anni. Ciò ha consentito di istituire una serie di gruppi terapeutici nelle A.S.L. e nelle scuole, favorendo con ciò la trasformazione da gruppo di formazione a gruppo di lavoro, spazio al quale ogni conduttore di gruppo deve appartenere. Tra i numerosi colleghi intervenuti al Convegno hanno contribuito ad animare il dibattito: Claudio Neri psicoanalista SPI., docente della Facoltà di Psicologia dell’Università di Roma “La Sapienza”, Domenique Quelinpsicoterapeuta, segretario S.P.G.E.A. Parigi, Angela Baldassarre psicologapsicoterapeuta, dirigente RM C e coordinatrice dell’iniziativa, Marco Bernabei psicologo, vicepresidente S.P.G.E.A., Presidente G.R.I.D. (Gruppo Intervento Dispersione e disagio giovanile) e Velia Ranci, psicoterapeuta, membro ordinario A.P.G. Milano. Tre sessioni di lavoro, tra venerdì e sabato mattina,hanno costituito il corpo centrale del convegno, del materiale presentato tenteremo di effettuare una breve sintesi cercando per ognuna gli spunti di osservazione e dibattito più caratteristici. I lavori si sono aperti con il contributo di Stefanella De Santis co-conduttrice di un gruppo di genitori:partendo dall’osservazione di un disagio sempre più diffuso nell’infanzia,posto in relazione alla difficoltà di esercizio delle funzioni genitoriali è emersa la favorevole possibilità di sviluppo di questi gruppi in tre livelli:gruppo genitoriale, gruppo coniugale e gruppo di individui. I genitori,attraverso l’esperienza, si riappropriano di sé come persone, abbandonando la rappresentazione di ruolo con cui unicamente s’identificavano. Sperimentando tra le altre opportunità quella di identificare il gruppo come “Uno spazio perla coppia” (De Santis). Il secondo tema trattato riguarda i gruppi per bambini con difficoltà di apprendimento. Vincenzo Ricciotti formula l’obiettivo di tali esperienze nell’espressione “ri-pensiamo insieme”, consiste in un invito per i bambini ed un augurio per i terapeuti a far riemergere il desiderio di nutrirsi di un “cibo” (l’apprendimento appunto), spesso causa di frustrazione. La difficoltà di apprendimento ci viene presentata come uno stato del Sé più che come disturbo clinico. All’interno della metafora della nutrizione risulta fortemente evocativa l’immagine di un bambino che “Sospettoso del pasto se ne tiene a distanza”. E’ in questo contesto che il Prof.Neri propone la passione come risposta alla disaffezione per la conoscenza. Elena Spagnolo pone l’accento sulla necessità di “un’integrazione costitutiva”, all’interno di questo tipo di gruppi, tra l’obiettivo da perseguire e il processo per realizzarlo: non è indispensabile distinguere nettamente tra ciò che si deve apprendere e come lo si deve apprendere. In questo caso il Prof. Neri propone il dilatamento del discorso sul gruppo come non specifico del gruppo psicoterapeutico; bella è l’immagine, sul tema dell’apprendimento, prodotta dall’accostamento tra “Scriba” e “Demiurgo”. La sessione di lavoro pomeridian ariprende con il lavoro di Adriana Dondona sui gruppi con bambini nella scuola elementare: è mostrato come il rapporto con le strutture pubbliche è spesso conflittuale. L’atteggiamento della scuola oscilla tra l’adesione favorevole all’attività dei gruppi, fornendo tutte le condizioni pratiche per lavorare, e atti d’intolleranza, come privare all’improvviso i gruppi del materiale di lavoro precedentemente fornito. La relatrice sottolinea l’importanza della creazione di un linguaggio non verbale tra terapeuta e bambini: gli occhi, lo sguardo della conduttrice, rivestono un significato particolare. I bambini si sentono finalmente guardati e conosciuti, sensazione a molti di questi estranea nel loro ambiente familiare e sociale. Attraverso questo canale privilegiato(lo sguardo) il gruppo raccontatoci può attraversare e rappresentare il suodivenire un gruppo “Pinocchio”, un gruppo “Prove di volo” e un gruppo “Spaziosegreto”. Segue il lavoro di Anna Maria Castignani sui gruppi in ospedale conbambini diabetici: il gruppo si pone come spazio per aiutare i bambini adistinguere ed accettare, per poi integrarla nel Sé, la parte malata. E’ unmomento per elaborare un nuovo principio organizzatore, finalizzato alla”rottura dell’automatizzazione” di cui è oggetto il bambino a causa dell’autogestione stressante della malattia: il piccolo paziente riscopre il piacere di fare alcune cose, liberandosi dalla sensazione assolutamente limitante delle pratiche mediche che deve fare per forza. Come sottolinea Bernabei, si deve andare incontro al “capovolgimento di un modello relazionale”, quello che sottopone il bambino a pressioni di compiti troppo difficili da affrontare per lui: il bambino rielabora l’esperienza tramite la sostituzione dell’imperativo”lo devi fare”. Attraverso il gruppo si esperisce l’opportunità di fare le cose che “essi decidono di fare”. Stupisce con quanta competenza nel gruppo parallelo dei genitori, ormai più tolleranti nei confronti delle trasgressioni,sia valorizzata la funzione dell’ascolto “meritano il massimo dell’attenzione perché sono bambini che bisbigliano in una discoteca”. La prima giornata si conclude con Cinzia Miccinesi, che ha raccontato la sua esperienza con un gruppo di bambini molto piccoli: il conduttore riveste un ruolo particolare,deve cercare di sintonizzarsi e favorire tra i bambini la comunicazione,attraverso il linguaggio tipico della loro fase di sviluppo. In questasituazione il terpeuta-adulto deve tollerare l’ansia generata dalla mancanza d icomprensione di un linguaggio a lui non più noto. A questo proposito è importante che lui possa contare su un gruppo di supervisione, “per ossigenarsi” nei momenti di mancanza di comprensione. Il Convegno riprende il giorno successivo con il lavoro di Sonia Lanzon. Si parla dei gruppi di adolescenti, tema di questa seconda giornata. Da questo primo contributo si deduce come la passione e l’affetto del terapeuta sono componenti fondamentali perché il gruppo si ponga come strumento di empatia tra gli adolescenti.L’intervento della Baldassarre esplicita come la risonanza emotiva traconduttore e gruppo consente all’adolescente di elaborare le angosce. Questa è l’età in cui i bisogni di dipendenza sono spesso sentiti come minacciosi.Queste minacciosità assumono valenze meno negative grazie alla rete di comunicazione che si crea e alla posizione non centrale del terapeuta al suo interno. In casi felici come quello descritto dalla Lanzon la conseguenza risulta essere l’acquisizione da parte del gruppo della capacità di essere fonte di sostegno per gli altri, di sviluppare una funzione terapeutica. EsterOttaviani e Patrizia Renzelli ci parlano del ruolo del sogno in un gruppo daloro co-condotto. Le rappresentazioni oniriche delle adolescenti in terapia,delineavano come le loro problematiche trovassero nei sogni una via per essereelaborate. Durante il dibattito, vengono illustrate le funzioni principali delsogno: è un testimone dello stato mentale del sognatore o del gruppo in quelmomento, aiuta a definire un progetto futuro attraverso un “riaggiornamentocontinuo” tra sé e sé, e tra sé e il terapeuta. Quindi sogno come occasione dielaborazione e pensiero. L’intervento successivo, di Enzo Marotta, affronta iltema dell’handicap nei gruppi terapeutici. Stupenda è l’immagine con cui ilrelatore descrive il processo che si verifica in questi gruppi: “restaurodell’handicap”, che viene pensato, reso multifunzionale. Gli adolescenticondotti da Marotta esprimono il piacere di produrre un linguaggio nonadultomorfo, caotico, non prestabilito, che testimonia l’apertura di sensi delgruppo, senza la preoccupazione di un’immediata decifrazione di questa nuovamodalità di relazione. La nascita del linguaggio dalla musica alla parola èun’altra metafora proposta per rappresentare questo difficile percorso. IlConvegno si chiude con il contributo di Mariadele Blasi sui gruppi nellescuole: particolare rilevanza viene data alle difficoltà e ai compromessi chespesso bisogna accettare per riuscire a entrare nell’istituzione scolastica. Adesempio, il lavoro di gruppo viene svolto con gruppi-classe non misti tra loro,proprio per la necessità di creare meno scompiglio alle attività didattiche,nonostante ciò possa comportare limiti nel processo terapeutico. I lavori chesono stati discussi hanno portato tra loro alcune differenze che potremmoriproporre utilizzando il vertice della Tecnica. Uno dei punti consideratiriguarda la modalità di conduzione. I relatori hanno presentato diversi puntidi vista e particolari necessità alla base delle loro scelte. Le alternativeproposte sono le seguenti: Conduzione e Co-conduzione. la presenzacontemporanea di due conduttori è una modalità adottata da numerosi relatori.Stefanella De Santis ci ha parlato di un gruppo di genitori co-condotto, EsterOttaviani e Patrizia Renzelli hanno fornito un esempio nell’ambito degliadolescenti, Cinzia Miccinesi in un gruppo di bambini. Questa scelta è motivataprincipalmente da un bisogno di contenimento reciproco tra i due conduttori,nei confronti di situazioni ansiogene, provocate dai fenomeni del gruppo.Proprio per far fronte a tali rischi, si favorisce la collaborazione tra dueterapeuti già prima affiatati. Contemporanea conduzione (o co-conduzione) delgruppo degli adolescenti (o dei bambini) e del gruppo dei genitori: Questaesperienza è stata fatta da Ester Ottaviani e Patrizia Renzelli, durante unintervento terapeutico con adolescenti. Anna Maria Castignani ci illustra unfenomeno particolare: conducendo un gruppo di bambini diabetici e rilevando lanecessità di proporre ai genitori l’opportunità di effettuare un’esperienzaparallela a quella dei figli, riceve un’immediata risposta positiva.Contrariamente a quanto accade di solito, i genitori non hanno opposto nessunaresistenza: vedevano giustificata questa proposta e la loro adesione,affermando che non era presente in loro e nei loro bambini “una patologia insé, quanto una patologia di gestione del rapporto con la malattia”. Il convegnoha fornito agli esperti la possibilità di un confronto che si è sviluppato daldibattito. Uno spazio particolarmente profiquo è stato fornito dai contributidi Domenique Quelin che ha portato l’esperienza del centro Claude Bernard diParigi Le differenze segnalate dalla Quelin rispetto alle esperienze emersedalle discussioni durante le due giornate, possono essere raggruppate nelleseguenti aree: Modalità di formazione del gruppo di adolescenti: DomeniqueQuelin ha illustrato come, nel momento in cui l’adolescente è ritenuto prontoper affrontare un lavoro terapeutico, gli vengano proposte diverse alternative(psicodramma individuale o in gruppo, a volte il gruppo analitico), ampliandola gamma di scelta del giovane paziente. La partecipazione ad un gruppoterapeutico, inoltre, viene presentata come possibilità di incontrare altriragazzi e si chiarisce che non bisognerà parlare di sé, se non quando se neavrà voglia. Queste premesse dovrebbero smorzare un po’ il malcontento cheaccompagna la venuta degli adolescenti al gruppo. La Quelin sottolinea comenella formazione di gruppi in Francia, si manifesti un fenomeno non individuatonei lavori dei colleghi italiani: la difficoltà sperimentata all’inizio delpercorso terapeutico, assume la configurazione di un “gruppo contro l’adulto”(Quelin). Accade, per spiegarci meglio, che i ragazzi sentono l’esperienza digruppo come una costrizione da parte dei genitori, poiché solitamente proprioquesti ultimi conducono i figli dal terapeuta. Gli stessi genitori prendonoregolarmente parte a gruppi di accompagnamento e contemporaneamenteusufruiscono di consultazioni individuali. Tutto ciò è vissuto dai ragazzi comeun’intrusione e una costrizione genitoriale. Compito del terapeuta è aiutare latrasformazione da gruppo contro l’adulto a gruppo con l’adulto reintegrato,valutando perciò fondamentale dimensione di sviluppo l’elaborazione e ilsuperamento della dimensione generazionale. Modalità di svolgimento dei gruppicon i genitori: in Francia è diffusa la difficoltà a creare gruppi di genitori,in cui emergano le dinamiche e le problematiche della coppia di coniugi: losvolgimento si limita ad accompagnare la coppia genitoriale durante icambiamenti dei figli in terapia e nell’evoluzione del rapporto tra loro,mentre restano sullo sfondo i legami coniugali. Il modello francese s’incentra sulla triade (coppia genitoriale-figlio), mai, e comunque con molta difficoltà, sulla diade (coppia coniugale). Il setting: la Quelin afferma la necessità e l’utilità di mantenere il setting anche nel caso in cui numerosi membri fosseroassenti. Potrebbe verificarsi la presenza solo del terapeuta e un membro, ma ciò non muterebbe l’ambito d’intervento: anche questo tipo di seduta sarebbe una seduta di gruppo, poiché il gruppo non è dato dalla somma degli individui che lo compongono; inoltre, sospendere la seduta vorrebbe dire dare”un’importanza primordiale agli assenti” (Quelin). Il silenzio: un’ indicazione riguarda il modo di affrontare il silenzio nel gruppo di adolescenti:nell’esperienza francese, i ragazzi fanno spesso gruppo prima dell’arrivo del conduttore, ed il silenzio che si crea al suo arrivo corrisponde ad una fase di reintegrazione del terapeuta. Il sogno: Ultimo appunto è quello a proposito del sogno e della sua utilità nel processo terapeutico. Il modello francese non attribuisce molta importanza a questo fattore; la ragione addotta dalla Quelinè il voler porre maggiore attenzione al “qui ed ora” della seduta, confinando il sogno ad un momento privato del sognatore, e come tale poco concernente il gruppo. Le due giornate di studio terminano con l’augurio di ripetere l’esperienza. Un ringraziamento particolare và rivolto alla coordinatrice Dott.ssa Baldassarre per la sua capacità organizzativa. Gli atti del convegn osono stati forniti prima dell’apertura e sono risultati molto utili per la partecipazione dei lavori.

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