N.29 - Sebben che siamo donne

Il mondo onirico femminile nei fotomontaggi di Grete Stern

Abstract

Grete Stern fu una fotografa e grafica tedesca, essendo di origini ebraiche con l’ avvento del nazismo dovette migrare in Argentina. Nel 1948 iniziò a collaborare alla rivista Idillio di Buenos Aires, rivista diretta prevalentemente al pubblico femminile. Il compito della Stern era quello di rappresentare i sogni delle lettrici,che venivano raccontati nelle lettere indirizzate al professor Gino Germani, attraverso il fotomontaggio. Essa cerca e crea nuove immagini che le consentono di separarsi dal mondo del reale per mostrare un’ idea o una parte del mondo interiore. Nella sua opera rappresenta ciò che è il sogno attraverso un lavoro critico ed unico che, nel contempo, registra le inquietudini delle donne dell’ epoca nella società argentina: descrivendo con humour, ironia e partecipa drammaticità la discriminazione e i convenzionalismi. L’ acuto senso di critica sociale e morale espresso in molte delle immagini  quasi sempre gioca con la crisi e l’ opposizione tra le figure di sottomissione ed inferiorità e i venti di protesta e cambiamento . Questi fotomontaggi sono una sorta di rivelazione dell’ ovvio, legittimata da una composizione autosignificante, ritratti psicologici eccezionali nei quali vengono rappresentati i tipici simbolismi propri dell’ idea di un linguaggio inconscio collettivo. In ambito psicoanalitico il ruolo significativo delle immagine per il funzionamento psichico è stato riconosciuto fin dalle origini. Già negli Studi sull’isteria (1892-95) Freud ritiene che le immagini risultino centrali sua per la comprensione dei sintomi isterici, sia nel trattamento di essi, fondato in larga parte sul recupero dei contenuti delle allucinazioni visive traumatizzanti. Tuttavia, come sottolinea Contardi (2005), è con l’ interpretazione dei sogni (1899) che l’ immagine diviene pienamente oggetto privilegiato della psicoanalisi; in quanto in tale opera Freud afferma che l’ inconscio trova espressione nelle immagini oniriche e che i contenuti inconsci sono conoscibili e possono divenire oggetto di racconto e verbalizzazione a partire dalle immagini e dall’associazione tra immagini (Zurlo, 2008). L’ autrice sottolinea non solo l’ importanza degli aspetti psichici, che vede la foto come una vera e propria “protesi tecnologica” dell’ apparato psichico, che l’ uomo può utilizzare per soddisfare il proprio bisogno di assimilazione e introiezione delle esperienza (Tisseron, 1995), ma anche quegli aspetti sociali, di denuncia  portati avanti da una donna che si rivolge ad altre donne, usando la potenza dell’ immagine.

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