N.38 - Adolescenti, gruppo e nuove rappresentazioni al tempo di internet

Introduzione “Adolescenti, gruppo e nuove rappresentazioni al tempo di internet”.

“…e fu in questo periodo che la città cominciò a sentir parlare dei Capitaes da areia (Capitani della spiaggia), bambini e ragazzi abbandonati che vivevano di furto. Nessuno mai seppe il numero esatto dei ragazzi che vivevano in questo modo. Erano un centinaio e di questi più di quaranta dormivano nei ruderi della vecchia rimessa.
Vestiti di stracci, sudici, mezzo affamati, aggressivi, sciorinando parolacce e fumando cicche di sigarette, erano, in verità, i padroni della città, quelli che la conoscevano totalmente, quelli che totalmente la amavano, i suoi poeti.” (Amado, 1937).
Così Jorge Amado descriveva quasi un secolo fa il fenomeno caratteristico delle metropoli brasiliane: i meninos da rua, ragazzi di strada, bande di ragazzi abbandonati da famiglie povere e diseredate. Nello stato di abbandono e di miseria assoluta in cui erano, la banda, il gruppo era (ed ancora in certi casi è) la loro forza, la loro famiglia, con regole, valori e organizzazione piuttosto definiti, permeato da un forte sentimento di appartenenza sigillato da un mondo ostile, che nella sua ansia di progresso consumistico non ha spazio per loro.
Preadolescenti e adolescenti i meninos da rua e preadolescenti e adolescenti gli hikikomori, ragazzi che dai dodici anni in su, nell’epoca di passaggio di millennio,  trascorrono la vita in totale isolamento: chiusi nelle loro abitazioni, passano il tempo navigando in internet, evitando qualsiasi attività anche lontanamente oggetto di aspettative proprie o degli adulti.
Al gruppo dei pari, alla banda o al gruppo della piazzetta, si sta veramente sostituendo l’isolamento di un essere sempre virtualmente connessi?
L’idea per questo numero di Funzione Gamma è di aprire lo sguardo verso l’orizzonte ampio e caleidoscopico che ci offre questa così peculiare età dell’uomo definita Adolescenza.
Il cambiamento catastrofico, per dirla con Bion (1966), che si verifica in questa età la rende di per sé in un certo senso virtuale: molte potenzialità, non ancora  e non immediatamente realizzate.
Il bambino che giunge a essere adolescente è come un viandante che dopo avere percorso un faticoso cammino tutto in salita e giungendo sulla vetta di una montagna vede aprirsi dinnanzi a sé un’immensa vallata, uno spazio immenso ancora sconosciuto tutto da percorrere, tutto da esplorare, tutto da vivere ancora.
Smarrimento, sentimento di solitudine, paura, ma anche fascino, determinazione, coraggio, di fronte a tutto questo.
Per questo, sebbene consideriamo l’adolescenza una fase specifica, con caratteristiche specifiche, con angosce specifiche e specifiche difese, abbiamo voluto raccogliere in questo numero contributi diversi, che ci introducono attraverso differenti prospettive a poter ripensare all’ adolescenza  contemporanea nell’ era di internet nei termini di “una terza sfida”, parafrasando  Ferrari (1994).
Cosa è quindi l’adolescenza e l’adolescenza oggi? Le sue caratteristiche sono quelle di sempre in un mondo come quello contemporaneo così profondamente diverso per gli strumenti di conoscenza e di comunicazione che ci offre o proprio questi strumenti vanno a generare il formarsi di nuovi mondi rappresentazionali?
Il contributo di Tisseron che invita a riflettere sul significato di virtuale e potenziale come condizione dello psichismo, ci introduce al problema degli adolescenti hikikomori, snodando un filo che ci conduce all’interrogarci piuttosto che a definire, verso un orizzonte di possibili modi di pensare e stare accanto all’adolescente nel suo divenire, all’affacciarsi del suo compito ontogenetico.
Incontreremo così differenti proposte: dall’osservazione di gruppi di adolescenti “in rete”, all’uso del videogioco in una esperienza analitica con un adolescente; dall’uso dello smartphone  in un gruppo di art-therapy con adolescenti, alla necessità di aiutare adolescenti che iniziano un gruppo terapeutico a separarsi dagli oggetti tecnologici, invitandoli poi a esprimere le implicazioni che questa separazione ha avuto per loro; dall’esperienza di un servizio dedicato agli adolescenti che vi afferiscono spontaneamente o attraverso la richiesta dei genitori, alle implicazioni che il divenire del figlio adolescente hanno per i suoi genitori nel contesto familiare; dalle funzioni dell’immaginario esplorate attraverso le immagini di gruppi di adolescenti narrati nel cinema alla tecnica di costruzione di narrazioni di gruppo in setting terapeutici  con adolescenti.
Ma comune alle differenti prospettive, la consapevolezza di un modo di essere dell’uomo così specifico e particolare da richiedere una specifica attenzione e un profondo rispetto: in generale la necessità di creare un argine ampio, all’interno del quale l’adolescente possa apprendere dal suo fare, perché qui più che mai il fare è necessario al conoscere.
Da tutti i contributi, in un modo o nell’altro, emerge la necessità di creare per l’adolescente una condizione in cui egli possa sperimentare cosa implica per lui l’essere ciò che sta diventando.
In questo senso, particolare attenzione va posta a quelle situazioni di ritiro e di isolamento,  a difesa dall’abbagliante luce del nuovo corpo, con le sue nuove forme, sensazioni e percezioni, che va a costituire quella condizione depressiva (proto-depressione la definisce Ferrari), che, se non risolta al suo nascere  proprio in questa epoca della vita, si potrebbe poi strutturare in età adulta come una vera e propria depressione.
Molte le questioni da affrontare, dunque, per chi si occupa di questa età dell’essere umano.
Dove si colloca il corpo in trasformazione nelle possibili fluttuazioni tra on line e off line? è negato, esposto o differentemente rappresentato? Come avviene in questi contesti la sua riappropriazione e riorganizzazione simbolica tanto necessaria alla soggettivazione dell’adolescente?
Ci domandiamo se e come le nuove tecnologie influenzino la costruzione dei processi identitari che si sviluppano in una matrice relazionale ed intersoggettiva e che portano in primo piano la capacità di mentalizzare gli stati emotivi ed affettivi (Fonagy e Target, 2001; Williams 2015).
E anche se e in che modo si modifichino reciprocità e intimità nelle relazioni. Esiste uno statuto di “legami tecnologici” caratterizzati dall’essere virtualmente reali? (Turkle,  1996)
Altro aspetto centrale nell’occuparci di adolescenti e il potere individuare e distinguere le molteplici funzioni che può assume il gruppo, l’essere in gruppo. Esso  va considerato una risorsa, una sorta di incubatrice protettiva verso la nascente individualità o una tana in cui annidarsi per allontanare ancora il necessario confronto con l’ignoto del proprio divenire ciò che si è?
L’essere sempre connessi, attraverso smartphone, internet, facebook, ecc. muta il modo di rappresentarsi? Permette di ammorbidire il senso di solitudine che nasce in questa età? Va considerato una nuova forma di gruppalità o lascia l’adolescente più che mai isolato e chiuso in un suo mondo illusorio?
Ci sembra interessante oggi anche aprire la questione del ruolo che le nuove tecnologie possono assumere nel processo terapeutico. Come ripensare la costruzione di setting con le delicate modifiche tanto necessarie nel lavoro clinico con gli adolescenti? Dove collocare i confini tra rotture, agiti (tanto dell’adolescente, quanto del terapeuta) e aperture creative all’innovazione?
Più che dare risposta, ci sembra necessario lasciare aperte queste questioni affinché possano essere di stimolo per continuare a riflettere su questa fase così determinante della vita, come spetta agli adolescenti di oggi,  capitani anche di “lidi virtuali”, se a nostra volta riusciamo a tollerare l’angoscia, la curiosità del nuovo, dell’ignoto, del divenire.
Desideriamo per questo ringraziare, tutti gli autori che hanno voluto  in questo senso costruire questo numero di Funzione Gamma insieme con noi, attraverso i loro preziosi contributi.
Un ringraziamento speciale alla Professoressa Stefania Marinelli, per averci dato lo spunto e lo spazio per la cura di questo numero di Funzione Gamma.

Bibliografia

Amado J., (1937), Capitães da areia, Rio de Janeiro, Editora Record LTDA, trad. it. Capitani della spiaggia, Milano, Garzanti 2007.
Bion, W. R. (1966), Catastrophic change, Bulletin of the British Psychoanalytical Society, 1966, N°5, trad.it  (1981) Il cambiamento catastrofico. La griglia, caesura, seminari brasiliani, intervista. Torino, Loescher, Collana: La Sfinge. Collana di psicoanalisi.
Ferrari, A.B. (1994), Adolescenza: la seconda sfida, Roma, Borla.
Fonagy, G. GergelY, E.L. Jurist, M. Target, (2005), Mentalization, Affective Regulation and the Development of the Self, Paperback 2005.
Turkle, S. (1996) Virtuality and its Discontents-Searching for Community in Cyberspace , www.prospect.org/archives/24/24turk.html
Williams R. (2015) , The Social Roots of Human Identity and the Interplay 3 of the Selves,  Rivista Internazionale Di Filosofia e Psicologia. www.rifp.it

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