N.39 - La costruzione della comunità terapeutica. Un caso di ingegneria terapeutica

Le consultazioni di sostegno all’io professionale?

Abstract

Gli autori descrivono l’esperienza di consulenza e sostegno all’Io professionale a favore delle équipe della Comunità Terapeutica Il Porto Onlus. Nell’offrire il proprio supporto al gruppo di lavoro, gli autori hanno cercato di prendersi cura di questo spazio di confronto e riflessione, ricavato – come un luogo protetto dall’affanno dell’urgenza quotidiana – tra le pieghe dei tempi rapidi delle decisioni e delle scelte cliniche inderogabili, per promuovere pensieri e dire, finalmente, quello che in contesti operativi marcati dall’urgenze e dall’agire rapido il gruppo non aveva tempo e spazio mentale per esprimere e mettere in parole.

Formare, nell’ambito della cura, consiste primariamente nel migliorare la tolleranza all’incertezza, all’insicurezza e alla dipendenza da oggetti (i pazienti-ospiti della Comunità) sempre poco definibili e controllabili attraverso protocolli di cura. Come affermava Donald Meltzer, si tratta di favorire un passaggio dall’onnipotenza/onniscienza che sottendono la fantasia di controllo sull’oggetto all’incontro con il limite, con la dipendenza, con la finitezza, in sostanza con il dolore della depressione.

In questo senso, quindi, l’apporto offerto al gruppo di lavoro è rivolto ad affrontare un movimento tendenzialmente depressivo che serpeggia nel gruppo degli operatori chiamati a occuparsi della sofferenza mentale.

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