recensioni

Narcissus Quagliata – Archetypes and Visions in Light and Glass

La monografia “Archetypes and Visions in Light and Glass”, edita da Arnoldsche, ripercorre una parte del percorso creativo di Narcissus Quagliata prendendo in considerazione alcuni periodi significativi dell’artista.

“Il mondo è colore, la natura è colore, la cultura e l’arte sono colore, così come la psiche”.

Si presenta così Narcissus Quagliata, artista nato a Roma nel 1942, il padre siciliano e la madre americana. Sin da giovanissimo è stato influenzato e spinto verso la pittura dall’incontro con Giorgio de Chirico. Trasferitosi all’età di 19 anni in America ha completato i suoi studi presso l’Istituto d’Arte di San Francisco.

Navigando in internet si possono reperire molti scritti su Narcissus Quagliata tra i tanti mi ha colpito uno in particolare. In esso si afferma che proprio per il suo trasferimento in America da giovane egli ha abbandonato le sue radici classiche per abbracciare totalmente il concetto “Pop”. Come fosse una cesura con il suo passato e le sue origini. Non sono un critico d’arte, ma non sono d’accordo con questa  affermazione. Guardando la produzione di Narcissus pubblicata sul libro appare evidente che non solo l’estetica, ma anche le tematiche trattate traggono ispirazione dalle sue origini classiche. Prendiamo ad esempio la serie dal titolo “Mediterranean Treasures” in cui l’artista rielabora su lastre di vetro dei busti di origine greca e latina come se emergessero dal mare. Possiamo notare quanto siano presenti in queste opere le sue radici e quanto dal profondo riemergano queste figure classiche, certamente riviste, forse anche in chiave Pop, soprattutto per la vivezza dei colori usati. Ma più che lasciar pensare ad una chiusura, ad un taglio con il passato evocano invece una rielaborazione intima, come un voler trasformare i ricordi in emozioni. Non c’è un uso della figura per creare un concetto nuovo, ma la necessità di parlare del passato illuminando il più possibile tutti livelli di cui esso è composto. Il livello emotivo, quello estetico, quello razionale, quello del ricordo e quello del sogno si fondono quindi in queste figure illuminate dalla luce attraverso il vetro.

Così molto presto Narcissus ha realizzato che il vetro era l’unico mezzo per esprimere la propria arte ed ha quindi cominciato il suo viaggio di esplorazione, che coniuga la pittura a questo materiale. La sua appassionata abnegazione artistica l’ha portato a studiare nuovi ed innovativi modi di lavorare il vetro, fino a diventare uno dei più rinomati artisti internazionali nella lavorazione di questo materiale.

Il suo intento è di mostrare che il vetro, considerato nell’immaginario collettivo come un elemento decorativo, è realmente un potente mezzo per l’espressione di idee e concetti che trattano della psiche e degli interrogativi esistenziali tipici dell’arte.

I temi trattati nelle sue opere sono la bellezza della luce, la rappresentazione del tempo e l’esplorazione della figura umana. Con le sue vetrate originali e acquarelli spettacolari evoca archetipi umani invasi dal fuoco, dal mare, dalle stelle, dal vento e dal vuoto.

Durante tutta la sua carriera Narcissus sembra aver esplorato gran parte delle possibili forme che abitano nell’animo umano, rappresentandole come figure archetipiche in grado di evocare ciò che è inspiegabile nella vita di tutti i giorni. Si viene trasportati dall’artista in un’atmosfera onirica dove il confine tra il sogno e la veglia è trasparente come il vetro di cui sono fatte le sue opere.

Gli archetipi, secondo la concezione junghiana forse bagaglio inconscio proveniente da sua madre, psicologa analitica, sono l’essenza che dà vita al simbolo e sono la potenza che permette al simbolo di esistere nel tempo. Gli archetipi si manifestano in ogni cultura, prendendo voce nei miti, nelle favole, nelle leggende che racchiudono in sé i principali temi dell’uomo dall’origine dei tempi. Il sogno è il mezzo attraverso cui possiamo entrare in contatto con essi, ci aiutano nel processo di costruzione di una coscienza individuale.

Gli archetipi sono dotati di grande energia e a prescindere dalla nostra capacità di riconoscerli, si manifestano in ogni  nostra esperienza, nei simboli che ci circondano, nei miti che ci raccontano, al di là di ogni dimensione spazio-tempo. Le opere di Narcissus, anche soprattutto grazie alla natura del vetro, alla sua capacità di cambiare intensità dei colori al passaggio della luce, riescono a ricreare quella dimensione di sospensione del pensiero e a trasportare lo spettatore in una dimensione altra, più intima ed emozionale: come nel sogno.

Nella breve biografia contenuta nel libro c’è un passaggio in cui Narcissus  si dichiara claustrofobico su questa Terra e “risentito” di non poter viaggiare come fa la luce tra le stelle e le galassie da dove proveniamo. Una necessità primitiva che l’artista percepisce alla base non solo della sua produzione, ma anche della sua ricerca.

Questa immagine ci aiuta a capire meglio il significato delle sue opere e forse anche lo scopo che hanno per lui, ovvero quello di poter rappresentare l’immensità della mente umana e di poter sopperire all’incapacità di raggiungere fisicamente l’infinito, riuscendoci almeno attraverso la luce che attraversa le sue opere di vetro.

La prima delle due opere d’arte pubbliche contenute nel libro, “Vento, Fuoco e Tempo”  è una cupola di vetro di trenta metri di diametro, una ricca narrazione dell’esperienza umana.

Esposta sul soffitto della Central Station della metro di Kaohsiung a Taiwan, la cupola è la più grande installazione di arte pubblica fatta da pezzi individuali di vetro colorato e racconta la storia della vita umana in quattro temi organizzati in ordine cronologico: l’acqua e il grembo della vita, la terra con prosperità e crescita, la luce e lo spirito creativo ed infine il fuoco con la distruzione e la rinascita.

L’istallazione si sviluppa in una spirale in cui si svolgono delle storie rappresentate nei vari pannelli di vetro. Osservata nella sua totalità, la cupola ci colpisce per la vitalità dei colori, per il contrasto sfumato tra una zona di colori più freddi e una di colori più caldi.

Quando poi ci si sofferma su un particolare, allora inizia un nuovo viaggio e si va sempre più in profondità. Si vedono figure che nella visione totale non è possibile notare ed emergono altre tematiche.

Un esempio per tutti che cita lo stesso Narcissus è la figura di un utero, con dentro una donna incinta di una donna incinta di una donna incinta di una donna incinta e così via fino a che l’occhio si ferma alla parte più piccola che riesce a percepire e lascia proseguire la mente, che inizia a percepire l’infinito. Torna quindi il concetto di viaggio nell’infinito, della claustrofobia  che ha la necessità di essere contrastata con la presenza dello spazio aperto, immenso, non percepibile. Il pensiero che viene in aiuto al corpo finito, limitato.

Questa realizzazione è l’opera omnia di Narcissus e racchiude in sé gran parte delle tematiche presenti nelle sue realizzazioni precedenti. È l’intera rappresentazione archetipica umana.

Dal dvd allegato al libro scopriamo che questo imponente lavoro è stato portato avanti da Narcissus insieme a più di cento persone, tra professionisti della lavorazione del vetro, del colore, pittori, architetti, ingegneri. Narcissus è stato fonte di ispirazione per questo folto gruppo di persone che hanno contribuito a rendere questa opera unica nel suo genere.

La seconda opera pubblica riportata nella monografia è una cupola di vetro che immette una luce nuova all’interno della famosa basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, l’ultimo lavoro architettonico di Michelangelo. Il titolo di questa realizzazione “La Divinità nella Luce” è un progetto internazionalmente riconosciuto per l’originale connubio di arte e scienza.

Grazie a delle lenti ottiche tecnicamente avanzate che scorrono sulla superficie della cupola, la luce del sole viene convogliata nella basilica.

Questa opera evoca certamente la magnificenza delle vetrate delle grandi cattedrali d’Europa, grazie alle quali tanti artisti del passato hanno tentato di catturare la luce di Dio e di indirizzarla verso la terra e verso l’uomo. Ma nell’opera di Narcissus è presente un movimento al contrario dall’interno all’esterno, come se la luce non provenisse solo dall’alto dei cieli, ma anche dall’uomo e dal suo ingegno.

Infatti questa cupola è il risultato di uno studio non solo di tipo artistico, ma anche ingegneristico. È suddivisa in otto spicchi composti da ventiquattro lastre di vetro multicolore. Altre tre lenti collocate ad altezze differenti ma tutte poste nella zona sud completano l’opera. Le tre lenti fanno convergere i raggi del sole verso il basso, facendo in modo che la luce riflessa verso il pavimento sia di colore rosa che avanza molto lentamente sul pavimento stesso creando l’illusione del movimento terrestre nello spazio. Il sole, così, raggiunge il centro esatto del pavimento nei due Equinozi e nei Solstizi indicando il mezzogiorno a Roma.

Narcissus è un artista di fama internazionale e le sue raffinate opere di vetro e acquerelli sono in permanente mostra nei musei di tutto il mondo. A New York a  Washington DC a San Francisco, nel Museo di Arte di Yokohama in Giappone, a Taiwan, e in molte collezioni private.

Il libro, come ho scritto inizialmente, contiene una selezione di alcune opere il cui tema portante è la figura: “The figure”. La sezione più corposa è costituita dalle due opere pubbliche, dove vengono riportate anche molte foto della realizzazione. Completano il tutto due belle sezioni sullo studio della luce e del colore e sulla tecnica di realizzazione delle lastre di vetro. Queste parti sono molto importanti perché è proprio grazie a questi approfonditi studi che Narcissus riesce a rendere le sue opere perfetti congegni d’arte di sublime bellezza. Alla fine del libro c’è una breve biografia e una intervista all’artista.

Soffermandosi ad osservare la produzione dell’artista colpisce l’evoluzione nel tempo verso una maggiore estensione della materia. La lavorazione del vetro è sempre più sofisticata e le sue opere diventano sempre più grandi. Questo è in linea con la ricerca del viaggio della luce nello spazio di cui scrivo sopra, come se l’artista avesse la necessità di espandere lo spazio su cui riversare la propria creatività. Una luce che ha bisogno di attraversare più materia e un artista che ha bisogno di più materia con cui far interagire la luce e l’ispirazione.

Concludo scrivendo che grazie a questa recensione ho conosciuto non solo un grande artista del vetro, del colore e della luce, ma anche un attento osservatore della psiche umana.

share

    Comments are closed.