N.11 - L'adulto nei gruppi con bambini e adolescenti 2

Premessa, “L’adulto nei gruppi con bambini e adolescenti 2”

Il gruppo psicoterapeutico con bambini e adolescenti ha una caratteristica di fondo: è quella-messa in rilievo da Francois Sacco-nell’articolo d’apertura di questo secondo numero che dedichiamo al tema dell’adulto in queto tipo di gruppi – d’essere “l’incontro dell’adulto con partecipanti in età evolutiva”. Sacco ritiene che questa connotazione, determinante per questo tipo di gruppi, non sia scindibile da un ‘altra a cui lo psicoanalista e psicodrammatista di gruppo francese, ma italiano d’origine, tiene molto:il gruppo sarà anche il luogo dell’”incontro tra una sessualità evoluta e una sessualità in divenire”. Il punto di vista di cui Sacco si fa portatore ci sembra quello di chi guarda alla sessualità infantile non come a “una semplice tappa dello sviluppo” ma come al “fattore essenziale organizzatore della psiche” (Sacco, 2002).
Le implicazioni di quel che accade invece quando anziché con un solo adulto i bambini e gli adolescenti devono confrontarsi nel gruppo con due adulti è analizzato dai lavori di Marabelli e Bomassar e da quello di Iole Colombini. La coppia di terapeuti-come notano Marabelli e Bomassar-introduce una doppia differenza nel gruppo :cè infatti anche quella che rimanda alla differenza dei sessi che va a sommarsi a quella che rimanda alla differenza di generazione. La somma di queste differenze contribuisce,secondo i due autori,a dare alla coppia terapeutica un’identità dai confini molto pregnanti connotandola “come sottogruppo ben distinto da quello dei bambini”. Per i bambini i co-terapeuti rappresentano nell’ottica proposta da Marabelli e Bomassar non solo un oggetto generazionale ma anche un oggetto duplice, coniugale e genitoriale assieme (Marabelli, Bomassar, 2002). Il dato interessante, aggiungiamo noi, è che l’elaborazione della differenza di genere tra i membri trae evidentemente vantaggio dalla costante messa a confronto tra le differenze sessuali presenti nel sottogruppo dei bambini e in quello degli adulti. Anche Iole Colombini si trova d’accordo con Marabelli e Bomassar nel notare che nei suoi gruppi gli scambi (tra i co-terapeuti) portavano a connotarli come “un gruppo esterno rispetto ai ragazzi”. Il dato importante da lei evidenziato è che tra le menti dei due terapeuti lo scambio comunicativo, non solo era organizzato da ”identificazioni proiettive reciproche”, ma soprattutto portava alla formazione di” uno spazio terzo,campo comune d’energie emotive da esplorare” (Colombini, 2002).
Su un terreno più specifico,quello del valore della presenza dell’adulto in un gruppo con adolescenti devianti,ci porta Cristina Saottini che individua la specificità della funzione dell’adulto in questo tipo di gruppi nella sua “funzione di regolazione”. “L’adulto-afferma Saottini-è il portatore del linguaggio, attraverso il quale cerca di ricostruire l’intenzione comunicativa del gesto, dando voce alla sofferenza e al disagio che l’hanno provocato, senza perdere in quest’operazione di comprensione il suo ruolo autorevole” (Saottini, 2002).
Leonardo Boatti pone anch’egli l’accento sulla capacità di modulazione dell’adulto, quella che si rivela nel cogliere e trasformare l’angoscia dei bambini di sentirsi sia oggetti inanimati (bambini-trottola), manovrati da adulti poco attenti, sia oggetti così totalmente dipendenti che se non manovrati dall’adulto finiscono senza vitalità. Alla scelta del conduttore di mettersi, da adulto, a fare quel che fanno i bambini a certe fasi di un gruppo (ad esempio “girare come trottole”) l’autore mostra come quel che ne può scaturire sia prima la proposta di trasformare il “conduttore- trottola”in una giostra (con i piccoli pazienti nei panni dei giostrai che manovrano il conduttore, facendolo girare), poi la richiesta al terapeuta di essere lui a fare il giostraio, colui che avvia, rallenta ,modula la giostra, riconoscendogli così il ruolo dell’adulto a cui potersi affidare (Boatti, 2002).

share

    Comments are closed.