N.3 - Bion e Foulkes

Presentazione del numero. Bion e Foulkes

Nel presentare questa edizione di Funzione Gamma, dedicata a “Bion e Foulkes” e ringraziando gli autori e tutti coloro che hanno contribuito a idearla e a realizzarla, va sottolineato quanto si rivelino ricche di senso e di sviluppo le sorgenti del pensiero psicoanalitico di gruppo, le loro prossimità e differenze, e il bisogno di rivisitarle, alla ricerca di nuove integrazioni e di nuovi contatti. L’attualità stimolante del tema appare legata infatti, oltreché alle urgenze che provengono dai rapidi mutamenti organizzativi del gruppo sociale nel suo insieme, anche ai bisogni evolutivi dell’incontro epistemologico fra i diversi modelli con i quali l’approccio al gruppo è stato studiato. In particolare riemergono le esigenze di essere in relazione profondamente e da diversi vertici con la teoria psicoanalitica classica, con la sua evoluzione e con le sue istituzioni, pur mantenedosene separati e continuando il dialogo con altre discipline. Se la vita del gruppo è la qualità specifica dell’attenzione e della ricerca, e la valorizzazione delle possibilità sociali della mente individuale, allora i luoghi della sua espressione, come questa occasione telematica di incontro fra differenti autori, saranno essi stessi un luogo transizionale di comunicazione, nel quale i diversi elementi del gruppo si rappresentano e sono assunti come atti di risignificazione trasformativa.

Così l’incontro fra Bion e Foulkes, che fu storicamente carente, si ricrea in modo “mitologico” nella tessitura attenta ed elegante del contributo di L. Ancona, al di là dei mancati incontri istituzionali e teorici. I pensieri, le esperienze, le motivazioni, i percorsi e i contesti storici di Bion e di Foulkes – precisamente e ampiamente rievocati – entrano in un contatto nuovo, e in un rapporto di reciproco scambio, che produce nuove prospettive. Un vertice di incontro particolarmente suggestivo e creativo è proposto da M.Pines, che, preparandosi a “scrivere un articolo sull’empatia per un gruppo che s’interessa alla teoria dell’attaccamento in psicoanalisi”, mette in campo l’empatia – la compassione, la pietà – in una dimensione che esula dalla semantica comune riguardante questo termine. L’empatia diviene qui un chiarimento che ci permette di arricchire, integrare e attualizzare il contributo di Bion e di Foulkes: così come nel piccolo gruppo analitico avviene che il lavoro trasformi i contenuti antichi verso possibilità prima sconosciute, così M. Pines trasforma la polemica in un fruttuoso cambiamento di prospettiva. Su una linea simile, anche il lavoro di S. Corbella, tematizzato sulla dimensione drammatica e germinativa del tempo-spazio, dispone le differenze e i punti di incontro di Bion e di Foulkes come lungo un asse, confrontandolo all’asse temporale e trasformativo del microgruppo analitico. Nel suo interessante articolo “How Foulkesian was Bion?”, R. Hinshelwood dimostra in modo preciso la sostanziale diversità degli approcci di Bion e di Foulkes, ricostruendo il contesto della  esperienza di Northfield. Stimolante in particolare l’individuazione del conflitto fra due diverse culture e le loro conseguenze, una ispirata alla morale militare, l’altra alla cura ospedaliera.
Pur ammettendo che le due prospettive tendono a polarizzarsi e che sono quindi risultate nel passato di difficile conciliazione, Hinshelwood ritiene che sarebbe davvero poco produttivo per noi oggi schierarsi semplicisticamente in favore di un approccio o di un altro, per una ideologia del gruppo o per un’altra antitetica. Sarebbe in altre parole un’opzione troppo facile: in funzione piuttosto della propria tranquillità personale, non nell’interesse della verità (“…for comfort rather than …for truth”).

Questi contributi sono ricchi di informazione e di esplorazione e prospettano nuovi modi di vedere cose passate, specialmente alcuni concetti di fondo, come gli assunti di base, la matrice, la rete, la primordialità e la dimensione collettiva della mente individuale, vista come un insieme di prospettive e modelli che ne individuano la sovradeterminazione sociale (nel senso della comunanza contemporanea di più elementi).
Ma in più tutti i contributi hanno il merito, particolarmente apprezzato per chi cura il progresso di questa rivista, di indicare alla comunità degli analisti e dei terapeuti di gruppo e di tutti coloro che sono interessati al suo studio, un modello di funzionamento, che gli autori stessi utilizzano nei loro contributi, trattando la scrittura come lavoro di costruzione e sforzo di condivisione dell’esperienza.

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