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SENSIBILIA 5 La vergogna / The shame

A CURA DI:Emanuele Antonelli; Manrica Rotili
PREZZO: €24,00 €20,40
PAGINE:370
DATA PUBBLICAZIONE: 2012
ISBN:978-88-5751-474-1

Mimesis editore

Il libro è costituito da venticinque articoli di autori diversi che riflettono sul vissuto del sentimento della vergogna dal punto di vista filosofico, antropologico, letterario, artistico, politologico, psicoanalitico e religioso.
Tutti gli scritti evidenziano la natura relazionale di questo sentimento, che coinvolge lo spazio del sé e quello pubblico: la vergogna, infatti, è sempre legata allo sguardo altrui. Come sottolinea A. Ialenti, la parola proviene dal verbo latino vereor, che significa  “provare un timore rispettoso” ed è, quindi, connessa al riconoscimento di un altro. Tale significato appare in linea con quanto sostenuto da H. Kouth, secondo il quale la vergogna è il contrario dell’occhio scintillante di una madre che guarda il figlio. Anche Lacan, citato da F.Cimatti, sostiene che è attraverso la mediazione dell’Altro che è possibile accostarsi alla propria soggettività.
S. Chiodo parte dall’affermazione di B. Williams che le esperienze più primitive della vergogna hanno a che vedere con l’essere visto e che la vergogna richiede un Altro interiorizzato. L’Autrice esamina le rappresentazioni antiche della vergogna: Fedra e Aiace vogliono morire perché la loro identità è contaminata in modo profondo e insanabile, sono indegni dell’esistenza e delle aspettative passate nonché dell’identità attesa da loro stessi e dagli altri. Il sentimento della vergogna ha un potere che il sentimento di colpa non ha, in quanto fa morire un’identità degna: la colpa è rimediabile, la vergogna no.  Come nota J.Levinson  la vergogna ha a che vedere con l’autostima mentre il senso di colpa coinvolge una particolare azione del sé, non tutto il sé.
C.Neri indaga sui vissuti di colpa, di indegnità, di insoddisfazione e di avidità che ha riscontrato in un gruppo di operatori della Salute Mentale riuniti in una esperienza di Gruppoanalisi. Questi vissuti impedivano loro di godere della vita e del lavoro. L’Autore evidenzia che l’insoddisfazione nasceva da un incolmabile bisogno di riconoscimento che traeva origine da un sentimento di indegnità derivante da esperienze di rifiuto e di umiliazione. La proposta terapeutica è stata il recupero del diritto di stare al mondo attraverso il riconoscimento della realizzazione personale raggiunta da ogni membro del gruppo, indipendentemente dai risultati concreti.
M. Latini analizza “Il processo” di Kafka e sottolinea come il protagonista non si opponga ai carnefici, ma li assecondi. L’Autrice ricorda che Kafka, adattandosi all’idea di sé che gli rispecchiava il padre, dice in una lettera riferendosi a quest’ultimo: “Vivevo sempre nella vergogna, sia che eseguissi i tuoi ordini, sia che mi ribellassi … avevo perduto ogni fiducia in me stesso, scambiandola con uno sconfinato senso di colpa”. Kafka è riuscito nella sua opera ad esprimere la vergogna della vittima per sé stessa e per la disumanità del carnefice, anticipando nella sua opera i vissuti della shoah.

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