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Trasformazioni del dolore.Tra psicoanalisi e arte: Freud, Bion, Grotstein, Munch, Bacon, Viola. FrancoAngeli

“Trasformazioni del dolore. Tra psicoanalisi e arte: Freud, Bion, Grotstein, Munch, Bacon, Viola” scritto da Goriano Rugi, edito da Franco Angeli (2015), è un libro di notevole originalità che offre una ricca ed articolata riflessione sul dolore e sulle sue trasformazioni.
L’autore ci guida in un viaggio complesso che mira ad esplorare i più profondi dubbi e contraddizioni sulla concezione del dolore nelle varie concettualizzazioni psicoanalitiche. Di particolare rilevanza sarà il pensiero di Bion, così come quello di  Grotstein ed inoltre il confronto con il pensiero freudiano.
Come suggerisce Loredana Preta nella sua prefazione, per andare incontro ad un libro così complesso non si può prescindere dalla constatazione iniziale dell’autore: “In realtà non siamo preparati a pensare che il dolore possa anche non avere un senso”. E’ proprio da questa “provocazione” dell’autore che parte il nostro viaggio, dal non essere pronti a pensare che “di per sé il dolore semplicemente fa parte del nostro mondo, della nostra esistenza e tutti gli sforzi per eliminarlo sembrano inutili o dannosi”. (G. Rugi, 2015)
L’anestesia di certi dolori che la vita ci riserva risulta una facile scelta che però paga un prezzo molto alto nella vita affettiva dell’individuo. Riferendosi alla nostra civiltà l’autore ci parla di un “dolore in diretta”, un dolore privo di contenimento, simbolico e rituale, che dilaga nella parte del mondo più superficiale. Da qui è sentito il richiamo speranzoso dell’autore al terapeuta e alla psicoanalisi, non fatti solo di tecnica bensì di strumenti capaci di accogliere quel dolore. Un richiamo quindi a quella figura che offra uno sguardo empatico e di innocenza, spogliata delle varie tecniche e teorie così come è stato nudo il paziente rispetto al suo dolore.
L’uomo è in grado di assimilare il dolore e nella sua solubilità di renderlo accettabile: un passaggio dal non mentale al mentale, che Bion chiama “trasformazione”.
In questo processo di trasformazione l’autore indaga l’importanza della bellezza come “la via più sicura per seguire i percorsi del dolore”.
Così G. Rugi sceglie di trattare, oltre i tre principali psicanalisti, tre artisti quali Munch, Bacon e Viola, come esempi di quel potenziale umano capace di trasformare l’esperienza del dolore.
Con “Il Grido”, Munch ci offre una rappresentazione della sofferenza universale, dando vita a quel gesto che poi si rivelerà essere il nostro gesto: “quelle mani che si muovono a difenderci dal suono, a compiere la magia di un’autentica trasformazione, per la quale noi siamo lì e non sentiamo il suono perché ci copriamo le orecchie, ma tuttavia quel suono lo udiamo così forte che non ci resta che difenderci”. (G. Rugi, 2015)
Attraverso Bacon scopriamo invece il grido della carne, con le sue immagini che portano i segni di una lotta esistenziale e rimandano ad una bellezza dalle note devastanti e terribili.
Con la video arte di Viola invece si apre uno spazio di attesa, una bellezza che elogia la lentezza ed una forma d’arte che cerca di giungere alla magia di un “sogno condiviso”, una costruzione simbolica, che ci offre la capacità di evocare, ricordare e desiderare qualcosa di assente.
“Trasformazioni del dolore. Tra psicoanalisi e arte: Freud, Bion, Grotstein, Munch, Bacon, Viola” è un elaborato sentito ed audace che colpisce dritto al cuore di uno dei più grandi dilemmi esistenziali. Segnando l’importanza dell’accettazione e dell’elaborazione profonda del dolore, dona in aggiunta la giusta e nuova luce all’arte nella sua valenza terapeutica e ci permette di vedere l’artista nel suo essere creativo come metafora di quel potenziale umano capace di trasformare l’esperienza del dolore, un muro che sembra invalicabile, in una porta verso una possibilità di crescita.
La lettura appassionata del libro offre uno spunto per una visione più ampia: l’esperienza di molti artisti non è che l’esempio della creatività che c’è in ognuno di noi, di quella grande risorsa insita nell’uomo, che gli dona la spinta a trasformare il dolore, ad imparare a creare bellezza e ad essere quindi il più grande artista della sua stessa vita.

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