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Essere in gruppo. Modelli e interventi – a cura di Fiore Bello e Lucia Tombolini

Recensione di Silvia Ferretti

Il respiro internazionale e la cura nell’esposizione, anche formale, di alcuni modelli di trattamento gruppale rendono il libro un oggetto prezioso non solo per i clinici che si occupano di gruppi, ma anche per quelli impegnati nei trattamenti psicologici individuali, in linea con le intenzioni dei curatori. Sin dall’introduzione, sono riuscita a leggerlo con attenzione e curiosità, anche (e, forse, soprattutto) quando i modelli di trattamento gruppale esposti si allontanavano dalla mia formazione teorica e clinica di base.
Gli approcci gruppali, sia quelli “storici” e ben conosciuti ed applicati sia quelli recenti e ancora poco impiegati nei servizi di salute mentale italiani, come l’ACT(acceptance and commitment therapy), la CFT (compassion focused therapy) e l’Open Dialogue, vengono declinati in modo tanto chiaro e stimolante da comporre un prodotto finale gradevole ed armonioso. Le pregevoli vignette cliniche contenute in quasi tutti i capitoli (anche quelli sulla supervisione e sui processi organizzativi) permettono di capire meglio che cosa accade sul campo e come terapeuti con diverse formazioni si muovano e affrontino le sfide che, forse più di tutte, la pratica istituzionale e gruppale comportano. In un contesto dove ci sono sempre meno risorse economiche ed umane, dove il ricorso al trattamento biologico della sofferenza umana è preponderante e dove si avvicendano e si intersecano fenomeni agiti e poco pensabili a fenomeni proto mentali ed ipoteticamente pensabili, il Gruppo è senza dubbio un insostituibile e valido oggetto di lavoro, di pensiero e di trattamento. Essere in  gruppo non significa stare insieme per affrontare un più o meno presunto pericolo imminente, lottare uniti in trincea per sconfiggere il nemico, ma significa pensare, riflettere e cambiare avvalendosi della diversità e della molteplicità come fonti di ricchezza.
Trovo interessante e coraggioso il capitolo sul resoconto clinico e l’uso “intersoggettivo” che gli autori, ispirandosi a I. Yalom, ne propongono: la significazione/risignificazione in forma scritta dell’episodicità e processualità gruppali eseguita dai terapeuti viene condivisa e discussa senza veli con gli altri membri del gruppo. Mi sembra un suggerimento interessante ed originale che permette al terapeuta non solo di tenere una terza posizione (suggerisco di porre molta attenzione al capitolo dedicato proprio a questo tema), ma di mantenerla in forma nettamente orizzontale. In questo modo, sarà forse più facile condividere riflessioni cliniche, approfondire dinamiche transferali e controtransferali, stimolare processi di pensiero e potenziare la motivazione interpersonale cooperativa. Ritengo che, in assenza di questi due ultimi e importantissimi processi, quasi nessuna attività umana possa mai essere portata a conclusione con successo e tantomeno l’evoluzione psicologica che ogni forma di psicoterapia si propone di realizzare.
La proposta di rileggere le dinamiche della psicoterapia di gruppo secondo il modello cognitivo evoluzionista e la presentazione di quello R.E.M.O.T.A.(relational/multi-motivational therapeutic approach) che si richiama alla teoria sui sistemi motivazionali interpersonali(SMI) rappresentano un arricchimento della concettualizzazione sulle psicoterapie di gruppo. Il libro aiuta a riflettere sul lavoro di gruppo, sul gruppo di lavoro, sulla gruppalità allargata e sulle sofferenze delle organizzazioni che accolgono e curano le persone con gravi disturbi psichiatrici e le loro famiglie. Dalla lettura del capitolo dedicato a queste ultime e alla Psicoanalisi Multifamiliare, emerge che le radici storiche di questo strumento terapeutico affondano anche nella tradizione psicodinamica del Large Groupe nel pensiero di Bion, Main e Foulkes.
Gli autori affrontano in modo critico la complessità dei fenomeni psicologici gruppali e descrivono la pluralità degli attori che concorrono a fare del campo istituzionale un luogo privilegiato di tutte le funzioni consce ed inconsce della mente singola e gruppale. Ne risulta, a mio avviso, un prodotto ben riuscito di integrazione di parti diverse e apparentemente distanti, che raggiunge un risultato d’insieme che è senza dubbio maggiore della somma delle sue parti, frutto di uno sforzo di pensiero notevole. E’ come se il testo fosse esso stesso un gruppo ben assortito, plurale, creativo, funzionale e produttivo, dal quale attingere per sviluppare strategie di comprensione ed intervento libere dal rischio di riduttività connesso all’assolutezza e capace di sviluppare un pensiero dialogico.  Infine, segnalo le ben riuscite interviste a due esponenti di spicco del pensiero psicoanalitico sui gruppi, come R. Hinshelwood e S. Corbella che forniscono risposte semplici, ricche e chiare a domande complesse che ogni terapeuta/operatore della salute mentale senza dubbio spesso si pone.

Auguro una buona lettura a tutti coloro che si troveranno questo libro tra le mani.

Essere in gruppo. Modelli e interventi
a cura di Fiore Bello e Lucia Tombolini.
Franco Angeli, Milano, 2018, pagine 278, Euro 35.00

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