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Il cuore segreto di F. Comelli

Milano: Telesma edizioni 2019

Recensione di Adelina Detcheva

Dice Winnicott (1965): «il vero Sé è la posizione (…) da cui vengono il gesto spontaneo e l’idea personale. Il gesto spontaneo è il vero Sé in azione. Solo il vero Sé può essere creativo e può sentirsi reale» (p. 187). Il cuore segreto è un libro semplice, scritto in un linguaggio comprensibile e accessibile, privo di quei tecnicismi scientifici che spesso rischiano di allontanare il clinico dall’esperienza della psicoterapia e di condurlo in un territorio diverso, cognitivo o difensivo che sia, che lo mette al sicuro rispetto all’incontro autentico ed esistenziale con l’altro. La psicoterapia è cura; la cura non può essere che affettivizzata, il clinico non può che stare dalla parte della personalità affettiva, dalla parte del legame, dalla parte del cuore. Dice Comelli: «Il fine di prendersi cura della nostra psiche, e di riflesso anche del nostro corpo, ritrovando alcuni strumenti umani di cui siamo naturalmente dotati» (p. 107). L’argomento è «l’amore e le sue competenze» (p. 22); «il vero Sé deriva dai tessuti corporei e dal lavoro delle funzioni corporee, comprese l’attività del cuore e la respirazione» (Winnicott, ibidem, p. 188). Il radicamento corporeo è tale che l’esistenza della personalità affettiva, seppure piena di emozioni primarie potenzialmente esplosive, non può che ampliare la ricchezza della vita quotidiana, quella di tutti i giorni. Accedere al cuore arricchisce la vita. Ancora Winnicott (1950?): «in alcuni casi tipici, il vero Sé prigioniero è incapace di funzionare e, proprio perché viene protetto, ha una limitata opportunità di esperienze di vita» (p. 56). In alcuni casi tipici, il cuore diventa segreto: suggerisce Comelli che il cuore è «segregato dalla paura» (p. 14); «i nostri cuori hanno paura di battere (…). Alcuni semplicemente per la perdita originaria di un amore primario non rimpiazzabile, per un dolore non elaborabile, altri per traumi che lo hanno rallentato, altri ancora per un fallimento dei legami successivi alla perdita naturale degli oggetti primari» (pp. 14-15). La vita diviene inautentica, non si ha più «il cuore in mano» (Winnicott, 1965, p. 181). Eppure è la nostra «parte migliore» (Comelli, p. 14)! La cultura personale di come trattare le emozioni e gli affetti si ricollega con quella familiare, a sua volta inserita in una cornice culturale. La modernità spesso propone uno stile di vita superficiale, conformista, falso, che ci priva dall’opportunità di un vivere autentico e integrato; il vantaggio è di sentirsi protetti, al riparo da queste «mine vaganti» (p. 107) degli affetti primari che, se ascoltati, ci costringono a mettere in discussione i rapporti primari di sopravvivenza e i modelli transgenerazionali di relazione ma, nello stesso momento, sostengono la separatezza e l’integrazione delle nostre personalità. E se tale «principio di guarigione» (p. 30), che è il metterci il cuore, contamina la vita tutti i giorni, diventa possibile addomesticare i pensieri selvatici (Bion, 1997) senza evacuarli e senza rinunciare al fertile humus affettivo inteso come motore e risorsa.

Raccogliendo l’invito di Comelli ad estendere il principio della cura di ciò che è più intimamente umano ad altri spazi, «al di fuori della stanza di terapia» (p. 115) vissuta in relazione duale o gruppale, accade che esso si propaghi nei contenitori in cui il soggetto è immerso: «principalmente la società, quindi i gruppi e la famiglia» (idem). In tal modo, le esperienze di cura s’intrecciano con quelli di vita. Nascono altri dispositivi multigruppali, come accade nell’associazione Basti-menti di Milano: gruppi multifamiliari, esperienziali, di progetti e desideri, gruppi di giornalismo emotivo, di teatro, di scrittura e lettura, di arte e manualità, somatosensoriali e di rilassamento, di lingua, di fotografia, di tematiche adolescenziali, gruppi culturali. La cultura contiene aspetti curativi e terapeutici, nella misura in cui fornisce modalità artistiche e collettive per trasformare gli affetti in linguaggio. La cultura delle emozioni diventa stile di vita.

Bibliografia

Bion, W. (1997), Addomesticare i pensieri selvatici, Milano: FrancoAngeli 1998
Winnicott, D. W. (1950?), Idee e definizioni, in Esplorazioni psicoanalitiche, Milano: Raffaello Cortina 1995
Winnicott, D. W. (1965), Sviluppo affettivo e ambiente, Roma: Armando 1970

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