N.41 - Giornate Romane di Psicoanalisi Multifamiliare 

Introduzione all’edizione “Giornate Romane di Psicoanalisi Multifamiliare”

Presentare i lavori sulla psicoanalisi multifamiliare esposti durante le Giornate Romane di Psicoanalisi Multifamiliare è motivo di grande gioia e orgoglio. E’ passato un pò di tempo da quando un piccolo gruppo di operatori della salute mentale decise di organizzare tre giorni di confronto e scambio alla pari tra professionisti provenienti da vari posti del mondo.
Andrea Narracci, Claudia Tardugno, Federico Russo, Luciana De Franco e Fiorella Ceppi eravamo le persone che decidemmo di lavorare per l’organizzazione e la realizzazione di questo progetto. L’idea era quella di fare un incontro che potesse fare una panoramica, condividere lo stato dell’arte alla luce della rapida crescita che avevamo visto rispetto alla Psicoanalisi Multifamiliare e stimolare uno scambio tra esperienze in corso, raccontare il cosa e il come lo si fa ma anche l’impatto che questo ha sui contesti professionali in cui ciascuno opera.
Un taglio internazionale per riflettere su come la psicoanalisi multifamiliare, nata a Buenos Aires tra la fine degli anni 50 e gli anni 60 grazie al lavoro del dott. Jorge Garcia Badaracco, si sia sviluppata e, pian piano abbia attivato l’interesse degli operatori della salute mentale di vari paesi del mondo.
L’incontro avvenuto durante le Giornate Romane di Psicoanalisi multifamiliare ha visto possibile la realizzazione di uno spazio che ha dato voce alle varie esperienze nazionali, internazionali ma anche intergenerazionali.
Uno scambio arricchente in cui la micro società lì composta ha lavorato per tre giorni sulla salute mentale, dagli operatori ai pazienti, passando per la formazione.
“Vengo a escuchar y apprender, como que escuchando y aprendiendo podremos curar al paciente mucho mejor que creyendo que tenemos que aplicar un conocimiento” (Garcia Badaracco, La mente cerrada 2009), questo il filo conduttore dell’organizzazione: un’apertura all’altro, una disposizione all’ascolto, la voglia di conoscere e capire ciò che l’altro fa e come lo fa, in un ambiente insaturo.
Vogliamo oggi accompagnare il lettore, riprendendo questa frase come apertura al viaggio che sta per fare immergendosi in questa esperienza di lettura eterogenea in cui teoria ed esperienze si intrecciano e si articolano seguendo i processi di ciascun autore ma cogliendo l’articolazione tra tutti.
L’articolazione… quella capacità a cui Garcia Badaracco fa riferimento nel descrivere la messa in relazione tra una famiglia e l’altra, articolazione appunto che fa scaturire la ricchezza delle somiglianze, delle differenze ma anche delle contraddizioni, per poter generare nuove organizzazioni, individuali e familiari, nel caso delle famiglie che partecipano al gruppo MF, ma anche nuove scoperte e organizzazioni individuali, sociali e lavorative nel caso degli operatori che prendono parte ad uno scambio di questo tipo. Articulaciones le chiamava, con gli occhi curiosi di chi scopre qualcosa per la prima volta, ed in fondo per lui era un pò così: I cambiamenti più significativi nascono come qualcosa di assolutamente sorprendente, “qualcosa di inaspettato”, come se “la cosa più autentica” di ciascuno di noi fosse anche la cosa “più sconosciuta” di noi stessi, in modo che la sua comparsa nella scena non può che essere una sorpresa. ( Jorge Garcia Badaracco, De sorpresa en Sorpresa, 2006). La nascita della Psicoanalisi Multifamiliare del resto è stata una sorpresa, oltre che una scommessa. Garcia Badaracco si trova a lavorare nell’ospedale psichiatrico argentino, in un contesto nel quale c’era un numero consistente di pazienti e pochi operatori. Questa situazione lo portò a trattare con un “inquadramento spontaneo” qualcosa di molto complesso; riuniva tutti i giorni i pazienti alla stessa ora, poco dopo decise di invitare anche i genitori. Parte così l’esperienza della Psicoanalisi Multifamiliare, l’integrazione di concetti che appartengono a più teorie, dalla teoria psicoanalitica alla sistemica, integrando concetti della teoria cognitiva e apporti dati dalle scienze umane, dalla filosofia, un tutto che va a comporre lo schema di Articolaciones dove ogni concetto è relazionato agli altri.
Oggi guardiamo alle scoperte fatte e ci incuriosiamo rispetto alle nuove, la psicoanalisi multifamiliare ha sviluppato lo studio delle psicosi (dalle quali è partita), delle famiglie, delle relazioni, ma guarda alla società, alla prevenzione, al benessere ad ampio spettro. Dalle giornate romane ad oggi abbiamo fatto tante esperienze, ci siamo riconosciuti come gruppo con la nascita del Laboratorio Italiano di Psicoanalisi Multifamiliare (LIPsiM) mantenendo sempre vivo lo scambio continuo con gli altri paesi che negli anni ha portato una continua crescita, ricchezza scientifica e umana.
Oggi siamo presenti in molti paesi, in Italia ci sono gruppi di PMF attivi in vari DSM e nel privato sociale della penisola. Questa espansione ci ha permesso di vedere che grazie al PM non solo si attiva un lavoro con i pazienti e le famiglie ma si permette agli operatori di fare un’esperienza terapeutica e formativa. Si crea un clima mi maggiore collaborazione e scambio all’interno dell’ambiente di lavoro, oltre che un nuovo modo di pensare la sofferenza e di guardare al paziente e alla sua famiglia. La PMF interviene a più livelli sia sul paziente e sulla famiglia, che sugli operatori e sull’istituzione. L’intuizione avuta dal Dott. Garcia Badaracco oggi permette di poter usare un metodo che risponde alle esigenze non solo di cura ma anche di spesa (individuale, sociale e istituzionale). Nell’ultimo convegno di Psicoanalisi Multifamiliare organizzato dal LIPsiM (Roma, 2016) sono stati presentati dati e lavori su come la PMF agisce su pazienti, operatori e persone, il lettore interessato troverà le pubblicazioni dei lavori (Tra il dire e il fare, esercizi di Psicoanalisi Multifamiliare, nella collana del Vaso di Pandora, Vol. XXV- N.2-2017 Ed. Erga, e La Psicoanalisi Multifamiliare e il cambiamento: istituzioni, operatori, persone, in Interazioni N2-2017, Ed. Franco Angeli).
Abbiamo visto che oggi la complessità può essere approcciata in un contesto diverso, un luogo in cui si possono integrare le parti scisse, si può rendere vivibile qualcosa che non lo era, fare prevenzione e mantenere un processo terapeutico e formativo continuo, permettendo la condivisione della pazzia che, se condivisa, può smettere di essere pazzia assumendo spazio, significato e tempo.

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