Recensioni

“La psicoanalisi multifamiliare in Italia”, di Andrea Narracci e Jorge E. Garcia Badaracco

Recentemente ho letto e seguito la presentazione del libro “ La psicoanalisi multifamiliare in Italia”, di Andrea Narracci e  Jorge E. Garcia Badaracco, quest’ultimo  venuto a mancare prima della pubblicazione del testo, edito da  Antigone nel 2011. L’approccio con cui ho letto il testo è di tipo antropologico, essendo laureata in Antropologia Culturale, seppur avendo da anni integrato e applicato la mia prima formazione al campo del supporto educativo a persone con disagio socio-psicologico.
L’origine del gruppo multifamiliare risale al 1958 quando, in Argentina, il Dott. Jorge Garcia Badaracco, psichiatria e psicoanalista, iniziò a organizzare degli incontri settimanali con i pazienti psicotici gravi della sezione maschile dell’ospedale psichiatrico di Buenos Aires. Successivamente furono invitati a partecipare al gruppo anche i parenti di alcuni pazienti per discutere dei loro miglioramenti e della loro vita in generale, in vista delle dimissioni e del reinserimento sociale.
L’ esperimento ha avuto delle applicazioni più recenti in Italia grazie al Dott. Narracci il cui rapporto  con Badaracco ha permesso che  l’esperienza della psicoanalisi multifamiliare fosse inserita dal 1997 in alcune strutture terapeutiche per pazienti psicotici e borderline attive a Roma.
Attraverso le storie cliniche di più gruppi, il testo  dimostra concretamente che tipo di situazione genera un setting quale il gruppo multifamiliare. Innanzitutto, parlando di gruppo, si applica il concetto sistematizzato da Badaracco di  ”ampliamento della mente”,  ovvero  il “pensare insieme quello che non si può pensare da soli”.
A cambiare in tale setting è anche la modalità del trasfert che si trasforma in “transfert multipli”, ovvero corrispondenze degli altri in noi. Il transfert psicotico viene diluito in transfert multipli e ridotto di grado emotivo a causa della presenza di tante entità nelle quali proiettare parti di sè.  Secondo la tecnica della psicoanalisi multifamiliare si creerebbe quindi un contesto di “rispecchiamento metaforico” all’interno del quale molte persone interagiscono e sviluppano una rete di dialogo capace di interrompere il processo d’identificazione patogena e psicotica, la cui ragione profonda sta nell’essere bloccato in una situazione simbiotica con uno dei genitori, o con entrambi.
Nel GPMF (gruppi psicoanalitici multifamiliari) i familiari, i pazienti, gli operatori  creano gruppi generazionali in cui il paziente è considerato portatore di “cultura”. Di qui nasce la necessità di creare un contesto di relazioni sufficientemente ampio, che favorisca un processo di separazione dai meccanismi di interdipendenze patologiche e patogene e di emersione di virtualità sane individuali.
In quanto antropologa, sono stata fortemente colpita dalla prospettiva del testo di Narracci, che include e potenzia l’aspetto familiare della malattia come aspetto socio-culturale da affrontare in un contesto collettivo. Il GPMF viene paragonato dall’autore stesso ad una riunione di villaggio, elemento associabile a quegli  ambiti collettivi tradizionali di cura in cui il gruppo partecipa fortemente alla possibilità di guarigione dell’individuo, che incarna una crisi “collettiva e universale” (De Martino).
Il potere del gruppo sta nell’ attualizzare e circoscrivere la crisi al presente, affrontandola nel qui ed ora, come fosse un vero e proprio rito di guarigione, come lo si esplica nei gruppi religiosi in cui è forte la componente terapeutica e salvifica (Lanternari).  Tali religioni di guarigione, partendo chiaramente da un punto di vista differente da quello psicanalitico, hanno un campo di intervento nei contesti di sofferenza psichica e di crisi personale in cui la risoluzione dei conflitti interni sta proprio nella partecipazione ad un pensiero condiviso, a mio avviso non tanto distante dal concetto di Badaracco sulla mente ampliata.
Il valore terapeutico del GPMF lo si può constatare  attraverso la lettura delle trascrizioni delle sedute di alcuni gruppi condotti dal dott.  Narracci stesso. Tale materiale è ricco su un piano esperienziale perché svela, nel rispetto di tutti i partecipanti al gruppo, l’anima stessa e i meccanismi che caratterizzano le relazioni nei gruppi multifamiliari. Si può facilmente individuare, nelle parole dei partecipanti, come traumi e questioni latenti vengano riportate nel gruppo come “dicibili” in quanto  condivise e accettate, perché il gruppo  permette di rispecchiarsi in esperienze simili e creare una condivisione, che consente un riconoscimento, anche culturale,  in quello specifico gruppo.  Grazie a questo passaggio , come dice il testo, si possono vedere  le dinamiche  come in una scena, attraversarle e trasformarle; è proprio tale possibilità che dona un potere terapeutico al GPMF .
Consiglio questo libro in quanto presenta per la prima volta in Italia un materiale così organico, fatto di teoria e casi clinici,  sulla psicanalisi multifamiliare, e  offre la possibilità di aprire possibili scenari di terapia ad una dimensione più collettiva, sociale e culturale. Non è probabilmente casuale che il GPMF nasca in Argentina, paese che da una parte ha chiari punti di contatto con l’ Italia, ma che dall’altra parte conserva un tessuto di rapporti comunitari ancora solido, dove anche e soprattutto la cura non si può circoscriverla all’ambito strettamente individuale.

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