Recensioni

L’eredità di Bion

a cura di Antonio Ciocca, Alpes, Roma 2020.
Recensione di Stefania Marinelli

L’eredità di Bion è stata valutata e studiata così estesamente come nessun autore dopo Freud e negli ultimi decenni è cresciuta in modo esponenziale. E’ stata particolarmente e profondamente esaminata anche la vita personale, autobiografica, e privata di Bion, che egli stesso incoraggiò a considerare con numerosi scritti – prima le Memorie di guerra (1), poi altri di riconsiderazione a posteriori di esperienze passate (2); infine gli epistolari, pubblicati recentemente nel Regno Unito, e gli appunti di lettura lungo la sua attività di ricerca (3), oltre all’ampia registrazione clinica.
La ricerca clinica comprende un arco temporale longitudinale, dalle prime esperienze a Northfield, con Foulkes e con la supervisione di Rockman, con i gruppi; e quelle successive propriamente psicoanalitiche con i pazienti psicotici; fino a quelle americane degli ultimi dieci anni con colleghi in analisi e supervisione con lui, fra i quali Grotstein che ci ha lasciato preziose testimonianze e che il libro considera attentamente, e molti altri in California e in Brasile (v. Seminari brasiliani).
La letteratura europea, americana, australiana che ha dibattuto il suo pensiero e la sua costruzione teorica e epistemologica, sempre basata sulla sua esperienza di ascolto clinico, ha tenuto in considerazione tanto la sua opera quanto, abbiamo detto, la sua personalità – soprattutto i suoi traumi, confrontandoli con la sua teoria del trauma, da cui muovevano le sue prime ricerche sui gruppi (4) e sulla psicosi (5). Una letteratura che si è sviluppata a macchia d’olio in maniera esponenziale. Si può dire cioè che Bion sia stato l’analista che maggiormente ha accompagnato la psicoanalisi classica dal passato freudiano al presente, nel quale essa non era più idealizzata ed era stata criticata, e verso il futuro, in cui sarebbe stata sottoposta a una critica ben più dura di quella scientista del secolo scorso, e sfidata dai cambiamenti tecnologici. Bion aveva intuito questi sviluppi, la forza e la vulnerabilità del patrimonio disciplinare tramandato e da tramandare, e ha lavorato lungo la sua intera vita per articolarne i paradigmi, e per renderli tali che la complessità epistemologica potesse essere tramandata al millennio nuovo con la cognizione delle nuove richieste e bisogni. La sua scrittura è non solo “binoculare”, come egli stesso  chiamava lo sguardo dell’analista a diverse distanze di focalizzazione della lente, ma polivalente. Bion parlava della coppia madre/bambino e parlava di quella analista/paziente, della psicoanalisi e delle sue immaturità, dell’inconscio individuale e sociale, della mentalità primitiva e delle istituzioni che la contengono, del dolore arcaico e anche delle sue risorse (v. Bion. L’esperienza emotiva della verità, di Galimberti (6).
Antonio Ciocca aveva compreso che lo studio di Bion era il fulcro di un transito disciplinare. Creò un gruppo di studio vivo e vitale partendo dalla comprensione dell’esperienza clinica. Il suo saggio “Bion Clinico” presentato al Convegno milanese 2016 teneva in conto questa prospettiva luminosa. Una sera con Carla sua moglie mi invitò insieme a Claudio Neri a cenare per discorrere insieme di progetti “bioniani”. Vidi con uno stupore notevole che la sua scrivania, i suoi tavolini di lettura, tutto il suo studio, erano pieni di letteratura concernente Bion; i libri erano inframezzati da appunti, sottolineature ecc. Antonio leggeva davvero tutto ciò che veniva detto nel mondo sui paradigmi di Bion! Chi lo fa? Siamo tutti perimetrati dalle nostre piccole e grandi comunità…La sua mente viva e produttiva se ne avvaleva per puntualizzare e alimentare un pensiero profondo, che è stato immesso nel libro L’eredità di Bion, e che il suo gruppo ha portato avanti con affetto per lui e per le novità teoriche e cliniche introdotte dalla sua conoscenza condivisa in gruppo. Più tardi vidi altri tavolini di lettura tappettati di carte e libri.
Il lavoro del gruppo diede subito i suoi frutti: l’insieme dei testi restituisce alla “O” di Bion il puntuale valore non metafisico, ma psicoanalitico (Ciocca; Cataldi) e clinico (Cataldi), portato avanti da Bion nell’intero arco del suo lavoro e delle sue concezioni, in Inghilterra prima e negli ultimi produttivi anni in California. E’ trattato il legame con la ricerca scientifica (Esposito e Cieri) con la quale Bion si era costantemente misurato, e quello con la letteratura, nel quale Alessandra Ginzburg mediante un pregiato paragone narrativo ravvisa la versatilità della ricerca di Bion, centrata sulla mente psicoanalitica e la sua cultura. La biografia è stata trattata con garbo penetrante e attenzione bioniana da M.Pia Chiarelli, che mette in correlazione, in modo affettuoso e materno, il trauma separativo di Bion con la sua passione di ricercatore infaticabile. Infine la ricerca epistemologica, cara a Bion per trovare la possibilità che l’esperienza esclusiva della psicoanalisi potesse essere comunicata, è messa in evidenza da Walter Procaccio e Stefano Oliva ed è presente in tutti i contributi.
Il libro ha sicuramente il rigore bioniano dell’ascolto ma anche la grazia attenta del lavoro analitico di gruppo: Bion emerge in tutta la sua grandezza di innovatore teorico e di straordinario esperto clinico, ma anche all’interno di un ritratto umano profondo e affettivizzato. “Essere O”, non “conoscerlo” ma esserlo, circola in tutti i capitoli del libro come un invito a leggere quanto sia difficile liberare la mente dai suoi usi e abitudini (memorie, desideri, comprensioni già date o desideri di comprensione anticipati) al fine di creare uno spazio di ascolto e il riconoscimento delle verità che emergono a contatto con ciò che non è già noto (“O”). La tensione dell’ascolto analitico verso l’esperienza e creazione di “O”, descritta (Baldacci) come legame di rêverie e rappresentazione trasformativa degli elementi beta in alfa, crea il processo che fa emergere verità ignote, orientando analista e analizzando a costruire possibilmente altro nuovo, sulla base di un’esperienza sorgiva. E’ questo il compito precipuo della coppia analitica al lavoro.

Un ricordo affettuoso di Antonio nel libro (Marinelli) sottolinea il valore della sua presenza amichevole e animante all’interno del gruppo degli Autori.
Buona lettura!

Note

1.Bion W.R. (1997), War Memoirs 1917–1919. London: Karnac Books.
2. Bion W.R. The Long Week-End 1897-1919. London: Routledge, 1982. Tr.it. La lunga attesa. Autobiografia 1879-1919. Astrolabio, 1986. All My Sins Remembered and Another Side of Genius, Abingdon: Fleetwood
3. Press, 1985. Tr.it. A ricordo di tutti i miei peccati. L’altra faccia del genio. Roma: Astrolabio 2004.3.Vedi Hinshelwood, 2013, Bion’s Sources. The Shaping of His Paradigms. Routledge, London. Tr. it. a cura di S.Marinelli, Le fonti di Bion. Borla, Roma, 2014.
4. Vedi Experiences in group, Experiences in groups. London: Routledge, 1961. Tr.it Esperienze nei gruppi, Armando 1971, Roma.
5. La ricerca psicoanalitica sulla psicosi fu da Bion portata avanti lungo l’intera vita. Vedi in particolare Bion W.R. (1954-1967), Second Thought. Karnac, London 1967. Tr.it. Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico. Tr.it. Armando, Roma, 1970.
7) Galimberti F. (2017), Bion. L’esperienza emotiva della verità. NeP Edizioni 2017.

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