Dentro la violenza

I media e il caso Weinstein, l’occasione oltre la cronaca

Buongiorno, il mio intervento viene dopo quello dell’Onorevole Finocchiaro, che incarna il Poter Esecutivo ed ha avuto nel passato recente un ruolo di primo piano nella rappresentanza al massimo livello del potere legislativo

A me oggi tocca rappresentare un’altra funzione civile che può essere collegata al potere, il potere del racconto, dei media.

Sono qui io,  e non una mia collega della cronaca o il mio direttore, perché  vorrei riferirmi a una vicenda che parte dal massimo livello del mondo dello spettacolo, per diventare un emblema del rapporto distorto che puo’ ingenerarsi tra potere, maschile, e chi quel potere non lo ha, in questo caso il mondo femminile.

E’ il caso Weinstein, fortemente correlato, per altro, con quanto detto dal Ministro Finocchiaro, e che ha ingenerato una reazione che non sarà più possibile arrestare.

Nei telegiornali esistono due filoni sostanziali di racconto:

  1. Raccontare ciò che accade giorno dopo giorno, facendosi trovare ogni volta pronti;
  2. Scegliere contenuti sui quali essere continui nel racconto stesso, da tenere sempre sotto osservazione, da presidiare.

Sky Tg24 è diretto da una strepitosa giornalista strepitosa, ce ha scelto alcuni temi chiave della società come argomento privilegiato di racconto.

Sono temi che riguardano le nostre vite: il dissesto idrogeologico, ciò che non va nella gestione ei fondi pubblici, ciò che di orribile accade molto vicino a noi: la violenza sulle donne, i femminicidi ognuna di queste storie viene raccontata come merita: con la sua unicità, ma anche messa in relazione a tendenze più generali, perché se ne colga tutta la portata, la gravità, l’urgenza di trovare una soluzione.

Le raccontiamo tutte e credo in modo lontanissimo dalla tentazione di indulgere nel sesso o nel sangue, i contenuti chiave di una storia, scorciatoie che attraggono il grande pubblico alimentando anche la sua morbosità.

Il racconto fatto da Sky Tv 24 non va in questa direzione.

Un mese fa si è verificato un piccolo fatto che è diventato una valanga. Ed è toccato noi che raccontiamo il costume e il mondo internazionale dello spettacolo, raccontarlo per primi

Un signore potentissimo dell’ambito forse più simbolico e illuminato del mondo moderno, l’industria del grande cinema di Hollywood, un signore che non è il pioniere capitano di industria di inizio secolo che uccideva con il fucile gli indiani, ma un manager della creatività che ha saputo raccontare grandi storie popolari in cui c’era spazio per i grandi valori della convivenza, in realtà è stato accusato di aver abusato per decenni del suo potere per ottenere favori sessuali da donne che volevano inserirsi nel mondo del cinema o rimanere sulla cresta dell’onda.

E’ apparso subito evidente, almeno a noi di Sky Tg24, che questa storia aveva un potere emblematico fortissimo.

Per questo, l’abbiamo raccontata con risalto. Ciò che è emerso, giorno dopo giorno, è  in profondo contrasto con le regole che ci siamo dati per vivere in possibile armonia tra i generi. E raccontare questa storia significa anche rompere l’isolamento della paura in chi la vive ogni giorno in altri ambiti lavorativi.

Vi mostro ora un brevissimo video, l’intercettazione che ha dato il via allo scandalo che ormai tutti conoscono. (parte il video)

Perché l’ho fatto vedere? Perché è purtroppo ciò che accade in modo molto diffuso in tanti ambiti, Ascoltare, è istruttivo e umiliante. Non solo per il genere femminile, ma anche per quello maschile, che io rappresento, perché ci sbatte mette contro una realtà terribile.

Ecco: raccontare questa storia è stato come togliere un tappo che ha fatto uscire il marcio che c’è nei rapporti, non solo tra generi, ma tra poteri.

Questo racconto ha innescato una vera rivoluzione. Ci sono analogie con il fervore anti corruzione che suscitò 25 anni fa nel paese lo scandalo di “Mani pulite” e può essere una straordinaria occasione per cambiare le cose, da cogliere magari in modo più completo di quanto accadde in Italia all’inizio degli anni ’90.

In questo contesto la stampa ha il dovere di un racconto equilibrato, che sappia stare alla larga anche dalla tentazione di costruire mostri. Ma ha il preciso dovere di informare. Creando una consapevolezza nuova nell’opinione pubblica nella quale è poi’ semplice far passare nuove leggi che scardinino il pregiudizio che impedisce una vera uguaglianza di diritti tra i generi

Vi mostro un altro video. E’ un’intervista raccolta dalla nostra corrispondente negli USA a un personaggio non noto che parla di un caso terribile di molestie che ha per protagonista il manager cinematografico di cui abbiamo parlato prima. Abbiamo trasmesso questa intervista molte volte. Non a caso. (Video)

Mi serve a ribadire un punto centrale: “se c’è il racconto, giustizia prima o poi viene fatta e la verità spunta fuori”.  Chi fa il mio lavoro non può che pensarla così.

Condividi questo articolo