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Narrazione e rappresentazione nella psicodinamica di gruppo. Teorie e tecniche. Franco Angeli, Milano. Margherita G.V. (2009)

Ho il piacere di invitare alla lettura del libro Narrazione e rappresentazione nella psicodinamica di gruppo, da questo spazio specializzato all’interno della rivista Funzione Gamma Journal.

Una prima considerazione sul volume, introduttiva, riguarda la scelta metodologica di fondo adottata dall’autrice, scelta del tutto apprezzabile e condivisibile, quella di studiare e guardare al gruppo psicodinamico tenendo conto della sua peculiarità, utilizzando quindi prospettive di indagine prima e strumenti di intervento tecnico poi che siano specifici.

Il discorso sul gruppo viene svolto secondo il vertice di approfondimento prescelto che è il tema della narrazione e della rappresentazione, con lo scopo di «riflettere, in particolare, su una specifica area della gruppalità, un campo mentale e anche un campo esperienziale che può essere trasformativo; esso consiste nel passaggio dalle esperienze irrappresentabili alla costruzione di rappresentazioni nascenti o protorappresentazioni».

L’impianto strutturale del volume si articola in tre parti: la prima è dedicata agli aspetti propriamente storici, teorici e teorico-tecnici della psicodinamica gruppale; la seconda fornisce ampia dimostrazione dell’attualità e utilità del modello di intervento gruppale attraverso la variegata gamma di esperienze applicative in contesti istituzionali; la terza approfondisce alcune modalità rappresentative e narrative del gruppo, attraverso la felice metafora del testo Onde di Virginia Woolfe e alcune schede informative sulle tecniche, ognuna corredata da una specifica bibliografia. Per questa articolazione dei contenuti, e per la chiarezza del linguaggio utilizzato, il volume si presta utilmente anche ai fini didattici, in ambito universitario e specialistico.

La storia dei pionieri della psicoterapia di gruppo è proposta in maniera fruibile e snella, senza per questo essere manchevole di puntualità nei necessari “distinguo” fra i diversi orientamenti di pensiero sul gruppo e sull’uso clinico del gruppo, a partire, appunto, dalle loro radici storiche.

Sempre nella prima parte, un capitolo è dedicato ai linguaggi attraverso cui può esprimersi il gruppo e uno allo psicodramma, quale modalità rappresentativa propriamente gruppale, ripercorrendone le origini fino ad arrivare agli sviluppi più recenti nazionali e internazionali.

Risulta preziosa, soprattutto ai fini didattici, la trattazione di teoria della tecnica, che conclude la prima parte del volume. Ritengo che un elemento qualificante della trattazione sia proprio il fatto che i cardini della teoria della tecnica (il setting, le dinamiche di transfert-controtransfert, lo strumento interpretativo, ecc.) siano analizzati a partire dalla nascita nell’ambito della terapia individuale, con il relativo significato, fino alla loro evoluzione, si potrebbe dire a “nuova specie” (con tanto di nuovo nome in alcuni casi), nella terapia gruppale. Tutto questo testimonia ulteriormente quanto ho prima segnalato sull’attenzione dell’autrice alle peculiarità dell’ambiente-gruppo.

In particolare, nel trattare l’argomento del setting, l’autrice fornisce un ulteriore elemento di chiarezza metodologica attraverso l’esposizione di quelle che ne sono le peculiarità d’uso dal vertice psicologico-clinico rispetto a quello psicoanalitico.

La scelta poi di condurre il discorso da un vertice, quello della narrazione e rappresentazione, consente all’autrice di proporlo al lettore in termini approfonditi e compiuti, anche calandolo in contesti assai diversi fra loro. Mi riferisco alla seconda parte del volume, dove il lettore, una volta ricevute alcune importanti coordinate di orientamento teorico nella prima, viene ulteriormente accompagnato nell’osservazione di diversi possibili percorsi del gruppo psicodinamico, proprio attraverso le peculiari modalità di rappresentarsi e narrarsi in vari contesti istituzionali (gruppo con insegnanti ed adolescenti nella scuola, gruppo di sostegno alla genitorialità, gruppo esperienziale nella formazione di psicologi), per ognuno dei quali si riferisce come sia stato pensato e realizzato un dispositivo gruppale adeguato.

La narrazione di ognuna di queste esperienze è arricchita da sequenze cliniche commentate dall’autrice.

Nell’insieme, quindi, il volume regala al lettore una visione ricca e articolata di come il gruppo possa rappresentare e rinarrare la propria storia e le esperienze dei suoi membri, di come il gruppo si racconta, in varie forme, con quella funzione «amodale [… che] rappresenta uno specifico del gruppo [… ed] evidenzia la possibilità costante di transitare da un linguaggio a un altro, andando al di là delle modalità sensoriali (ora amplificate, ora addormentate, comunque alterate e trasformate dal dispositivo gruppale) per cogliere la qualità unitaria dell’esperienza emotiva affettiva».

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