N.42 - Trauma e Gruppo. Lavorare in gruppo con le omogeneità e le differenze

Presentazione del numero

In occasione della Conferenza organizzata nella primavera dello scorso anno 2017 dall’ “Istituto di Analisi di Gruppo Rasztòw” di Varsavia: Il desiderio di omogeneità e il conflitto(Pragnienie jednorodnosci a konflikt) presso la Biblioteca dell’Università, furono presentati e discussi alcuni nuclei tematici particolarmente vibranti e di notevole interesse per il lavoro dei gruppi, a partire dalla relazione di Maciej Zbyszewskisulla conduzione di gruppi omogenei con veterani di guerra, nella quale emergevano condizioni legate alla straordinarietà dei vissuti bellici e la difficoltà di trasformare i conflitti. I bisogni dei soggetti, puntualmente individuati, erano collegati a dimensioni cronicizzate di estraniazione dal contatto con la società civile e alla permanenza del ricordo traumatico; all’isolamento e alla perdita di discernimento dei valori comuni, connessa alla specializzazione settoriale delle relazioni belliche difficili da abbandonare.

Il discussantper la relazione, Katarzyna Prot-Klinger, esaminò le risorse della comunanza elaborabili nei gruppi omogenei rievocando il confronto con il lavoro di gruppo con sopravvissuti di Olocausto, ma anche enucleando d’altro canto le problematicità connesse con il rischio di escludere dal campo condiviso ritenuto “omogeneo” i vissuti profondi individuali e i transfert ambivalenti. I temi nonostante la loro drammaticità furono trattati con notevole puntualità e molti aspetti della formazione e conduzione del gruppo omogeneo e della presenza di omogeneità all’interno del gruppo posti in modo limpido. Questo rese immediata la fruizione dell’audience e generò un vivo dibattito partecipato a vari livelli.

Seguì la relazione di Stefania Marinellisui gruppi con pazienti anoressiche, e a tutta prima il tema sembrò essere davvero molto differente dai primi trattati. Ma poi, almeno questo accadeva nella mente della relatrice che scrive questa presentazione, lo sfondo drammatico del teatro di guerra e delle sue vittime concrete sembrò risonante con i temi della mente e del corpo concretamente restrittivi e arroccati e fu sintonico con il lavoro del gruppo. Le vittime dell’inedia costrette ad anoressizzare i contenuti somatici e psichici vitali comunicavano con le vittime delle devastazioni belliche, prendendo una collocazione nel gruppo che discorreva di loro. Il Convegno si svolgeva nella città di Varsavia da poco ricostruita con lo splendore di un tempo dalle distruzioni patite nella Seconda Guerra Mondiale (negli stessi giorni veniva inaugurato il Museo dedicato alla storia e ricostruzione della città, con ampie documentazioni dai tempi antichi fino al dopoguerra e allo stato attuale).

Infine Tomasz Kuldeskj, psicoanalista discussantper la relazione presentata, produsse alcune interessanti osservazioni sul significato ambivalentedel formatodi gruppo basato sulla composizione “omogenea”monotematica o monosintomatica: le notazioni erano oltre che utili in generale per riflettere, particolarmente preziose per chi pratica la terapia di gruppo e dunque elabora i criteri che ispirano la formazione e composizione del gruppo e il modo di favorire il suo processo.

O per contrasto, o per disciplina di gruppo e allenamento a pensare, la platea fu straordinariamente produttiva e il dibattito molto partecipato, ordinato e ricco di senso. Purtroppo per motivi organizzativi non è stato possibile restituirlo qui in forma di contributo a questa edizione, dove sono riportate solo le relazioni presentate dai relatori.
Per queste ragioni, per mettere in evidenza il contributo di freschezza e profondità della Conferenza, la rivista ha deciso di pubblicare quei materiali nel loro stile discorsivo  senza riformalizzarli. Ad essi via via si sono aggiunti altri che hanno seguito la scia tematica, condividendola con la redazione e con un ampio gruppo di autori da diversi Paesi e culture.

Abbiamo pensato di introdurre l’edizione, di cui è pubblicata anche la versione polacca delle presentazioni dei colleghi di Varsavia (https://www.funzionegamma.it/category/edicje/edycja42/),con un contributo di R.D.Hinshelwood, che presenta alcune preziose riflessioni elaborate in occasione di un invito a partecipare lo scorso anno alla Conferenza Anniversaria dell’evento atomico di Nagasaky. Le considerazioni, a partire dalla rievocazione di una visita al campo di sterminio di Auschwitz, vertono su un interrogativo relativo all’indifferenza: un rischio, al limite del comprensibile psicologico umano e sociale, di alienazione dei sentimenti di legame e di cura che qualificano la comunità sociale umana.

Seguono i lavori del Convegno di Maciej Zbyszewski, e del Discussant Katarzyna Prot-Klinger, di Stefania Marinelli, e del discussant Tomasz Kuldeski.

Silvia Corbellaha descritto con riferimento al modello gruppo-analitico la costruzione dell’identitànel gruppo, con affermazioni e esemplificazioni di molto interesse positivo.

Mirella Montemurroe i co-autori R.A. Belpassi, C.Carnevali, S.Fabbri, S.Saponihanno contribuito sul significato psichico della violenza e del legame perverso, anche presentando vignette cliniche con setting diversi, da duali a plurali e di coppia, e il processo della comprensione e trasformazione del dolore nel lavoro analitico.

Giuseppe Lo Piccolo, Javier Sanchis Zozaya, Muriel Katz-Gilberttrattano il tema del tempo e della memoria traumatica in un gruppo di migranti: il tempo è evocato dalle immagini circolanti in un Gruppo Photolangage, che modula la catena associativa e la trasforma in una tessitura contenitiva e produttiva.

Maria Luisa Drigo e una équipe di curanti della ASL di Trentohanno elaborato un sensibile e consistente testo che narra la storia e le attività di un Laboratorio emotivoper operatori che lavorano con pazienti terminali, e cronici, proponendo un modello di lavoro clinico per fronteggiare il dolore, la frustrazione e il rischio autoreferenziale.

Il quadro del lavoro testimonia da vertici differenti che il pensiero di gruppo e l’apporto psicoanalitico forniscono opportunità elaborative ai traumi gravi e profondi quando possono essere condivisi all’interno di un setting multiplo e sociale, il cui dispositivo di lavoro può essere orientato secondo le difficoltà del campo comune. La messa in primo piano, nei contributi a questa edizione, del lavoro del gruppo e delle sue processualità specifiche e il confronto con le dimensioni specializzatedel gruppo – come M. Curi Novelli le ha nominate nel suo libro sull’anoressia – e omogenee come sono state studiate nel libro Gruppi Omogenei* – fa emergere la produttività del processo nel quadro delle difficoltà da individuare ed elaborare.

Nell’edizione il confronto fra culture distanti e autori che operano in contesti sociali orientati con sensibilità differenti al tema del conflitto, della diversità, della emarginazione e sono ispirati a diversi stili elaborativi delle risposte da approntare, ha generato una sinergia che aumenta il valore dell’indagine e la conoscenza dei funzionamenti del gruppo. In particolare il lavoro dell’edizione rende un tributo importante alla conoscenza del piccolo gruppo a funzione analitica, che sviluppa, in un microcosmo specializzato e deputato, un processo in grado di fare ed esemplificare il lavoro del legame, aiutando così anche il più ampio gruppo.

E ora la lettura. Ci sentiremo più collegati.

* Il libro, di AA.VV., a cura di R.Girelli, S.Corbella, S.Marinelli, esamina a vari piani di profondità le dialettiche del gruppo omogeneo in diversi contesti pubblici e privati, per indicare le differenti funzioni della composizione monosintomatica o monotematica del gruppo nel lavoro clinico, formativo e di supporto socio-sanitario.

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