Dentro la violenza

Il silenzio delle donne

Secondo me, quando si parla di violenza sulle donne, bisogna storicizzare , per capire che non siamo di fronte a uno scontro di genere ma di cultura. Tutti gli esseri umani sono dotati di aggressività e capaci di violenza. L’educazione, la morale,  la cultura, la religione,  tutto ciò che riguarda la pratica della sublimazione,  aiuta l’essere umano a  reprimere quella forza egoistica che tende a imporsi sugli altri.  Le donne storicamente sono state costrette a sublimare e quindi hanno imparato a reprimere la propria aggressività.  Mentre gli uomini  sono sempre stati esortati a esprimere gli istinti di dominio, a volte trasformando il più combattivo e vincente  in un vero e proprio eroe, che ciò avvenga in guerra , o in conquiste territoriali o in  competizioni sul lavoro non importa. La violenza maschile troppo spesso viene considerata segno di virilità.  Ricordiamo comunque  che qualsiasi gruppo, quando prende il potere, si preoccupa di assicurarsi due forme di dominio e di controllo: uno sulla morte, ovvero le guerre, la giustizia, le prigioni e uno  sulla vita, ovvero il ventre delle donne. Tutte le morali sono state costruite su questa pretesa di controllare e guidare il futuro della specie. Da qui i vari tabù, dalla verginità all’adulterio, dalla libertà di voto alla libertà sessuale. Le donne hanno sempre combattuto per ottenere alcune libertà, conquistando a volte qualche brandello di autonomia.  Più spesso  sono state punite e rimesse al loro posto con fermezza. . Pensiamo alle battaglie delle donne greche, dalle Amazzoni alle profetesse; pensiamo alle mistiche che si sono ribellate alla Chiesa come istituzione, alle cittadine della rivoluzione francese che hanno rivendicato i diritti delle donne, anche se la più  temeraria poi è  stata decapitata e parlo di Olimpia De Gouges.  Ricordiamo le  donne che hanno combattuto, e spesso sono morte, per fare le staffette partigiane  ma nessuno le ricorda. 

Oggi le donne giustamente pretendono di praticare tutti i mestieri, dalla poliziotta alla chirurga, dalla scienziata al pilota di formula uno. Ma ci sono molti che non sono d’accordo e rendono loro la vita difficile. Le leggi sono cambiate e sulla carta possiamo dire di avere la parità.  Ma nella vita di tutti i giorni le cose sono più complicate e ci sono molti che si mettono contro le leggi, per un atavico attaccamento ai propri privilegi.  Chi ha introiettato i valori arcaici  stenta a liberarsene, si sente offeso dalle nuove pretese di libertà delle donne che dicono di amare. Le stesse donne a volte introiettano questo senso di inferiorità e si fanno trattare male, senza neanche accorgersi delle ferite che lasciano sulla loro anima e sul loro corpo i comportamenti offensivi di chi non le stima. Voglio ricordare il caso di quelle due ragazzine sedicenni, due  parioline di famiglie benestanti che si vendevano per una ricarica del telefono. Quando sono state interrogate, le due ragazze hanno detto :“ Ma io sono  libera e vendendo il mio corpo faccio quello che voglio”.  Senza rendersi conto che così dicendo scambiavano l’abuso per libertà, la reificazione per indipendenza, facendosi  doppiamente  schiave ,  aguzzine di sé stesse senza neanche saperlo. 

Questa è la schiavitù che impone la società di mercato ,dove tutto si vende e si compra.  Una  società che è stata bene interpretata da Berlusconi  col suo mito del denaro e del successo televisivo. La cosa peggiore che possa capitare oggi è quella di introiettare i valori della cultura di mercato convincendosi che la libertà più grande stia nel decidere di considerare il proprio corpo come un oggetto in vendita. Un conto sono le povere ragazzine rumene, spesso minorenni che vengono ingannate, vendute e comprate sul mercato del sesso e tenute sulla strada col ricatto e il terrore. Per lo meno loro  sanno chi è il nemico . Mentre chi pensa di essere libero perché applica le regole del mercato anche su proprio corpo non sa di farsi schiavo da solo.  

Si è parlato qui di stupro e di abuso e qualcuno ha cercato di chiarire che sono due cose molto diverse. Certo che c’è differenza , ma sia i maltrattamenti  sia lo stupro fanno parte di una stessa cultura  che ritiene le donne oggetti di proprietà, a cui non si ha voglia di riconoscere dignità e autonomia. Apro una parentesi per ricordare che gli animali non stuprano : lo stupro è una prerogativa strettamente umana che é nata come  una efficace  arma di guerra, soprattutto per offendere e umiliare il nemico .  Lo stupro non ha niente a che vedere con la sessualità,: non è il desiderio che spinge alla violenza, ma la voglia di dominare e mortificare un corpo sessuato.  

Ora può succedere che la  persona umiliata introietti questa violenza dandosi delle colpe che non ha, come se fosse inconsapevolmente complice della violenza. Molti  stupratori lo sanno, e riescono a farne uno strumento di manipolazione , soprattutto quando ci sono di mezzo le minorenni che vogliono fare tacere per paura che si confidino con qualche adulto responsabile.. 

Mi sono occupata di abusi sui bambini in un libro, Buio, che racconta casi veri di pedofilia. I bambini abusati spesso proteggono chi approfitta di loro: Si tengono dentro l’orrore per anni, in un silenzio terrorizzato Non c’è da stupirsi che le violenze subite  rimangano sepolte a vita.. Se il manipolatore ha messo in atto le sue strategie, il bambino non parlerà mai, perché si sentirà complice e avrà vergogna. Solo quando si crea una situazione di sincerità e di denuncia pubblica  a cui partecipano altre vittime, il bambino,  ormai diventato adulto , si deciderà a parlare. Come è successo con i ragazzi che erano stati abusati dai preti nei seminari. Da soli non si riesce a bucare il muro del silenzio e della complicità. Solo  quando si crea un collettivo risentimento contro le predazioni sessuali, la vittima si sentirà  libera di parlare. 

Molti , di fronte alle reticenze di chi non denuncia, si fanno accusatori e chiedono in maniera punitiva: : perché ci hai messo tanto a parlare, perché non hai accusato subito? E non si rendono conto che un ragazzino o una ragazzina spaventata, in soggezione di fronte a un adulto potente e sicuro di sé,  è difficile che riesca a vedere con lucidità le cose. Quei  pochi  che hanno denunciato un potente fra l’altro, sono stati accusati di mentire, messi in berlina dalla curiosità pubblica, e spesso trasformati  da vittime  in colpevoli da un team di avvocati che sapeva come manipolare i media e come convincere i giudici. 

 Non è facile riconoscere l’aguzzino per chi viene in qualche modo plagiato da un adulto manipolatore :  se costui  insinua nella mente del minore  che in fondo è stato lui a volerlo e quindi è più che complice, un seduttore spericolato, sicuramente il vero sedotto non  parlerà mai . Si tratta di  un enorme edificio culturale da cui  è molto difficile non farsi schiacciare, soprattutto per chi è più fragile, più esposto, più bisognoso di affetto e di attenzione. E’ bene rammentare che a volte   questi vampiri sono bravissimi nel recitare la commedia e nel  fare sentire in colpa le loro vittime.  E il silenzio spesso copre l’abuso in nome del decoro familiare o comunitario .

Il senso di colpa, soprattutto nelle donne, ha radici lontanissime e profonde  e , secondo me , è proprio su queste radici che dobbiamo riflettere e lavorare. Ricordiamo che per tanti secoli la Chiesa ha colpevolizzato la donna perché ritenuta responsabile della cacciata dal Paradiso. E questo ha pesato. Anche Sant’Agostino, che sembra l’uomo più aperto del mondo, in buoni rapporti con una madre, Monica, intelligentissima e coraggiosa, perfino lui scrive dell’inferiorità femminile dandola per scontata: le donne sono impure e colpevoli. Non c’è da stupirsi se tante donne portano nel fondo del cuore, anche senza saperlo, un senso di colpa che le rende complici involontarie e vittime in perfetta innocenza. 

Siamo prodotti storici, la natura non c’entra. Se fossimo fatti solo di natura, saremmo sempre fermi nel tempo, come le api, che da millenni hanno la stessa organizzazione sociale. Invece noi cambiamo in continuazione .  E’ propria della civiltà il cambiamento.  Sta nei cambiamenti , ovvero nello sviluppo, la particolare intelligenza dell’essere umano. Solo che a volte galoppiamo nello sviluppo soprattutto tecnologico, e rimaniamo indietro dal punto di vista psicologico e sociale.

Insomma, di fronte ai cambiamenti storici, c’è chi accetta e si mette in discussione e c’è chi proprio non riesce ad sopportarli   e si attacca come una cozza a vecchi privilegi e vecchie norme ormai superate. La saggezza sta nel  riconoscere i mutamenti e nel cercare di guidarli, non facendosi fagocitare o schiavizzare dalle novità tecnologiche.  L’uomo che accetta il cambiamento è saggio ,  sta in armonia col suo tempo. Quando invece  identifica  la propria virilità con il possesso della donna amata, tentando di fermare la storia e il progresso, finisce per fare del mala e a se stesso e a chi vuole bene..  Il che dimostra quanto sia profonda la crisi . Sappiamo che il femminicidio inizia sempre così: due si incontrano, si sposano, fanno dei figli . Poi ad un certo punto lei dimostra una qualche velleità di autonomia e lui diventa geloso, poi manesco, infine ossessivo . Finchè, spinto da una rabbia incontenibile, preso da un voglia di vendetta  che non riesce a controllare, la uccide. Un modo, in fondo ,di uccidere se stesso – quando non lo fa per davvero- perdendo la moglie, i figli , e preparandosi un futuro dentro una  squallida  cella di prigione. Ma evidentemente colui che si sente “abbandonato dalla madre”, come scrive Serena Sapegno, incapace di un rapporto alla pari, terrorizzato dall’idea di uscire  dal mito di una madre serva fedele e accudente, non può che uccidere per dimostrare a se stesso di mantenere sul destino un potere, anche se stupido e funebre.

Mi si chiede del mondo islamico e del suo ritorno alla lettera del Corano. Direi che oggi ci troviamo davanti un  mondo Islamico  drammaticamente diviso: da una parte  chi vuole storicizzare il Corano, come ha fatto la Chiesa Cattolica, lasciando cadere alcuni comportamenti che in duemila anni sono stati svalutati, e chi invece non vuole storicizzare pretendendo  di seguire  le parole di un Dio crudele e antico le cui disposizioni sono state raccolte nel Corano e devono essere eseguite alla lettera. .. Ma il Corano, come la Bibbia, davano per scontata la schiavitù, dicevano che le donne adultere  dovevano  essere lapidate, che ai ladri si doveva tagliate le mani , che gli omosessuali andavano buttati giù da una rupe, che chi non adorava lo stesso Dio doveva essere tagliato a pezzi. .

La capacità di storicizzare è la grande forza di un popolo, di una cultura. Storicizzare vuol dire capire i cambiamenti, che a volte in effetti sono dolorosi e poco piacevoli, ma non serve a niente negarli, bisogna conoscerli, capirli e guidarli.  Altrimenti si diventa prigionieri di una ideologia chiusa e guerresca. Le donne, che sono state costrette a sublimare, sono più abituate a frenare la rabbia, a controllare l’istinto di vendetta e di ritorsione, anche se pure loro spesso sono restie ai cambiamenti, e preferiscono cacciare la testa sotto la sabbia piuttosto che affrontare le complicazioni dei nuovi diritti. I diritti comportano doveri, e quindi bisogna sviluppare una qualche forma di autonomia e responsabilità. E questo può fare paura a quegli uomini per cui l’amore è sovranità, controllo. Ma secondo me, anziché dire alle donne che devono smettere di sublimare, bisognerebbe chiedere agli uomini di imparare a  sublimare . Capisco che sia difficile, ma  il buon cittadino nasce dalla sublimazione, dalla consapevolezza e dalla presa di responsabilità. 

Io mi auguro che le donne si rendano conto sempre di più  che i comportamenti umani sono costruiti dalla storia non dalla natura,  che le cose cambiano in continuazione e che, se si vuole essere rispettati, bisogna conquistarsi la stima e non affidarsi  a istituzione ormai morte, come la famiglia tradizionale.. MI sembra che, in questo periodo di regressione, stia rinascendo una nuova energia collettiva, che speriamo si sviluppi e duri nel tempo.  Da soli non si cambia nulla, solo collegialmente, quando ci si sente parte di una comunità che subisce ingiustizie, quando si fanno progetti insieme  per un  futuro comune, allora si può agire per lo sviluppo e il  futuro di una paese. 

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