N.28 - Psicoanalisi e Cinema: “Come in uno specchio"

In cerca di ‘Hyde’. Note su alcune trasformazioni nella stanza di analisi

Abstract

Gli autori propongono una riflessione tra l’uso del film e del contesto della sala cinematografica con particolari aspetti del dialogo analitico. Attraverso la rilettura del racconto de “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde” di Robert Stevenson e cinque differenti versioni cinematografiche di quel racconto, il saggio cerca di indagare come il cinema abbia descritto quelle differenti e contraddittorie emozioni, provate di fronte a pazienti che si trasformano in seduta davanti all’analista. Tali reazioni richiedono sempre “una risposta dotata di specificità” frutto del lavoro dell’analista, che accoglie e condivide il punto di vista del paziente, potendo trovare un modo per accedere alle tante aree potenziali della mente, o degli stati multipli del Sé che diversamente si esprimono. In questa linea si propone che tali film possono svolgere la funzione di dispositivi che fanno lo stesso lavoro del sogno: da un lato permettono di evidenziare le tensioni pulsionali e la loro impossibile e conflittuale realizzazione diretta, mentre dall’altro presentano la necessità vitale di poter continuamente sognare se stessi, secondo dimensioni potenziali che solo la mente di un altro può rendere possibili.

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