Questa voce è stata pubblicata in N.47 - Polifonia del corpo in psicoanalisi. Il corpo nella ricerca psicoanalitica. Nuove patologie e clinica psicoanalitica. Contrassegna il permalink.

Intervista a Marco Fierro

a cura di Adelina Detcheva

Domanda: La prima domanda riguarda l’osteopatia vista un po’ più da vicino. Di cosa si tratta?

Risposta: L’osteopatia è una tecnica prevalentemente manuale che cerca di ritrovare un equilibrio nella persona. Un equilibrio sia da un punto di vista meccanico ma anche fisiologico. Detto questo, va ad agire sia sui tessuti più ossei, articolari, muscolari ma anche su tessuti quali fasce, organi viscerali, oppure ancora in modo più profondo a livello della testa, del cranio e dell’osso sacro. Quindi ci sono delle tecniche che riguardano il sistema muscolo-scheletrico, delle tecniche che riguardano il sistema viscerale e delle tecniche che riguardano quello che noi chiamiamo il sistema cranio-sacrale. Tutto questo, fatto con delle mobilizzazioni o in alcuni casi manipolazioni sempre molto mirate che vanno su un segmento e soltanto dopo aver fatto dei test ben specifici su tutti i sistemi che possano agire sul problema evidenziato durante l’anamnesi. Quindi queste tecniche, che sono sempre manuali, servono a far ritrovare o creare un nuovo equilibrio specifico per ogni persona. Cioè, ognuno di noi ha un suo equilibrio, un suo status dove è più in comfort, dove vive meglio, si muove meglio ed agisce in modo migliore. Quello che dobbiamo fare noi osteopati è capire qual è il miglior equilibrio per ogni persona, quindi visionare, studiare, fare dei test sulla persona, capire in senso generale la meccanica di quella persona e riportarla, se si trova fuori dal suo schema, nello schema che potrebbe essere funzionale alla persona stessa, che può farla funzionare meglio. Spesso noi siamo abituati a vivere in una condizione nella quale ci troviamo a pensare di stare bene. In realtà, magari funzioniamo al 50%. Spesso dopo il primo trattamento si percepisce uno stato di benessere che non si era mai avuto e questo ci rende consapevoli delle limitazioni che si avevano precedentemente. Spesso io dico ai miei pazienti che superata una fase acuta del problema, quindi se vengono con mal di schiena o con patologie in fase acuta, è importante che durante l’anno si possa verificare il mantenimento dello stato di equilibrio trovato con delle sedute, due o tre durante l’anno. Io ho insegnato diversi anni e, quando parlavo con gli studenti, dicevo sempre: è come avere una macchina di Formula 1, la macchina è uscita fuori pista, chissà se adesso le performance saranno uguali. E uno si chiede: “ma come, è uscita un attimo, insomma, non ci dovrebbero essere tutti questi problemi”. In realtà, quelle sono macchine perfette, basta un niente per cambiare assetto e farla andare un po’ più piano comunque con una performancediversa. Per il corpo forse è la stessa cosa: basta un niente per farlo funzionare al 20% in meno rispetto a quello che potrebbe. Questo è quello che andiamo a cercare. Diciamo sempre che siamo dei meccanici di Formula 1 per il corpo e quindi dobbiamo essere molto precisi ed attenti a tutte le variabili. Questo è quello che cerchiamo di fare durante la nostra pratica quotidiana.

Domanda: C’è anche un momento conoscitivo, immagino. Cioè un momento di anamnesi?

Risposta: Sì, assolutamente. L’anamnesi ci serve per capire se ci siano stati nel passato del paziente dei traumi fisici ed altri che possano aver contribuito ad innescare una serie di compensi che poi sfociano in una sintomatologia anche apparentemente lontana rispetto al problema iniziale. Ad esempio, si può arrivare anche al momento della nascita che rappresenta un elemento di possibile trauma. Per questo diventa interessante far visitare il neonato ad un osteopata che verificherà la presenza o meno di eventuali compressioni che negli anni possano condizionare negativamente lo sviluppo di una corretta postura o altro.

Domanda: Rispetto alle narrative dei pazienti, che peso possono avere i fattori emotivi e affettivi?

Risposta: Diciamo che generalmente un paziente che si approccia all’osteopatia non mette in evidenza quell’aspetto. Siamo noi che con l’esperienza e con l’ascolto, capiamo che forse c’è un aspetto che non hanno ricollegato al problema e allora si possono fare delle domande più specifiche su un possibile trauma emotivo importante nel passato. Anche se inizialmente i pazienti non lo tirano fuori noi durante l’anamnesi, o durante la palpazione con i nostri test, possiamo capire se l’evento scatenante di tutta la problematica potrebbe essere stato un evento emotivo. Devo sottolineare che questo avviene spessissimo.

Domanda: Mi può fare un esempio pratico di una situazione di questo tipo?

Risposta: Un esempio molto classico: parliamo della cervicale. Tante persone soffrono di cervicale. E la cervicale, per la mia esperienza ha il 90% di base emotiva. Quando dico cervicale, parlo anche di ernia cervicale, che è una patologia molto importante. L’ernia cervicale è il prolasso della parte interna del disco che esce fuori e dà un dolore a livello della zona delle spalle e anche a livello del braccio. Beh, io le dico che anche un ernia cervicale può avere un’origine emotiva, perché c’è stata alla base una forte compressione emotiva. E’ come se la persona fosse stata schiacciata dalla testa. Quindi potremmo usare il termine “i pensieri che pesano sulla testa”. Quindi, l’esempio potrebbe essere anche quelle signore che hanno quella che noi chiamiamo la “gobba del bisonte”, dietro alle spalle, un bozzo che si forma. Queste sono donne che portano il peso della propria vita sopra la testa modificando la loro postura, il loro assetto, si crea questa protuberanza, tipico delle donne che si sono dedicate esclusivamente alla famiglia e non hanno mai pensato a loro stesse. Infatti io, la domanda che faccio, è “certo lei non ha mai pensato a sé stessa, ha pensato ai figli, al marito, agli altri”, “sì è vero, c’ha ragione”. Sempre così. Quindi effettivamente tante cose che noi andiamo a trovare a livello del corpo hanno un riscontro psicologico e emotivo importante. Moltissime.

Domanda: E come ha approdato a questa professione?

F: Allora, io nasco come fisioterapista. Quando mi sono laureato in fisioterapia sentivo che mi mancavano delle informazioni, sentivo che c’era qualcosa che mi mancava. Allora mi ricordo che andai a fare un corso di specializzazione sulla colonna dove conobbi un ragazzo che stava facendo la scuola di Osteopatia e rimasi molto affascinato dalle cose che diceva sul cranio, sul movimento delle ossa, eccetera, e allora mi informai ed effettivamente pensai che questo forse poteva essere la cosa che faceva per me ed effettivamente fu una bella scoperta. Per me fu come scoprire un nuovo mondo, no? A tutti i colleghi che mi chiedevano all’epoca “ma com’è questa Osteopatia”, dicevo: “ho scoperto un nuovo mondo”.

Domanda: Nella sua pratica incontra delle patologie e delle problematiche maggiormente frequenti?

Risposta: Allora diciamo che frequentemente le patologie con le quali lavoro di più sono mal di schiena, ernia del disco e sicuramente le cervicalgie, i mal di testa, poi in realtà nella nostra professione ci sono tante altre patologie meno conosciute che possono essere trattate, come l’ernia iatale, il reflusso, oppure problemi ginecologici, insomma diverse patologie che possono essere approcciate. Quelle sulle quali si va più diretti sono tutte quelle dell’apparato muscolo-scheletrico, della colonna vertebrale. Sulle altre si può avere un ottimo approccio con degli effetti molto positivi, molto buoni.

Domanda: Lei ha un interesse specifico per qualcuna in particolare di queste patologie?

Risposta: Quelle di cui mi occupo più frequentemente sono tutte le patologie della colonna vertebrale, quelle senza dubbio. Quindi cervicalgie, lombalgie, sciatica, ernia del disco, tutte queste, molti mal di testa. Sono queste che troviamo più frequentemente.

Domanda: Stavo pensando al ruolo dello stress e della tensione fisica. Vi sono dei benefici che si possono ottenere tramite l’Osteopatia?

Risposta: Diciamo che da questo punto di vista la meccanica ci viene un po’ più incontro, nel senso che quando parliamo di stress, di emozioni, dobbiamo sempre pensare che il corpo reagisce a tutto ciò che c’è intorno a noi e a tutto ciò che è dentro di noi. E reagisce attraverso linee ben specifiche che sono gli ormoni. Gli ormoni fanno sì che ci siano dei cambiamenti meccanici e fisiologici all’interno del nostro corpo. Le faccio un esempio molto semplice: in una situazione importante che abbiamo davanti, quindi una situazione nella quale dobbiamo reagire, noi abbiamo due possibilità generalmente: quella che chiamiamo la reazione di attacco o la reazione di fuga. E questa è data appunto dalla stimolazione che abbiamo da un punto di vista emotivo. Quindi, facciamo l’esempio della persona che vive una situazione faticosa in ufficio, difficile in casa: questo sarà ogni giorno sottoposto a uno stress. La reazione qual’è? Che meccanicamente il diaframma si posiziona in un modo da stimolare le ghiandole surrenali che stanno al di sopra dei reni, perché le ghiandole surrenali stimolate vanno a produrre adrenalina, noradrenalina e cortisolo, che son quelli che poi arrivano a livello centrale, a livello dell’ipofisi, e danno lo stimolo al corpo per reagire. La posizione del diaframma coinvolge i muscoli che si attaccano sulle cervicali tirandole verso il basso e creando così una compressione cervicale che è alla base dello sviluppo di tutta una serie di patologie legate a questa zona. Questo è quello che avviene quando noi non riusciamo a riportare il sistema in uno stato di comfort. E siccome questo nella vita di tutti i giorni soprattutto nella società in cui viviamo avviene sempre, tutte le persone hanno questo diaframma bloccato e di conseguenza porta tutto il sistema in empasse e comunque in difficoltà e crea un circolo vizioso. Se poi sto male non riesco più a reagire a certe situazioni e questo è un continuo, è un circolo vizioso che continua. L’origine è stato lo stress, sono le emozioni negative che hanno creato tutto questo. Chiaramente, io di fronte a un paziente che ha questa situazione devo trovare le parole giuste per fargli capire che alcune situazioni emotive incidono fortemente sul suo problema. Chiaramente poi mi fermo perché non è più il mio campo e cerco di indirizzarlo verso lo specialista in questo settore. Ma comunque è sempre un argomento un po’ delicato. Cerchi di far capire alla persona che forse deve affrontare anche quelle situazioni con le persone giuste. Io faccio un lavoro meccanico, ma se poi alla base la persona non capisce che deve migliorare anche quella situazione comportamentale e relazionale, si fa un po’ fatica. Non è proprio semplice alcune volte far capire alle persone l’origine del problema. Comunque la relazione emotiva nel nostro lavoro è frequentissima, tant’è vero che esiste una branca dell’Osteopatia che si chiama Osteopatia somato-emozionale. Esistono queste tecniche somato-emozionali.

Domanda: A questo proposito, mi sembra che i danni li possano creare le tensioni trattenute, lo stress non abreagito o comunque non elaborato, che si blocca in qualche modo sul corpo.

Risposta: Assolutamente sì. Infatti, in queste tecniche somato-emozionali si parla anche di cisti energetiche, si è alla ricerca di cisti energetiche. Quindi, un accumulo di questa tensione, di questo stress, che ha bloccato un sistema. Tenendo conto che un elemento importante dell’Osteopatia è anche la vascolarizzazione dei sistemi. Andrew Taylor Still, il fondatore dell’Osteopatia, fondava tutto sulla regola dell’arteria, ossia: se un organo, se una fascia, se un tessuto è ben irrorato, funziona bene. Se questa irrorazione non c’è, funziona male. Quindi, alcune volte queste cisti energetiche bloccano dal punto di vista anche vascolare il sistema e quindi da lì esce la patologia.

Domanda: Certo. Senta, e che dire del ruolo del dolore?

Risposta: Allora, il dolore diciamo che dal nostro punto di vista ha un’importanza relativa, nel senso che per fortuna noi ci dobbiamo affidare a dei test manuali per capire effettivamente quanto quel dolore sia riferibile rispetto al blocco che troviamo. E quindi il dolore, insomma, voi lo sapete bene è molto soggettivo. Quindi, noi dobbiamo farci affidamento ma relativamente. Io posso anche vedere una persona non chiedendo nulla sull’anamnesi, sul dolore, facendo posso trovare delle zone dolenti dei test. Quindi per fortuna il dolore è più importante per il paziente che per l’osteopata. Poi è chiaro che la risultante finale deve essere che la persona sta bene e deve dire che non ha più dolore.

Domanda: Chiaro. Invece, per quanto riguarda questo momento storico di COVID-19, lavorare manualmente con il contatto fisico sul corpo quanto è cambiato rispetto a prima? Come incide sulla sua professione?

Risposta: Noi adesso utilizziamo dei guanti, generalmente non utilizziamo dei guanti. Tra l’altro, io faccio molta fatica perché non riesco a vedere in faccia le persone, perché hanno la mascherina! Le persone non vedono in faccia me! Nella medicina in generale dare una rassicurazione o avere un viso perlomeno rasserenato e rasserenante nei confronti del paziente è importante; allo stesso modo, il fatto di non poter vedere neanche le espressioni anche facciali del paziente, crea un po’ di difficoltà, soprattutto quando fanno un racconto della loro storia. E poi si cerca di far spogliare il meno possibile le persone per non prendere freddo, insomma, e devo dire che questo crea una difficoltà tecnica dal mio punto di vista e anche emotivamente un distacco. Io sono molto empatico con i miei pazienti, succede spesso che c’è subito una relazione molto amichevole, si passa subito al tu. Mi piace poi abbracciare, toccare, perché fa parte del mio modo di approcciare le persone, quindi non essendoci tutto questo effettivamente manca un elemento importante. Per me è un elemento molto molto importante. E poi chiaramente c’è la paura delle persone e tanti non si stanno curando e questo è un grosso problema. Però speriamo che finisca presto!

Domanda: Speriamo! Quindi cambia sia la comunicazione sia la tecnica.

Risposta: Cambia la comunicazione e anche l’approccio, diciamo non tanto la tecnica, quanto la sensibilità sulla mano! Poichè utilizziamo i guanti c’è una sensibilità che potrebbe essere un po’ alterata. Alcune tecniche cerchi di non farle, perché magari sono troppo vicine alla bocca, sui muscoli della masticazione. Insomma, un po’ di difficoltà effettivamente anche per noi c’è. Poi devo dire che personalmente mi viene incontro l’esperienza, quindi sai che puoi fare altre cose ottenendo lo stesso risultato. Quindi alla fine l’esperienza aiuta tanto in questo momento.

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