N.19 - Verità e evoluzione in "O" nell'opera di Bion

“Uomo aperto”,“Homo clausus”e il “quinto assunto di base”: concetti ponte tra tradizione bioniana e foulkesiana

Abstract
In questo lavoro ho cercato di creare un ponte per superare la rottura fra la tradizione foulkesiana e quella bioniana rivedendo la vecchia disputa fra le due posizioni teoriche e cliniche. L’ipotesi principale di questo articolo è che Bion e Foulkes hanno cercato di raggiungere lo stesso fine, anche se provenivano da direzioni diverse e complementari. La metafora che viene usata è quella che Bion e Foulkes come due minatori che scavano un tunnel sotto un fiume, partendo da sponde opposte. Bion e i suoi seguaci hanno provato a superare le patologie del gruppo che controllano quelle individuali abolendone la soggettività (gruppi in assunto di base), mentre Foulkes e i suoi seguaci hanno cercato di superare le patologie di individui privi di esistenza relazionale e comunitaria (‘uomo chiuso’; ‘noi è meno di Io’). In ordine a questo tentativo di superare la separazione fra le due tradizioni ho sviluppato la concezione di ‘Meità’ proposta da Gordon Lawrence (1996), il quinto assunto di base nell’ambito della tradizione bioniana/tavistockiana, che concerne la condizione psichica degli individui all’interno del gruppo, e la teoria socio-psicologica di Norbert Elias (1939) dell’Homo clausus (‘uomo chiuso’), assunto di base fondamentale nella gruppo-analisi foulkesiana che riguarda la condizione socio-psicologica degli individui (e pazienti) nelle società moderne.

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