N.23 - Riflessioni sul gruppo degli adolescenti con particolare riferimento alla situazione traumatica e all’incidente

Corpo tatuato e corpo infortunato: vicissitudini del controllo onnipotente sul corpo in adolescenza

Abstract

Il tatuaggio e l’incidente vengono visti nel lavoro come due polarità tra cui oscilla il tentativo di controllo onnipotente che ogni adolescente ritiene di poter esercitare sul proprio corpo. Viene evidenziato che quando quel che viene messo in primo piano è il corpo tatuato, a venir espresso è
una forma di controllo del proprio corpo, spinta fino alla colonizzazione della propria pelle. Quando a venir in primo piano è il corpo incidentato viene mostrato che a esprimersi è invece una condizione di perdita totale del controllo sul proprio corpo. Nello scritto ho provato a soffermarmi su alcuni aspetti delle vicissitudini attraversate da questa tematica del controllo onnipotente .
Tra gli esiti a cui il prevalere della polarità perdita di controllo espone l‟adolescente viene anzitutto evidenziato quello della caduta, concepita in termini di cedimento del sé grandioso nell’accezione kohutiana . Viene a tale proposito messa in luce una tipologia di reazione al trauma psichico, che segue quello fisico, consistente nel tentativo di restaurare la grandiosità infantile vulnerata dall’incidente. Viene mostrato come il prezzo per garantire questa restaurazione del sé grandioso sia spesso il rifiuto del confronto con l‟area traumatica in termini di venire a patti con la realtà, solitamente spiacevole a cui l‟incidente espone il corpo.
Il gruppo con adolescenti condotto da un adulto terapeuta viene visto nel lavoro come la situazione che consente di accostarsi al trauma e elaborarlo anzichè isolarsi, rispetto all’area traumatica ,in un tentativo di riproposizione della perduta grandiosità infantile. Una seconda capacità, qui attribuita al gruppo con un’adulto, è aiutare a contenere l’angoscia prodotta dalla paura di perdere il gruppo di pari di riferimento, che dopo l’incidente continua a esistere in luoghi mobili e variabili, lontani dai percorsi bloccati dell’adolescente infortunato
Ho preso in considerazione due differenti tipi d’incidenti, quelli tradizionali (tra cui rientrano gli incidenti di gioco di cui do un esempio) e quelli non tradizionali (tra cui quelli indotti da condotte a rischio, del tipo di quelle, mostrate dagli esempi clinici, legate ai rapporti non protetti, che portano a un trauma a volte di breve durata, a volte più prolungato, da perdita di controllo sul proprio corpo.
Il trait- union tra corpo incidentato e corpo messo a rischio, più o meno volontariamente, è individuato nel fatto che in entrambi i casi quel che s’inscrive nel corpo è un trauma. Nel corpo tatuato viene messo in luce che quel che s’inscrive nel corpo è all’opposto di un evento traumatico ., non prevedibile, un evento preventivato, prodotto di un desiderio. Si mostra come il non star nella pelle dalla voglia di tatuarsi porti l’adolescente a dar a questo pervasivo desiderio uno sbocco : imprimersi su e dentro la pelle un proprio segno distintivo.
Il lavoro propone di vedere le vicissitudini del controllo onnipotente sul corpo che portano al corpo tatuato che è anche corpo addomesticato, come una forma di reazione preventiva, volta a esorcizzare l’irrompere di quel corpo incidentato, che è sempre corpo fuori controllo, un corpo da cui l’adolescente che ne è abitato non sa mai cosa aspettarsi, prima, durante, ma anche dopo l’ incidente.

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