N.31 - Le differenti applicazioni del dispositivo del gruppo, all'interno di istituzioni cliniche, sociali ed organizzative

Venire sconvolti: l’impatto del disturbo grave di personalità, sui curanti

Abstract

L’aforisma di Ogden Nash fa riferimento all’atteggiamento di perfetta neutralità attesa da un professionista nei confronti delle vicende delle persone con cui ha a che fare: ne è forse una visione diffusa. Abbiamo bisogno dei nostri ragionieri, avvocati, e via dicendo, per avere una visione oggettiva dei nostri affari. Forse ciò sarebbe quello che è richiesto alle professioni di cura. Ad ogni modo ho sostenuto che in psichiatria, i curanti vengano particolarmente sconvolti dal lavoro che fanno (Hinshelwood, 1999; 2004).
In questo testo, desidero entrare più all’interno nel dettaglio di questi processi interpersonali che hanno luogo tra i curanti, e coloro di cui si occupano con particolare enfasi su quelli affetti da disturbo di personalità.
Questo capitolo adotterà una prospettiva critica, interrogando e problematizzando l’approccio standard alla cura, fondato sul modello del consumatore, così come è stato sviluppato sin dal 1990, nel Servizio di Salute Nazionale (NHS- National Health Service). La critica comporterà una prospettiva basata su un modello relazionale in cui gli ‘utenti’ verranno riconosciuti in relazione ai propri curanti, piuttosto che come meri oggetti di cura; ed invero i ‘curanti’ sono allo stesso modo, in rapporto ai loro utenti. In altre parole, la posizione critica è nel rivolgere attenzione agli ‘utenti’ all’interno del contesto e dell’ambiente relazionale di cura. Sempre più la scoperta della nozione di <<cura compassionevole>> (DoH Commissioning Board, 2012), ha preso a menzionare l’ambiente relazionale umano- la consapevolezza, i sentimenti, e più in generale, il dolore psichico-, nell’azione di procurare e ricevere cure.
I termini diagnostici, come disturbo della personalità e le assegnazioni di ruoli, ed anche ‘utenti’, saranno qui utilizzati solo nel loro senso descrittivo e non nelle funzioni etichettanti che suddividono gli individui in specialistiche categorie di anormalità o ruolo sociale. L’interrogativo di questo testo è relativo al se una tale contestualizzazione delle persone all’interno delle relazioni, potrebbe aggiungere qualcosa alla nostra comprensione del curare, e ai suoi problemi; e se così fosse, che cosa comporterebbe nei termini di fare le cose, diversamente.

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R. D. HINSHELWOOD

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