N.26 - Sensorialità, Corporeità, Sessualità nel Gruppo

Presentazione del numero “Sensorialità, Corporeità, Sessualità nel Gruppo”

Condivisa in tutti gli scritti di questo numero di Funzione Gamma è una visione olistica del rapporto psiche e soma  laddove anche la sensorialità, come sostiene Corbella nel suo lavoro viene “ intesa sia come proprium del vivente sia come umana esperienza soggettiva dell’operare dei nostri sensi,  si collega al corpo e alla mente e fornisce la base della sessualità, del piacere e del dolore, e dunque del nostro essere nel mondo”.
L’edizione è aperta dal contributo di Friedman sul sogno nel gruppo, in quanto momento di integrazione riuscita fra psiche e soma, dove l’individuo è presente nella sua interezza: questa edizione vuole ricordare che quando i sogni nascono dagli aspetti preconsci costruttivi aprono a nuove prospettive e anche a nuovi percorsi sinaptici.
In particolare nel suo armonico e articolato scritto Note su sensorialità, corporeità, sessualità nel gruppo  Paola Russo sottolinea come gli esseri umani interroghino il mondo attraverso i sensi e come il setting di gruppo sia attento appunto anche alla comunicazione non verbale perché   “A volte il primo segnale di un cambiamento in atto ma non ancora giunto a matura consapevolezza viene proprio dal corpo” . Corporeità e sensorialità possono essere letti come elementi non contingenti del setting e del processo gruppale, elettivamente impegnati nella costituzione dei livelli basici del gruppo e del pensiero di gruppo. Viene inoltre rimarcato come, per le particolari condizioni del setting, il gruppo diventi soprattutto luogo di cimento con l’alterità  e in questo senso si  segnala l’importanza del volto che, sin dal primo impatto, entra nel gioco comunicativo cui concorre anche il corpo sessuato, declinato nelle sue varie possibilità “come  possibile scambio,  come dimensione del legame di gruppo, come inizio di possibile  trasformazione simbolica, come cifra dell’alterità” .
Ma anche importanza dell’abbigliamento come ben ci sottolinea in modo profondo ed originale l’articolo di S. Marinelli “Notazioni sul significato dell’abbigliamento nel gruppo”:
Searles parlava del volto dell’analista in seduta che è in realtà il volto del paziente (1986) e indicava le occasioni nelle quali anche quando le parole non sono state efficaci o possibili, esso rappresenta visivamente e scenicamente sensazioni non verbalizzate ma ancora elaborabili. L’abbigliamento (dell’analista e dei pazienti) all’interno del gruppo funge da contenitore iconico significativo per gli elementi meno in vista che operano sulla scena psichica della cura e in particolare nel campo percettivo e sensoriale sincretico del gruppo, che risuona con le parti più indistinte dell’identità.
Tre vignette cliniche aiutano a comprendere come la validità di un’attenzione analitica all’apparenza meno significativa renda l’enucleazione degli elementi sociali e concreti del setting di cura complessa e faticosa.
Quanto precedentemente sostenuto conferma la validità dell’ipotesi di Silvia Corbella  Il gruppo: specchio privilegiato per la persona. Infatti  il setting di gruppo può essere considerato un setting privilegiato per la persona considerata nella sua interezza,  dal momento che indirizza il singolo partecipante ed il gruppo tutto verso una consapevolezza sempre più integrata della relazione  psiche-soma propria ed altrui che porta alla consapevolezza di sé come “persona” intera ed integrata, identificabile sia nel proprio essere corporeo sia nella propria intenzionalità verso il mondo. In particolare, nello scritto, viene preso in considerazione il rapporto amoroso che porta alla decisione di procreare e le difficoltà che questo progetto, in cui psiche e soma sono chiamati in causa, incontra nel mondo occidentale contemporaneo. Infatti l’attesa e la nascita di un figlio, sebbene eventi naturali, oggi spesso vengono esasperatamente “medicalizzati” . A questo proposito si analizzano situazioni in cui è avvenuta una procreazione medicalmente assistita. La procreazione assistita innnegabilmente estromette la  gravidanza dall’ambito della “normalità” per entrambi i partners, e la fa entrare nell’ambito degli Eventi, anzi diventa un evento-Avvento perturbante. L’autrice, grazie ad aver avuto in terapia di gruppo più persone che hanno dovuto far ricorso a questo tipo di medicalizzazione, attraverso esempi clinici ipotizza la presenza di alcune variabili che permettono di considerare in tutta le sue articolazioni la particolare complessità e traumaticità di questo intervento e di evidenziare  una specifica “sindrome” , da lei definita “ della sacra famiglia”. La donna recupera simbolicamente una sorta di stato “verginale”, l’uomo si sente estraniato dall’evento procreativo, mentre il figlio tanto desiderato  viene atteso come “un bambin gesù”, con tutta l’ambivalenza che questa aspettativa comporta. In particolare sentimenti di vergogna e rabbia non comunicabili allontanano fra loro i genitori prima e dopo la nascita dell’infante, con ricadute ovviamente molto negative nella relazione di coppia. Corbella evidenzia la necessità, per le coppie che si rivolgono ai centri per la procreazione medicalmente assistita, di poter partecipare a  gruppi omogenei funzionali a rendere condivisi, parlabili e affrontabili i microtraumi che dovranno affrontare. Il gruppo potrà essere quell’ambito protetto in cui uomini e donne saranno stimolati e sostenuti a comunicare fra di loro, valorizzando e non negando la diversità di genere e le differenti risposte corporee ed emotive. Gli esempi riportati evidenziano come il setting gruppale sia il setting elettivo per accogliere la ricaduta emotiva di eventi corporei in situazioni in cui il corpo e la psiche vengono privati di parole,  ma quanto affermato può essere percorso anche nel senso inverso. Il setting gruppale infatti consente anche di  comprendere la ricaduta  sul corpo  del “malessere mentale”, dal momento che l’essere umano è la risultante del suo essere un tutt’uno in cui psiche e soma interagiscono fra di loro con reciproci influenzamenti.
Ricordando dunque con B.Spinoza che “La Mente e il Corpo sono una sola e stessa cosa che viene concepita ora sotto l’attributo del Pensiero e ora dell’Estensione” (Etica, Parte III, Prop II.) seguiremo il filo rosso  delle stagioni della vita: il concepimento e la gestazione, la nascita e la crescita, l’adolescenza, la vecchiaia e i problemi dell’ età adulta.
Partiamo dunque dalle origini: come viene “atteso” l’entrare nel mondo del corpo dell’infante, cosa accade durante la gestazione? A questa domanda provano a rispondere S. Graziosi, R.Castellano, P. Violi, S. Zibellini con il  loro articolo «Gravidanza preziosa»: Il vissuto corporeo ed emotivo delle donne in gravidanza attraverso un’analisi qualitativa dei disegni.
Le autrici grazie ad uno screening di oltre 200 disegni prodotti nell’arco di due anni operano  un confronto qualitativo tra i disegni delle gestanti che presentano, all’anamnesi, una gravidanza istauratasi all’interno di un percorso privo di particolari problematiche e i disegni delle gestanti la cui gravidanza si è istaurata dopo una serie di difficoltà (ripetuti aborti e/o trattamenti per l’infertilità). Si evidenziano alcuni indicatori di disagio in merito alla percezione del vissuto corporeo ed emotivo da parte delle donne che hanno sperimentato una gravidanza difficile. Disagio che una volta compreso potrebbe essere gestito con un lavoro  mirato all’accompagnamento alla genitorialità.
Il bimbo nasce e diventa infante e nel corso del suo sviluppo deve imparare a riconoscere ed esprimere le emozioni, compito questo che implica affrontare difficoltà e ostacoli e la cui soluzione non è sempre facile ed indolore.
Donata Maglietta ci evidenzia la necessità di costruire con un gruppo di bambini “ Una casa per il Drago” in un’epoca della vita in cui, come scrive l’autrice : “ la comunicazione nei bambini  è ancora contigua alle modalità puramente cinetiche e  il percorso mentale della crescita va dal corpo al gioco e solo successivamente dal gioco al pensiero: il corpo e l’azione  sono per tutti gli essere umani i precursori del linguaggio parlato”. L’autrice evidenzia la funzione trasformativa del gruppo nei confronti delle emozioni bollenti appunto “ il Drago”. Gruppo in cui anche il conduttore deve potersi coinvolgere anche a livello corporeo. L’autrice dimostra nel suo scritto come  il contatto corporeo nei gruppi di bambini assume la funzione di dare “una casa al drago affinché il fuoco dell’eccitazione si trasformi in quel calore sufficiente a permettere che le emozioni diventino pensabili e narrabili”.
In continuità con il tema della trasformazione degli eccitamenti, il corpo con il suo “patrimonio di sensorialità, mimica e gestualità” è visto da Adriana Dondona nel gruppo di bambini come “centro della scena e fulcro dell’azione, dell’immaginazione, dell’invenzione, dello scambio”: come mezzo ricco di vicende concrete, che stimola la produttività psichica e l’acquisizione dei processi simbolizzanti.
Collettivamente si trovano modi, in cui la fisicità è più eloquente delle parole, per incontrare ed esprimere paure e desideri, attivando un percorso di continua costruzione e ridefinizione  dei rapporti tra corpo, mente e realtà esterna. Nella conquista di capacità creative, il bambino sperimenta attraverso il corpo l’intreccio del sensoriale con l’immaginario, della forma e del simbolo, giocando ruoli fantastici, facendo proprie le qualità per affrontare i conflitti, per provare a padroneggiare sé e il mondo, in un gruppo che rispecchia e accompagna la gruppalità del corpo e della psiche.
Il bambino cresce e diventa adolescente. “L’adolescente è immaturo, come sottolinea Winnicott (1968). L’immaturità è un elemento essenziale della salute nell’adolescenza. C’è una sola cura per l’immaturità e cioè il passaggio del tempo e la crescita verso la maturità….e tutte queste cose insieme che possono risultare nel sorgere dell’individuo adulto. Questo processo non può essere accelerato né rallentato, sebbene possa essere interrotto e distrutto, oppure minato dall’interno e quindi trasformarsi in malattia mentale ..L’immaturità è una parte preziosa dello scenario adolescenziale. Essa contiene le caratteristiche più eccitanti del pensiero creativo, dei sentimenti freschi e rinnovati, delle idee per una nuova vita. La società ha bisogno di essere scossa dalle aspirazioni di coloro che non sono responsabili” (ibidem) e non che l’adolescente immaturo raggiunga una “falsa maturità cedendo responsabilità che non gli appartengono ancora” (ibidem).
Il passaggio verso lo sviluppo pubertario e il bisogno di legami stabili e significativi è introdotto dal lavoro di Monniello e Quadrana dal punto di vista delle trasformazioni neurofisiologiche e i legami (sinapsi) fra le nuove strutturazioni cerebrali dell’epoca adolescente, i diversi ritmi evolutivi del cervello emotivo e di quello corticale e la specificità dei correlati psichici e comportamentali di quella fase dello sviluppo.
Stiamo assistendo negli ultimi anni a un grande sviluppo sia nella ricerca neurofisiologica che neuropsicologica, nel continuo tentativo, da parte di alcuni neuro scienziati, di spiegare e integrare come scoperte scientifiche possano essere utili nel riscoprire le basi della teoria psicoanalitica.
Le neuroscienze stanno attualmente delineando le strutture e le funzioni dei sistemi cerebrali che processano le informazioni della relazione con il caregiver, che mediano l’attaccamento e che presiedono ai processi della soggettualità e dell’intersoggettività.
Oggi, grazie all’utilizzo delle brain imagin, è possibile osservare il divenire della maturazione del cervello nel corso dell’adolescenza, in particolare il completamento dello sviluppo del lobo frontale, che, dal punto di vista filogenetico, rappresenta quel surplus che distingue gli esseri umani da tutte le altre specie animali.
L’adolescente si trasforma e il suo corpo gli rimanda cambiamenti che non può controllare e che possono creare momenti difficili e confusivi nel difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta come ci ricordano M.Ametrano con il suo lavoro “Corpo e immagini del corpo in un gruppo di adolescenti in ambito educativo”. In questo contributo l’autrice descrive come la corporeità adolescenziale si manifesta all’interno di gruppi di discussione tenuti in ambito scolastico.
Nello specifico, si tratta di gruppi formati solo da ragazze in cui l’intensità delle relazioni tra pari e la peculiarità della fase evolutiva delle partecipanti al gruppo attivano sentimenti transferali e controtransferali complessi ed articolati. Le potenzialità trasformative insite nel corpo e nella psiche adolescenziali, insieme con la specificità del setting gruppale, permettono il passaggio da un luogo pregno di “fisicità” ad uno spazio simbolico di “pensabilità”.
M. Salis in particolare evidenzia come il gruppo terapeutico con ragazze con disturbo del comportamento alimentare permetta  una evoluzione nella percezione del sintomo e del corpo, che inizialmente “ vengono narrati soprattutto nei loro aspetti ritualistici e ambivalenti” ma che in seguito nel divenire del tempo del gruppo verranno “ espressi nel senso del vissuto e del significato” …..  “il sintomo  comunica e dà sfogo all’implicito e sofferto legame di dipendenza, nonché alla necessità di essere riconosciuti e quindi di ricercare un’identità.” In questo articolo viene data particolare attenzione all’assenza e alla presenza come modalità di comunicazione a volte privilegiata nel gruppo.
Restando nel tema delle età della vita andremo a vedere in seguito le particolari problematiche che si affrontano nell’età adulta, ma all’interno di questo breve excursus del divenire del tempo riteniamo che il gruppo non necessariamente terapeutico nel senso strettamente gruppoanalitico ma come particolare setting di incontro possa costituire un contesto privilegiato anche in un’altra fase della vita in cui come nell’adolescenza le trasformazioni fisiche sono evidenti ma non controllabili: la vecchiaia.
Ne “Il salotto degli inquieti” Maddalena Cinque e Germana Aiello ci raccontano come “ i vecchi crescono in gruppo, almeno quanto gli adolescenti,……” (Fasolo, 2008). Il percorso  di un gruppo mediano, condotto mensilmente nella sede di una associazione composta da anziani, nell’arco di alcuni anni,  evidenzia, con l’aiuto di stralci tratti dai protocolli degli incontri, la ricerca di un senso condiviso. I cambiamenti  del corpo imposti dal passare del tempo e dai malanni, così come la morte di qualcuno dei componenti, sono affrontati dal gruppo con compattezza, come succede sempre nelle emergenze. Il tempo che passa per ognuno di loro come individui, è sospeso nel qui ed ora del gruppo e diventa un tempo-spazio da vivere intensamente e con  progettualità.
Ma è anche  nel pieno della vita che le sofferenze   del corpo e della mente possono essere riconosciute, comprese e curate nel setting gruppale perché  come ben ci indica nel suo denso e ricco lavoro “La concretizzazione dell’esperienza. Il rapporto mente-corpo e i possibili processi trasformativi nella terapia gruppale” N. Fina : “ il gruppo è la matrice che favorisce un primo, significativo momento organizzatore della psiche” base per passare dal concreto al simbolico e viceversa. Il gruppo è, infatti, immediatamente esperienza del mondo e della complessità con cui esso si manifesta. Da questo punto di vista, la possibilità del gruppo di rispecchiamento è del tutto particolare e significativa.  La molteplicità dell’esperienza che i diversi componenti del gruppo fanno di ciascuno “altro” lì presente; le differenti sensibilità e modulazioni empatiche; le differenti modalità espressive possono indubbiamente provocare delle rotture della sintonizzazione. Ma proprio la comprensione del significato profondo di tali rotture che sono testimonianza dell’alterità e della complessità di cui ogni soggetto è portatore costituisce, all’interno della dinamica relazionale del gruppo,  la base di una nuova forma di esperienza  intersoggettiva. E’ infatti grazie alle emozioni intense che circolano nel gruppo nei momenti in cui la  gemellarità empatica si interrompe,  lasciando il posto alla differenziazione e all’espressione della diversità, che il paziente rivive le sue esperienze emotive precoci dolorose. Tuttavia in modo alquanto differente dal passato, poiché  nell’ hic et nunc  egli  vive simultaneamente  il legame spezzato e la ricomposizione.  L’interazione e lo scambio intersoggettivo infatti permangono, grazie alla presenza attiva del terapeuta, e il  paziente esperisce   in modo pieno e significativo una nuova configurazione di sé in relazione-con.
Anche nelle situazioni più gravi come  sottolinea  O. Occhiuzzi  nel suo scritto che si occupa nello specifico della comunicazione psicotica in un’esperienza istituzionale di psicoterapia psicoanalitica di gruppo. “Il corpo nel gruppo struttura un forte potere di comunicazione, è luogo e teatro del conflitto della psicopatologia, in cui risiedono emozioni non pensabili inscritte nel sensoriale”.
Il lavoro proposto da G. Marruzzo e P. D’Acunzo, che descrive uno spaccato di un’esperienza durata un anno e mezzo (gruppo a termine) di un piccolo gruppo terapeutico a finalità analitiche con i complessi pazienti di un gruppo-appartamento, mette in evidenza le possibilità di costruire un’alleanza terapeutica e un rapporto di transfert. Nelle fasi iniziali del gruppo la sensorialità e la corporeità presenti nel campo gruppale potrebbero giocare una funzione significativa per avviare il processo terapeutico. Infatti, se l’analista si accosta nel gruppo e attraverso il gruppo alla sofferenza psicotica, considerando non come ostacoli le dimensioni della corporeità e della sensorialità messe in campo dal paziente, ma come disponibilità presenti in quel momento, nell’hic et nunc dell’incontro, egli ha la possibilità di accedere ad un livello di comunicazione preverbale e prossemico, inconscio e primitivo, che costituisce per il paziente l’unica modalità possibile, per adesso, di mettersi in rapporto con l’altro.
Lungo la linea di ricerca sui modelli di comunicazione all’interno del gruppo, uno studio di Goriano Rugi valuta la congruenza delle attuali concezioni neurofisiologiche dell’intersoggettività e dell’empatia, fondate sulla teoria dei neuroni specchio, con la teoria del campo di derivazione bioniana.
Al posto del concetto di gruppo come un tutto viene proposta una visione spaziale multidimensionale sincrona che va al di là dell’antinomia gruppo/individuo. La disamina sulle principali concezioni dell’intersoggettività – Stern, Psicologia del Sé, Kaës – permette di rivalutare gli aspetti percettivi ed empatici in senso fenomenologico. La concezione chiasmatico empatica di Merleau-Ponty viene vista come il vero precursore della teoria del campo, in sintonia con le concezioni neurofisiologiche attuali; con la concezione bioniana del qui ed ora; e con la concezione di accoppiamento strutturale di Varela.
L’ipotesi che l’individuo mantenga una competenza comunicativa preverbale – motoria e sensoriale – fondata biologicamente nel sistema dei neuroni specchio è condotta in modo interessante e arricchisce la comprensione dei fenomeni che si sviluppano all’interno del campo multipersonale. In questa prospettiva, infatti, il luogo intersoggettivo – ‘noi centrico’ direbbe Stern – generato e alimentato, nel campo, dalla interazione comunicativa somatico/preverbale, è leggibile non solo come luogo di comunicazione empatica ma anche come luogo per così dire ‘di raccolta’ di materiale grezzo, precategoriale, precognitivo, che resta disponibile per il lavoro psichico e mentale del gruppo e, riprendendo Rizzolatti, può essere pensato all’origine di successive formulazioni cognitive : la ricerca del significato.
Quanto affermato in tutti i lavori stimola dunque alla valorizzazione del setting gruppale e a formare operatori che comprendano il valore di quella specifica esperienza anche in ambito formativo appunto, come evidenziato nell’ articolo di A.Bruno e M. Gallozzi, “Corpi in gioco” nel quale vengono messi in evidenza alcuni aspetti della dimensione sensoriale e corporea presenti nel processo gruppale attivati nella formazione. Il corpo è presente nella dimensione formativa proposta non solo come produttore di segnali ma come potenzialità di creazione di pensieri nuovi. La possibilità di esprimersi attraverso il movimento mette in moto emozioni, sensazioni, stati d’animo e li fa circolare: “rimescola” tutta la dimensione psicologica, non solo dei formandi ma anche dei conduttori creando “forme” di pensiero nuove o rinnovate. Il corpo è accolto  attraverso un ascolto analitico, come ascolto di se stessi e degli altri, attraverso un atteggiamento di attesa, ma anche di attenzione, di sospensione ma anche di curiosità: si vuole sottolineare così la scelta di una “neutralità partecipe”. Il conduttore ha un assetto interno da madre-contenitore, che vuol  dire stare in ascolto e “lavorare” dentro quanto emerge: fa parte di questo assetto l’osservazione accurata del proprio controtransfert, che comprende anche la registrazione dello stato corporeo.

A conclusione del percorso di questa edizione e tornando al tema  iniziale del sogno, vogliamo segnalare un resoconto di Fabiola Fortuna sul lavoro del convegno internazionale Il corpo in psicoanalisi e psicodramma analitico (Roma, 6 e 7 marzo 2010) inserito in concomitanza con questa edizione nella sezione Recensioni del Sito (www.funzionegamma.it – Site). L’autrice ha promosso e seguito il convegno e lo  presenta nei termini di una domanda: “Perché un Convegno di “professionisti della psiche” sul corpo?” e di una premessa storica: “In realtà il dualismo mente – corpo è una questione che nasce con l’uomo. Dall’animismo delle popolazioni primitive, alla dicotomia cartesiana tra res cogitans e res extensa, passando per la concezione platonica del mondo delle idee contrapposto al mondo reale, o la meta ideale di Giovenale di una “mens sana in corpore sano”, il tema della relazione fra l’aspetto materiale e spirituale dell’uomo ha sempre provocato interrogativi. La “nuova scienza” psicoanalitica, dai suoi pionieri come Messner e Janet, si trova subito ad affrontare lo scottante “tema”. Freud, sulla loro scia, inizia le sue riflessioni sulla psiche partendo dalle osservazioni dei sintomi fisici nelle donne isteriche. Dopo Freud, molti psicoanalisti, quali Jung, Lacan, solo per citarne alcuni  più significativi, hanno affrontato  il tema delle possibili correlazioni tra la psiche ed il corpo”.
La premessa introduce la trattazione dell’apporto che il dispositivo dello psicodramma e del gruppo assicura alla ricostruzione identitaria e dei legami fra vissuti psichici e corporei. Presentando il caso di una paziente malata di neoplasia l’autrice in particolare propone che “la malattia organica grave potrebbe configurarsi come esito di stati psichici profondamente arcaici, caratterizzati dalla fuga dalla conflittualità”; e considera l’esame della relazione “fra il significato del fenomeno psicosomatico in Lacan, inteso come esito del congelamento della catena significante, dovuto al disconoscimento  dell’alterità – e la concezione di Modigliani della malattia psicosomatica come risultato di una profonda conflittualità inconscia, annientata da un Super Io implacabile, che egli colloca in una fase regressiva arcaica”.
Altre diverse situazioni e aspetti del corpo portati nel gruppo sono descritti negli altri contributi al Convegno: il corpo sopraffatto dall’attacco di panico; o confuso e inseparabile dalla parola in un gruppo di pazienti psicotici; o morente per AIDS e sognato come “passaggio all’assenza del corpo”. Richiamando Merleau-Ponty per il quale “il corpo è una soglia d’ombra dove transita la luminosità della coscienza” in diversi modi il lavoro del gruppo è descritto come occasione di trasformare e integrare l’identità e il legame con il sé profondo; o come possibilità di sciogliere l’impasse circolare creato dal conflitto irrisolto, rimettendo in rapporto la vita biologica con quella relazionale soprattutto mediante il lavoro onirico, che non consiste nell’atto di realizzazione del desiderio bensì è la forma naturale del pensiero notturno che permette di sciogliere la trappola del conflitto che ha indebolito ed esposto il soggetto alla somatosi, ridonando senso alla relazione (Sami-Alì).
Tornando al lavoro onirico trattato da Friedman nell’introduzione abbiamo voluto concludere la nostra presentazione di questo numero indicando il sogno come momento focale del legame fra mente e corpo e fra individuo e gruppo

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