Intrecci e Attraversamenti Sfide per il Futuro. Riflessioni a partire dai disvelamenti della pandemia

Di AAVV. Prefazione di E.Borgna e G.Cantarella
EM Edizioni Mercurio

L’inaspettato avvento della pandemia con le sue dimensioni drammatiche pare avere diviso il mondo delle culture sociali, psicologiche, psichiatriche in due metà : coloro che da subito a entravano nel merito per assumere una parte, per valorizzare la comunicazione e il sostegno ; e coloro che hanno atteso e appuntato lo sguardo al futuro, in attesa di individuare meglio il senso di marcia degli eventi, per non giudicarli mentre accadono.
Questo libro si presenta trasversale fra i due orientamenti perché tratta temi pluridisciplinari a diverse dimensioni di piano e senso – come le culture e le istituzioni sociali, l’evoluzione di quelle psicologiche, la valutazione antropologica e storica, che tendono in un insieme complesso ad abbozzare panorami in movimento.
Però leggendo con una attenzione maggiore il testo con le sue molteplici facce e versanti il libro rivela, « svela » come recita il titolo, per mezzo dei suoi numerosi interessi un punto di vista più interno. Durante la sua lettura abbiamo modo di acquisire una nuova nozione : quella di un neoumanesimo, lo chiamerò così, in evoluzione, sorto dal mondo precedente e attraversato dalla rottura nel momento della sua massima espansione. Un neoumanesimo che sembra assumere una critica radicale e volter ripartire da zero : fare tabula rasa dei dualismi, dei conflitti e contraddizioni, che producono sciagure. Continua a leggere

Il gruppo come cura

Già nella scrittura della sua prima monografia sul Gruppo (Roma: Borla, 1995) Neri nella sua elaborazione di nuovi paradigmi ricordava le teorie originali di W.R. Bion sul gruppo, e al contempo si differenziava da quelle, con l’esigenza di costruire una teoria specifica e puntuale relativa al funzionamento complesso dei gruppi e al processo analitico di gruppo. In questo secondo libro invece l’Autore sottolinea con maggiore decisione di essersi del tutto, per quanto una separazione possa essere completa, separato da Bion e di essersi immesso nel flusso post-bioniano moderno che tenendo conto della ricerca fondativa, la orienta verso la valutazione delle nuove richieste del nuovo campo sociale, culturale e delle nuove sofferenze psichiche. Fra i due libri notiamo anche una seconda differenza, importante per riflettere. Il confronto con lo “psicoanalista” della seduta duale, che nel primo libro era distanziato, a favore di una costruzione epistemologica specifica del dispositivo di lavoro multiplo, in questo secondo libro 25 anni dopo, l’analista della tradizione individuale classica è ancora in penombra sì, ma, al tempostesso è meglio delineato mediante un confronto indiretto ma più circostanziato, come in un prismache contiene un numero maggiore di piani e facce. Continua a leggere

GruppoRito

Gruppo e Rito

Abstract

Il testo attribuisce una serie di significati e funzioni distinti alla costruzione dei riti nel gruppo. Essi hanno sì valore sociale di conservazione coesiva, ma anche di spinta creativa a compiere esperienze nuove e non note, non già coerenti e coese.
Sono poste in questa prospettiva tre nozioni, e confrontate con tre opposte: quella del rito sociale che contiene e produce, contrapposto alla cerimonia che formalizza. La nozione di rito narrativo del sogno, quando è condiviso all’interno del gruppo. E infine la nozione di rito sociale come costruzione di contenimento e di contenuti condivisi, c

Continua a leggere

TraumaGruppo

Presentazione del numero

In occasione della Conferenza organizzata nella primavera dello scorso anno 2017 dall’ “Istituto di Analisi di Gruppo Rasztòw” di Varsavia: Il desiderio di omogeneità e il conflitto(Pragnienie jednorodnosci a konflikt) presso la Biblioteca dell’Università, furono presentati e discussi alcuni nuclei tematici particolarmente vibranti e di notevole interesse per il lavoro dei gruppi, a partire dalla relazione di Maciej Zbyszewskisulla conduzione di gruppi omogenei con veterani di guerra, nella quale emergevano condizioni legate alla straordinarietà dei vissuti bellici e la difficoltà di trasformare i conflitti. I bisogni dei soggetti, puntualmente individuati, erano collegati a dimensioni cronicizzate di estraniazione dal contatto con la società civile e alla permanenza del ricordo traumatico; all’isolamento e alla perdita di discernimento dei valori comuni, connessa alla specializzazione settoriale delle relazioni belliche difficili da abbandonare.

Continua a leggere

TraumaGruppo

Campo del gruppo terapeutico e analitico con pazienti anoressiche

Abstract

Nel contributo si pongono due quesiti principali relativi a possibili concettualizzazioni cliniche in ambito psicoanalitico da adottare nel lavoro con i pazienti anoressici. 1. Il primo concerne la domanda se l’anoressia possa essere descritta come una malattia indipendente, come ad esempio, nelle classificazioni delle psiconevrosi di Freud, la sindrome ossessiva. 2. Il secondo quesito concerne la possibilità di concepire che i pazienti disturbati al livello della oralità ma anche in modi articolati e borderline per altri fattori di immaturità e traumatismo identitari, possano essere trattati utilmente all’interno di un corpo sociale, il gruppo. Il dispositivo plurale infatti, riattualizzando l’esperienza originaria di indistinzione e stimolando per contrasto (v. l’idea di controcampo in Marinelli 2004) il bisogno di differenziarsene quando questa sarà stata trasformata, può essere immaginato come un corpo unico, che può creare la ri-generazione e la ri-nascita delle parti/organi e dell’insieme/organismo. Sono comparati in questo senso i due diversi livelli di lavoro che s’intrecciano nel dispositivo gruppo: come registro di scambio intersoggettivo e come campo comune e condiviso e

Continua a leggere

EdipoGruppo

Scena edipica scomposta

Abstract

Si descrive il caso individuale di un paziente che porta all’inizio dell’analisi il tema predominante di una scena primaria arcaica multipla e stratificata, i cui fattori costitutivi appaiono “scomposti”, come le fratture ortopediche frastagliate, e condensati in un tempo traumatico cumulativo. La scena edipica presa in esame risulta presto condivisa dall’intero gruppo familiare e, mediante l’attività delle “valenze” che collegano automaticamente all’interno del gruppo gli elementi inconsci affini (Bion, 1961), estesa all’ambiente sociale contiguo, che risuona (Neri, 1995) con i suoi elementi profondi. Sono considerate le difficoltà di enucleazione di tale scena edipica disseminata e dei frammenti che la formano, aggregati dal paziente nell’icona terrifica del corpo materno che potrebbe morire e organizzati infine nel sintomo ossessivo compulsivo severo. Si ipotizza che la diffusione nell’ambiente degli elementi collegati alla tragedia edipica della gelosia e invidia originarie, derivi dalla difesa da esso stesso organizzata a protezione del paziente, la cui vita emotiva, gravemente opacizzata dall’ossessività e destabilizzata dalla oscillazione umorale, esprime una cupezza

Continua a leggere

MusicaGruppo

Kairos, Creatività psichica Creatività musicale

Intervista a Paola Carbone
A cura di Stefania Marinelli

Introduzione al dialogo

Trovandomi a curare, imprevistamente, una edizione di Funzione Gamma inerente alla musica e alla musica messa in correlazione con il punto di vista psicoanalitico, mi sono trovata non essendo esperta del campo a fare ricorso a diverse memorie e ad alcune predilezioni, come quella per le opere di Mozart.

Continua a leggere

Contributi della psicoanalisi allo studio del gruppo

Collana Individuo e Gruppo diretta da S.Marinelli

Introduzione

Giulio Cesare Zavattini

Nel lontano 1935 Balint (Balint, 1935) chiedeva che fosse prestata più attenzione allo sviluppo delle relazioni oggettuali, nel senso che tutti i termini e i concetti psicoanalitici, a eccezione di “oggetto” e di“relazioni oggettuali” si riferirebbero all’individuo da solo,segnalando i limiti di una tradizione di lettura della personalità centrata su ciò che si chiama one-body-psychology , ossia la focalizzazione sulle caratteristiche della mente individuale vista come a sé stante rispetto non solo al contesto, ma anche al tessuto di relazioni che circonda una persona.

Sono note le trasformazioni di questa modellistica nel movimento psicoanalitico che a partire dalle teorie delle relazioni oggettuali ha rivisto ampiamente il paradigma freudiano sino ad arrivare alle recenti posizioni intersoggettivistiche (Mitchell, 2000) in cui viene ripreso il quesito relativo al rapporto tra la configurazione del mondo interno e quella che potremmo chiamare la natura e sviluppo delle relazioni interpersonali (Beebe, Lachman,2002).

Continua a leggere

PolifoniaCorpo

Presentazione: Polifonia del corpo in psicoanalisi

La cura reale di questa edizione è iniziata a un anno di distanza da quando era stata proposta alla redazione. Per un intero anno non vi era stata alcuna risposta dagli autori. Arrivò il Coronavirus. E arrivò una pioggia di contributi, si animò un entusiasmo diffuso: temi, stili, modelli, lessici originali e di valore si moltiplicarono con varie prospettive tematiche. Non sapevamo cosa avesse dato il via all’improvviso: a volte il motore va, ma non il motorino d’avviamento, a volte succede il contrario. Quella volta erano partiti bene entrambi dopo un tempo vuoto. A volte l’inconscio o comune o singolo, si situa nei posti più impensati e difficili da vedere, e si palesa con un movimento di emersione vitale. Continua a leggere

PolifoniaCorpo

Bellezza Sincrona: fra “Oggetto Superiore” (mente) e “Oggetto Inferiore” (corpo). Estetica primaria e socialità

Abstract

Ci si propone di indicare come l’esperienza della Bellezza in molteplici circostanze sia da ricollegare all’esperienza dell’estetica primaria e ai suoi valori inconsci di durata, assolutezza, eternità, insostituibilità infinita.

Continua a leggere

PolifoniaCorpo

Il vertice spazio nel lavoro psicoanalitico, di Stefania Marinelli

Intervista con l’autrice del libro
a cura di Maurizio Salis

Domanda. Il nostro modo abituale di costruire e vivere i legami umani è stato travolto. Che conseguenze possiamo attenderci dalla situazione attuale sul piano della salute mentale e sul piano sociale?

Risposta. Intanto grazie di rivolgermi queste domande, che sembrano raccogliere sensazioni ricordi pensieri e sogni che si presentano per noi in questo periodo inaspettatamente e che fluiscono all’interno di noi forse una volta tanto con meno regole e controllo. Distinguerei due piani almeno, uno più immediato e uno soggiacente e inconscio. Credo Continua a leggere

PolifoniaCorpo

La vita psichica delle équipes, di Denis Mellier. Borla, Roma

La vie psychique des équipes. Dunod, Paris 2019.

Edizione italiana a cura di Stefania Marinelli

Recensione di Stefania Marinelli

Quando ebbi in mano per la prima volta il libro francese di Denis Mellier intitolato La vie psychique des équipes confusi per un momento la parola vie, vita, con voie, via. Mi sembrò per un momento che avrei curato l’edizione italiana di La via psichica delle équipes. Lo ricordo qui per rivivere l’emozione che si presentò poco dopo la scoperta: non era la via. Era la vita delle équipes! E dunque mi misi al lavoro con rispetto e curiosità maggiori. Il titolo era insolitamente non accademico, diretto e vivo e mi incuriosiva. In effetti nel seguito il testo mi ha accompagnata con molti valori inattesi. L’équipe è descritta da prospettive molteplici, teoriche e cliniche che racchiudono la complessità della dimensione di lavoro insieme individuale e gruppale, soggettiva e intersoggettiva, all’interno del contenitore istituzionale. La costruzione della capacità contenitiva dell’équipe attraverso il lavoro dell’Apparato Psichico d’Équipe Continua a leggere

MemoriaFuturo

Presentazione al numero: Memoria del Futuro

Dobbiamo a Claudio Neri la felice intuizione di poter progettare un interessante numero di Funzionegamma su Memorie del Futuro (d’ora in poi, MDF) di Bion. Felice per più motivi. Innanzitutto perché curiosamente in letteratura non ci sono molti lavori sulla Trilogia; poi, perché il paradigma ispirato a Bion sta diventando sempre più noto in psicoanalisi – e per di più in una versione che vede gli category italiani in prima fila; infine, perché soffermarsi su MDF vuol dire impegnarsi in un’attività teoretica. I tre volumi di Bion non rivestono solo un grande interesse per la biografia dell’autore e neppure solo in funzione di comprendere meglio i suoi concetti teorici, bensì si possono considerare a pieno titolo come il capitolo conclusivo di una geniale parabola creativa: non un riassunto o un appendice ma un nuovo capitolo.
Continua a leggere

Donne

L’Amor che move il Sole e l’altre Stelle(1). Breve Presentazione dell’edizione : “Sebben che siamo donne”(2)

Un particolare ringraziamento desidero fare a: Silvia Cimino e Luca Cerniglia, per la collaborazione editoriale; e a Claudio Neri, che ha dato vita al primo gruppo di lavoro nell’ambito del corso “Gruppi al femminile”.

“Io non conosco noi”: furono queste le prime parole dette da Bion, dopo un intenso silenzio, al seminario nel quale incontrava a Roma i soci del “Pollaiolo” (3).
Io non conosco noi (non: voi).

Io non conosco noi, non so chi siamo noi – avrebbe forse detto Bion, richiesto di parlare solo del gruppo delle donne? Non uomini o uomini e donne: solo donne.
Ricordando quel seminario mi chiedo: perché in questo numero della rivista parliamo di una sola “metà del cielo” (4)?
Ne abbiamo sentito dire da sempre tutti noi, delle donne (ma non degli uomini, perché in quel caso parliamo del genere umano).  La donna.
Era divieto e tabù nella comunità antropologica.
Era guerra a Troia nel mito greco.
Medea nel Teatro tragico.
E nel gruppo mitologico : Baccanti. Erinni. Parche. Furie, Moire. Eumenidi. Grazie, Muse, Ninfe. Divinità minori ricche di mito e senso, derivate dalle divinità maggiori dell’Olimpo, grandioso e antropomorfico (quello femminile, in particolare, connesso ad una mitopoiesi fortemente espressiva delle funzioni, legami e rappresentazioni femminili: Artemide ; Era ; Afrodite ; Atena ; Demetra/Persefone. Molte divinità e semi-divinità, più vicine agli umani, hanno carattere personificante (Giustizia, Dike ; Vittoria, Nike ; Memoria ; Concordia): sono legate alla vita sociale o ai cicli della vita naturale (Selene ; Aurora ; Gea) o alle figurazioni animali o semiumane (Eco ; Chimera ; Fenice ; Sfinge) o mostruose (Gorgona ; Arpie).
In cielo è stella della sera (Vespero), della notte (Venere), dell’alba (Lucifero).
In oriente dea dalle molte mammelle e dalla potenza immensa.
Nell’era religiosa: costola di Adamo; cacciata dall’Eden; Annunciata e Madonna.
Nell’evo medio era Portatrice di tentazione e peccato. Ascetica. Angelicata.
Era diritto della prima notte feudale; era inviata in convento. Strega. Santa. Eroina. Matriarca.
Era poi disordine psichiatrico, squilibrio e crimine.
Nel secolo della psicoanalisi, divisa durante lo sviluppo sessuale e l’individuazione di sé fra la dipendenza materna e la scelta d’oggetto maschile, incarnata nei bisogni biologici e corporei, era invidiosa del pene e alle prese con il sentimento di castrazione e rivalità.
Fragility, thine name is female
(5).
Poi femminista. Donna in carriera. Diva.
Lapidata da traditrice. Celata dal burka. Uccisa da appena partorita prima di essere peso economico. Violata; posseduta; uccisa per delitto d’onore e gelosia.
Fata e strega : mobile qual piuma al vento (6). Ieri sociale e incline alle tessiture relazionali, oggi possessiva e rivaleggiante nel gruppo qualificato dal maschio e dal suo potere.
Continua a leggere

PieroSogno

I Miti del Gruppo

Abstract

Si vuole indicare come il gruppo analitico per organizzare le prime espressioni e la condivisione narrativa abbia bisogno di elaborare vecchi e nuovi miti. I miti antichi e formalizzati sono soprattutto utili nelle prime fasi del processo in quanto incoraggiano la naturale mitopoiesi del gruppo e consentono di approcciare mondi inconsci inaccessibili individualmente, per la loro ampia socialità e il loro linguaggio polisemantico. Inoltre il gruppo analitico, specie se affronta elaborazioni di Continua a leggere

PicassoSaltimbanchi

Sogno, corpo e malattia nel gruppo. Gruppo terapeutico nel reparto ospedaliero

Abstract

Le autrici ritengono l’ aspetto significativo, relativamente al tema della produzione iconica e onirica nel gruppo, riguarda una sua funzione specifica nel gruppo che affronta la malattia organica, e tende a produrre le rappresentazioni fantasmatiche ad essa collegate. Tale funzione sembra soprattutto legata al bisogno di rappresentare gli avvenimenti interni al corpo, dare loro una forma e un’espressione comunicabile, dotarli di un senso condivisibile e mentalizzabile. La comprensione di questi elementi rappresentazionali, così importanti per ristabilire i legami fra il corpo e la mente e fra il trauma e la costruzione, può avviare un processo trasformativo e evolutivo. In particolare, nel gruppo considerato, è stato possibile esperire livelli sempre più affett Continua a leggere

MatissePsicoterapiadiGruppo

L’elaborazione della depressione nel gruppo

Abstract

Il particolare bisogno dei gruppi umani, testimoniato nelle discipline antropologiche, nel mito, nel culto religioso, di elaborare la depressione attraverso la pratica di uno specifico ritualismo volto al commiato e al seppellimento degli oggetti perduti, è considerata all’interno del pi Continua a leggere

MatisseFormazione

Gruppo di formazione con operatori oncologici. Stefania Marinelli (Parte prima)

Abstract

Presenteremo l’esperienza di un gruppo di formazione, con medici e infermieri, centrato sul tema della malattia neoplastica. Il gruppo si è svolto all’interno di un reparto di medicina oncologica dell’ospedale generale di Roma, San Filippo Neri, in collaborazione con il Servizio di Psichiatria dell’ospedale stesso, per la durata di tre mesi, con cadenza settimanale. E’ stato condotto unitamente dalla psichiatra del Servizio, responsabile per le consulenze presso i reparti (S.Bruni), e dal supervisore esterno, psicoanalista di g Continua a leggere

MatisseFormazione

La persona interna all’ospedale che svolge una funzione di tramite e garante dell’esperienza. Simonetta Bruni (Parte seconda)

Abstract

Presenteremo l’esperienza di un gruppo di formazione, con medici e infermieri, centrato sul tema della malattia neoplastica. Il gruppo si è svolto all’interno di un reparto di medicina oncologica dell’ospedale generale di Roma, San Filippo Neri, in collaborazione con il Servizio di Psichiatria dell’ospedale stesso, per la durata di tre mesi, con cadenza settimanale. E’ stato condotto unitamente dalla psichiatra del Servizio, responsabile per le consulenze presso i reparti (S.Bruni), e dal supervisore esterno, psicoanalista di g Continua a leggere

Bion

Prefazione, Verità ed evoluzione in “O” nell’opera di Bion

Non è stato facile dare un ordine o solo una successione ai contributi tematici dei diversi category, che in luoghi e culture differenti (Inghilterra, Francia, Brasile, Israele e Italia) hanno riavvicinato il pensiero di Bion per condividere l’idea che la psicoanalisi come “sonda psicodinamica” possa continuamente esplorare ciò che avviene mentre avviene e produrre nuove dimensioni di senso. Avremmo auspicato più che una successione, o storica o tematica, piuttosto una presentazione simultanea a più dimensioni. Per questo motivo abbiamo ritenuto di presentare all’inizio di questo numero (a cui seguirà un secondo) l’articolo focalizzato sull’idea bioniana della turbolenza emotiva creata dall’incontro fra due menti o più menti e l’esig Continua a leggere

Bion

Omogeneità della protomente

Abstract
Considerando all’inizio la natura omogenea del gruppo (dei traumatizzati di guerra nell’ospedale di Northfield) che portò Bion a studiare il funzionamento del gruppo e l’apporto della mente sociale e primitiva ai processi cognitivi e all’evoluzione psichica, il contributo prende in esame dapprima la nozione etimologica e storica di omogeneità, e la confronta successivam Continua a leggere

MatisseIcaro

Nota editoriale del numero 23

La preparazione di questa edizione proposta da Paola Carbone sul tema del trauma e dell’incidente nell’epoca adolescenziale è stata incubata per un lungo periodo di tempo, fino a quando si è creata una rete di scambi e ha contribuito a produrre una scena editoriale dapprima di sorpresa (chi si occupa di un tema così specifico e così drammatico?); poi di ricerca (clinici, teorici, allievi si sono scambiati notizie e domande); infine di contatto e di comunicazione creativa (i ricercatori nel campo erano numerosi; le competenze, il coraggio e le risorse per narrare anche, e gli scambi sono diventati folti e affettivizzati).

Paradossalmente, dato il tema tanto angosciante, la cura dell’edizione ha avuto nel gruppo degli category, curatori e collaboratori un valore rigenerante, ha seminato conoscenze, legami e speranze riparatrici e soprattutto la sensazione di vedere riconosciuta e individuata in mo Continua a leggere

BronzinoBionFoulkes

Presentazione del numero. Bion e Foulkes

Nel presentare questa edizione di Funzione Gamma, dedicata a “Bion e Foulkes” e ringraziando gli category e tutti coloro che hanno contribuito a idearla e a realizzarla, va sottolineato quanto si rivelino ricche di senso e di sviluppo le sorgenti del pensiero psicoanalitico di gruppo, le loro prossimità e differenze, e il bisogno di rivisitarle, alla ricerca di nuove integrazioni e di nuovi contatti. L’attualità stimolante del tema appare legata infatti, oltreché alle urgenze che provengono dai rapidi mutamenti organizzativi del gruppo sociale nel suo insieme, anche ai bisogni evolutivi dell’incontro epistemologico fra i diversi modelli con i quali l’approccio al gruppo è stato studiato. In particolare riemergono le esigenze di essere in relazione profondamente e da diversi vertici con la teoria psicoanalitica classica, con la sua evoluzione e con le sue istituzioni, pur mantenedosene separati e continuando il dialogo con altre discipline. Se la vita del gruppo è la qualità specifica dell’attenzione e della ricerca, e la valorizzazione delle possibilità sociali della mente individuale, allora i luoghi della sua espressione, come questa occasione telematica di incontro fra differenti category, saranno essi stessi un luogo transizionale di comunicazione, nel quale i diversi elementi del gruppo si rappresentano e sono assunt Continua a leggere

GiorgioneFilosofi

Presentazione, Tempo e Narrazione

L’edizione è introdotta dal saggio di Antonino Ferro.
Ferro ha centrato una articolata ricerca sul fulcro narratologico e trasformativo del qui e ora della seduta analitica, contribuendo a plasmare nuove dimensioni della teoria psicoanalitica e del transfert, che assumono particolare importanza a fronte dei mutamenti delle moderne patologie e dei contesti nei quali esse nascono.
L’edizione Tempo e Narrazione è nata dal suo saggio introduttivo, che rende ragione della complessa sostanza semiotica del tema, delle ricerche che vi confluiscono e del significato psicoanalitico del narrare.
Gli articoli successivi sono andati organizzandosi attorno ad un nucleo prescelto e hanno preso soprattutto in considerazione le valenze sociali del narrare e la relazione con l’elemento (a)temporale.
Una relazione fra ricordo e oblio è esplorata attraverso la rievocazione di un paziente e di due scenari di fiabe venuti a far parte della sua vicenda analitica. Nella vicenda analitica alcuni ricordi possono e debbono essere trasformati e lasciati sullo sfondo a favore di un presente rinnovato. Barbablù e Sheherazad indicano appunto queste due polarità. Barbablù addita una camera piena di pezzi tronchi e mutilati, alla quale si ritorna coattivamente più e più volte. Sheherazad lo scioglimento del ricordo traumatico di un tradimento subito che viene operato attraverso l’attività inventiva del narrare. L’autore mostra, inoltre, come in alcuni casi la rievocazione letteraria giunga in seduta al posto di espressioni più dirette e personali, come un modo per rivendicare la mancanza di elementi necessari per elaborare sentimenti paurosi e per proseguire l’analisi. Tale assunto conduce a individuare il diverso uso della memoria e la qualità importante della possibile oscillazione del ricordo fra contenuti inaffrontabili ed evitati e frammenti cristallizzati, che pur avendo un’apparenza insignificante svolgono una importante funzione coesiva e di contenimento.
La seduta e le fiabe, che vi sono in diverso modo rappresentate, trattano gli elementi di terrore e di frammentazione del ricordo. (Neri).
Il tema della narrazione di fiabe è anche proposto, in una preziosa sezione tematica presentata successivamente, come mediatore simbolico con gruppi di bambini, da Pierre Lafforgue e da alcuni category italiani.
Vari aspetti sono esplorati che indicano la narratività come elaborazione di un gruppo: ad esempio il gruppo che contiene, elabora e trasforma le “osservazioni del bambino” svolte secondo il metodo di Esther Bick e dell’Infant Observation, il quale mediante le “associazione dei punti di vista” sui resoconti delle osservazioni si ricollega alla possibilità di ricreare temporalità e legami psichici mancanti in quelle situazioni infantili nelle quali la sofferenza primitiva precoce, fuori-tempo e fuori-psiche, non può, nonché essere simbolizzata, neppure essere comunicata e segnalata (Mellier). Continua a leggere

GiorgioneFilosofi

La relazione temporale nella narrazione del mito di Orfeo.

Abstract

Mediante la narrazione del mito di Orfeo, e del contrasto fra la temporalità infera con quella della luce, l’istante dell’esperienza e della conoscenza è descritto come un tempo esclusivo che esige una presenza assoluta e non consente né l’anticipazione del tempo futuro, tramite il desiderio, n Continua a leggere

Senso

Presentazione del numero “Sensorialità, Corporeità, Sessualità nel Gruppo”

Condivisa in tutti gli scritti di questo numero di Funzione Gamma è una visione olistica del rapporto psiche e soma  laddove anche la sensorialità, come sostiene Corbella nel suo lavoro viene “ intesa sia come proprium del vivente sia come umana esperienza soggettiva dell’operare dei nostri sensi,  si collega al corpo e alla mente e fornisce la base della sessualità, del piacere e del dolore, e dunque del nostro essere nel mondo”.
L’edizione è aperta dal contributo di Friedman sul sogno nel gruppo, in quanto momento di integrazione riuscita fra psiche e soma, dove l’individuo è presente nella sua interezza: questa edizione vuole ricordare che quando i sogni nascono dagli aspetti preconsci costruttivi aprono a nuove prospettive e anche a nuovi percorsi sinaptici.
In particolare nel suo armonico e articolato scritto Note su sensorialità, corporeità, sessualità nel gruppo  Paola Russo sottolinea come gli esseri umani interroghino il mondo attraverso i sensi e come il setting di gruppo sia attento appunto anche alla comunicazione non verbale perché Continua a leggere

Senso

Notazioni sul significato dell’abbigliamento nel gruppo

 Abstract

In questo articolo abbiamo voluto dimostrare che l’attenzione e il processo analitici non hanno limiti di ambito e di escursione di piani e dimensioni diverse: tali dimensioni possono presentarsi simultaneamente e riferirsi a differenti semiotiche e per questo motivo l’enucleazione degli elementi sociali e concreti del setting di cura è complessa e faticosa. Searles parlava del volto dell’analista in seduta che è in realtà il volto del paziente (1986) e indicava le occasioni nelle quali anche quando le parole non sono state efficaci o possibili, si p Continua a leggere

GauguinAnoressia

Presentazione dell’edizione “Gruppo con pazienti anoressiche: fattori terapeutici”

L’anoressia può essere descritta in diversi modi, a seconda del modello usato. All’origine, essa era vista da Freud come uno dei versanti di realizzazione del lavoro dell’isteria (1895). Da Abraham (nei bellissimi studi sul carattere e gli stadi di sviluppo pulsionale, che ancora oggi ci insegnano a comprendere l’ancoraggio alla posizione orale, e il lavoro della sublimazione), essa rappresentava uno stato di fissazione, o un naufragio pulsionale della posizione orale. Successivamente, con la
psicoanalisi oggettuale kleiniana, si poteva pensare all’anoressia in termini di una posizione PS_D gravemente insufficiente. Mentre nella revisione trasformativa portata dal pensiero di Bion, la somatizzazione anoressica potrebbe essere descritta nei termini di una realizzazione dellafunzione contenitore-contenuto invertita (Bruni, 2002).
Il punto di vista del mancato sviluppo del processo di separazione-individuazione (Mahler, 1975) e di simbolizzazione (Segal, 1957) e l’idea degli oggetti transizionali di Winnicott (1971), hanno contribuito a sottrarre il tema ai modelli topici, spaziali e processuali, valorizzando piuttosto la condizione originaria in termini temporali e relazionali e di”evironment” primario.
Altri modelli significativi provenienti dall’ambito della psicoanalisi francese, inseriscono l’idea di identità negativa, legata al “complesso della madre morta”di Green (1966-85); e di cultura dell’assenza, legata al mancato rispecchiamento, descritta da Lacan (1974) e ripresa da Recalcati (1997) come propriamente specifica nella situazione anoressica.
Più recentemente gli studi familiari hanno contribuito a vedere l’anoressia dal punto di vista della malattia del gruppo familiare e transgenerazionale, collegandola all’oggetto interno della coppia genitoriale e alle sue modalità di relazione profonda con il terzo, considerato come l’oggetto nel quale precipita la confluenza combinata delle caratteristiche di oggetto della coppia stessa e del sistema soggiacente del gruppo familiare (Niccolò, Ricciotti 1999; Zavattini, Lupinacci 2002).
Anche gli studi di Stern (1985) sulla diade originaria madre-bambino e gli studi sull’attaccamento (v. l’indicazione di Candelori, Fassone, Mancone, 1999), di un’esperienza di attaccamento insicuro nei pazienti anoressici) hanno contribuito a configurare un quadro nuovo: non abbiamo più a che vedere direttamente con la fame, e i sentimenti avidi e di possesso – o con la loro negazione. Bensì l’esame di questa condizione attualmente coinvolge aspetti collegati a sistemi più generali, esplorati al fine di creare vertici e contenitori nuovi, seppure nell’ambito di differenti teorie e modellizzazioni. E’ diverso allora se l’analista non parla dell’avidità. E’ come cambiare prospettiva: l’analizzando viene ascoltato da un analizzante che ha in mente un altro scenario. Non le idee dello svuotamento, e della riappropriazione incorporante, e l’esplorazione delle fantasie collegate.
Non è in primo piano l’esame dei meccanismi di difesa, come il ricorso alla scissione e alla negazione, e alla cultura della rinuncia, al fine di sostituire l’esperienza del bisogno e della dipendenza. La concezione dello scambio di persona (fra soggetto e oggetto), per trasferire sensazioni intollerabili tramite un eccesso svuotante di identificazione proiettiva; oppure l’idea della perdita di sé a favore dell’altro, (o viceversa), dove sono aboliti confini e differenze, possono avere adesso una diversa collocazione.
Il gruppo analitico, come possibilità di concepire un campo di elementi sociali e indifferenziati (Bion, 1961) appare adatto a valorizzare e amplificare gli elementi che abbiamo accennato e il loro accoglimento. Nel gruppo la voce della fame e il terrore del divoramento e dello smembramento e la minaccia di non essere non sono ristretti alla loro dimensione privata, psicologica o morale (come corrispettivo della vita pulsionale).Al contrario tali terrori vengono amplificati in una recita corale, mitologica (Corrao, 1998), teatrale (Chianese, 1997), divenendo non mostruosi (o sacri), ma comprensibili, nell’ambito della narrazione (Corrao, 1979; 1987;1991; Ferro, 2004) in cui trovano la possibilità di dispiegarsi: non nel vuoto dell’isolamento (spesso il confronto duale può essere sentito come anoressizzante e claustrofobico dalla parte più fragile o border della personalità), ma piuttosto in dimensioni relazionali e sociali condivise, non direttamente legate alla colpa, e immesse in una rete di significazioni e nella dimensione trasformativa delle procedure e dei rituali costruiti dal gruppo (Marinelli, 2000). Il gruppo analitico ha una struttura sociale capace di contenere e rappresentare gli elementi primitivi e indistinti della mente (Bion, 1961). Esso è un contenitore adatto a creare un campo di lavoro psichico che favorirà la comparsa e la rielaborazione dei sentimenti arcaici, che per loro natura fanno parte di un sistema sociale. L’esperienza della fame, e delle fantasie connesse, può comparire nella sua potenza drammatica e primitiva, perché può comparire nel gruppo come racchiusa in un mondo che le dà un margine, un ordine, un senso e una concatenazione, un significato non legato all’ordinamento morale, e quindi alla colpa, all’isolamento e al peso della responsabilità soggettiva. Tali esperienze, all’opposto, si legano all’universo creativo, coesivo, vitale dell’appartenenza esclusiva e originaria, della globalità fondante, del sogno rigeneratore (Marinelli, 2004). La straordinaria facoltà, propria del gruppo, di processare i suoi elementi in modo non personale (soprattutto nella fasi iniziali e fondanti), li rende appartenenti ad una mente comune, sovradeterminata, capace di contenere e rappresentare olograficamente contenuti troppo opprimenti per l’individuo singolo. La mente anoressica, che usa funzionamenti e contenuti di tipo arcaico, tende a mantenere viva la traccia dell’elemento magico, religioso, sacro, e il gruppo nel suo lavoro tende a reinscenare questi aspetti, e a mantenerli vivi in una propria memoria esclusiva (Correale, 1991; Corrao, 1992), alla quale può liberamente fare ricorso in cicli successivi, per reintegrarli nella sua elaborazione, a diversi piani nel tempo (Marinelli, 2000b). È  come se già il gruppo, e non solo il lavoro dell’analista, potesse creare quel tipo di ascolto onirico, proprio del mito e del sogno, (quando il dispositivo del gruppo lavora in modo adeguato) che rende gli elementi mancanti o temuti dell’esperienza singola, più condivisi e trasformabili.
Condividere, quando il predominio della colpa, il ritiro e il silenzio sono così massicci, significa creare occasioni e confronti trasformativi. Il gruppo offre un orizzonte ad elementi che non avevano potuto mai svolgersi, espandersi, essere proclamati, e nell’atto di essere proclamati è come se la loro virulenza si attenuasse, ridiventasse umana, fosse utilizzata per divenire legittima e produttiva. Paure trattenute che si ingigantivano perché negate e segregate, possono diventare, al confronto amplificante (Corrao, 1979;1987;1991; Correale, 2001) e semplificante del gruppo, più realistiche e accettabili, e la loro origine può essere rappresentata in modo diverso. Così pure la prospettiva verso il futuro, decongelata dal tempo appiattito della negazione, si affaccerà sull’orizzonte delle nuove comunanze.
Bion (1970; 1974) ci ha parlato di un modello di ascolto dell’analista nella seduta, nel quale sono aboliti la memoria e il desiderio dalla sua mente. Si riferisce ad una posizione nella quale l’analista non desidera curare, aggrapparsi a ricordi che lo aiutino a comprendere, a guarire il paziente, ma piuttosto predispone la sua mente all’ascolto dei contenuti che sono visibili o non sono visibili ora; cerca di “essere” quei contenuti, di essere “O” ultima verità della conoscenza e di trasformare il dolore verso la sua mentalizzazione e condivisibilità. Ma parlando dell’anoressia, il paradosso sta proprio nel fatto che l’attesa (senza desiderio e memoria, e senza un posto nello spazio tempo stabilito per la comprensione) rischia di somigliare all’immobilità, di coincidervi; e l’ascolto sognante può sembrare una fascinazione ipnotica: mentre il lavoro immobilizzante dell’ angoscia continua a prodursi nella mente senza guida e senza riconoscimento. Così non si tratterebbe né di basarsi sulla parola; né sull’attesa. Si tratta di mantenersi vivi (il keeping alive di Winnicott)) senza che questo sia offensivo per chi non può apprezzarlo; di stimare chi è di fronte a noi senza che questo faccia parte di orgoglio, desiderio o richiesta. Di fatto, è impensabile di lavorare con un paziente il cui modello somiglia al senso di vuoto e di annullamento, senza disporre di un pensiero complesso su questo vuoto annullante: mantenersi in contatto con un vuoto, senza desiderare di riempirlo, non vuol dire che una parte della mente non disponga di una cognizione e di una memoria organizzante dei traumi e dei processi che hanno costruito quel vuoto. Non abbiamo memoria, ma ricordiamo che quel paziente è portatore di una catastrofe. Non desideriamo che la catastrofe cambi, o di sottrarci alla sua potenza, ma siamo in grado di riconoscere la vita che può scorrere ancora. Questo paradosso costa uno sforzo ideativo; una lavorazione emozionale complessa e solitaria; un discernimento forte e acuto.
La suggestiva edizione che presentiamo, centrata in molta parte su questi temi, testimonia in diversi modi la creatività di uno sforzo clinico e teorico verso questo tipo specifico di ascolto e di capacità di accoglimento dell’analista, di fronte al gruppo dei pazienti anoressici.
Una introduzione di Francesca Vasta e Ottavia Caputo orienta il lettore alla comprensione dei modelli teorici che maggiormente hanno contribuito a fondare il campo di ascolto della posizione anoressica nel gruppo. Interessante la ricerca storica nel campo del significato dell’omogeneità nel gruppo; e l’idea, trattata poi estesamente nel contributo di Francesco Comelli, della omogeneità (di elementi protomentali) degli assunti di base bioniani. Descrivendo casi clinici molto toccanti, Ronny Jaffè parla del bisogno dell’analista di riplasmare, all’interno della propria mente, il modello bioniano, sentito come troppo importante e creativo, e a rischio di essere”feticizzato”, alfine di avvicinare l’immobilità e l’avversione al mutamento, che il gruppo monosintomatico anoressico contiene. L’elemento portante della riflessione concerne il bisogno di trasformare la coazione a ripetere: e (nel gruppo omogeneo), la similarità ripetitiva, rispecchiante e contagiosa: trasformare il “pretesto” del gruppo, in un “testo” narrativo altro, nuovo. Interessante in particolare la connessione fra l’idea della coazione a ripetere, la concezione di un tempo infinito e non vivo del rituale anoressico nel gruppo, con l’ingresso dei nuovi membri, i quali riproducono ciclicamente il tema del tempo iniziale, che precedeva le trasformazioni (del gruppo e, insieme, dell’avvento adolescenziale). Francesco Comelli esplora l’omogenità del gruppo con pazienti anoressiche, mettendola in relazione con gli assunti di base di Bion, che contengono una omogeneità inconscia protomentale e somatica. La formazione stessa del gruppo omogeneo non ha a che vedere, secondo l’autore, con l’identificazione e il rispecchiamento del campo condiviso. Ma piuttosto “corrisponderebbe ad un naturale radunarsi di persone che si sono già identificate inconsciamente , sulla base di un’emozione collettiva di opposizione ad un gruppo”. E’ il gruppo familiare e transgenerazionale, che le pazienti, ammalandosi di anoressia, iniziano a combattere, tentando di differenziarsene. Intorno a questo tema, Comelli si chiede anche se la stessa omogeneità con la quale si è formato il gruppo, vale anche per il suo analista: “E’ cioè pensabile che un analista di un gruppo omogeneo debba tollerare dentro di sé alcune operazioni specifiche di quel tipo di espressione sintomatologica?”. La risposta indica una qualità “somatica inconscia” della relazione che lega l’analista e il suo gruppo, fin dall’epoca della sua “preconcezione”.
L’articolo di Lilia Baglioni contiene suggestivi esempi di gruppi omogenei con pazienti anoressiche e bulimiche nei quali propone di raccordare gli assunti di base (Bion) e la socialità sincretica (Bleger) con il lavoro della funzione gamma (Corrao), per valorizzare in particolare la funzione del sogno e la modulazione emozionale e affettiva all’interno del gruppo, al fine di stimolare la nascita di una “membrana germinale”, necessaria alla cura dell’identità ferita.
Laura Selvaggi prende in considerazione i conflitti nell’area della dipendenza e la perturbazione nel rapporto tra l’individuo e il suo gruppo di appartenenza primario. L’autrice propone di coordinare i concetti bioniani relativi al rapporto individuo-gruppo con le manifestazioni specifiche dei disturbi alimentari e di riportare gli elementi gruppali all’interno della dinamica del singolo. “Sebbene le implicazioni più dirette si possano intendere riferite ad un approccio terapeutico di gruppo, lo stimolo è rivolto ad una qualità dell’ascolto analitico, cioè ad un assetto mentale capace di cogliere le implicazioni legate al gruppo come una caratteristica fondamentale del funzionamento mentale”.
Una proposta di indicare nel gruppo l’esperienza interpersonale è presente nel lavoro di Nicoletta Calenzo e Luciano Gheri, centrato sullo studio del legame fra relazione interpersonale e contenitore gruppale. Il tema è presentato nello specifico ambito del gruppo con uso di oggetto mediatore, il Photolangage, come una possibilità di stimolare e rielaborare i sentimenti primari che nascono nel qui e ora della seduta al contatto con l’immagine.
Luigi Onnis si ispira ad un orientamento sistemico, e propone una concezione dell’anoressia mentale come sindrome complessa, in cui si intersecano componenti socio-culturali, familiari, individuali. Vengono, in particolare, esaminati, alla luce dei dati di una ricerca in corso, i gruppi familiari, valutati sia a livello dei modelli di interazione che a livello dei miti familiari. Si considera, infine, la complementarietà tra questi aspetti familiari e le problematiche psicologiche dell’individuo paziente.
Marisa Dillon-Weston pone l’attenzione sull’essenziale esperienza anoressica del vuoto, e indica, con chiari esempi clinici, come essa renda nulla e immobile la matrice del gruppo, e il legame di coppia nella cura. Diversi vertici utilizzati da questa autrice contribuiscono a dimostrare come il vuoto anoressico risalga ad una difesa dall’esperienza di una madre “drago”, che divora i contenuti psichici della figlia per darsi essa stessa la consistenza, l’energia e lo sviluppo che le sono mancati e di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza psichica.
L’articolo di Barbara Pearlman prende in considerazione il gruppo di lavoro concreto con questi pazienti – quello della rieducazione alimentare, come sede appropriata al lavoro di decodifica del linguaggio concreto. L’attività che vi si svolge, di comprensione e restituzione di senso, “nutre” il pensiero simbolico nascente, che risiede nell’espressione concreta dell’ansia, e può ampliare le abilità emotive interne del linguaggio. L’autrice suggerisce che questo approccio riproduce le prime interazioni madre-figlia, in cui c’è stato un deficit causato dalle difficoltà interne alla mente della madre. Ella indica in tal modo la possibilità di appocciare il linguaggio concreto e primitivo, a carattere “border” della paziente anoressica in gruppo, come un elemento a carattere onirico, che può entrare a far parte della comunicazione del gruppo e ampliarla: “Le tipiche comunicazioni con questo gruppo di pazienti sono concrete nella loro natura, ma sono comunicazioni valide, perché sono espresse nella speranza di essere comprese da un “altro”. Succede solo che siano espresse in un linguaggio fatto di oggetti concreti, dove forse c’è soltanto un frammento di significato, e solo un aspetto della comunicazione rappresenta il messaggio. Queste comunicazioni possono essere comprese meglio se sono considerate vicine al materiale dei sogni. Il materiale dei sogni ha luogo quando le funzioni consce sono inibite, quando la realtà non s’intromette (Solms, 1999). Classicamente, il materiale riguardante i sogni è interpretato all’interno del contesto della seduta analitica. Qui, si suggerisce che le espressioni concrete, utilizzate da parte dei pazienti anoressici, possono essere comprese all’interno della situazione terapeutica se l’oggetto concreto si estende attraverso il linguaggio, in forma simbolica, facendo riferimento al contesto.
L’edizione presenta anche una complessa e articolata ricerca sullo sviluppo dell’anoressia infantile, condotta da Massimo Ammaniti, Silvia Cimino, Loredana Lucarelli, Laura Vismara. Nell’ambito di una descrizione storica dell’evoluzione dei modelli psicoanalitici, la ricerca è focalizzata sul modello dell’attaccamento, e riporta dati e valutazioni comparati e alcune testimonianze cliniche, che aiutano a individuare come lo sviluppo dell’anoressia infantile risalga ad un modello di attaccamento insicuro. Sono presi in considerazione diversi tipi di diadi madre-figlio modellizzate sulla corresponsione e l’adattamento reciproci e messe in rapporto con lo stile relazionale della madre, portatrice a sua volta di bisogni e sviluppi irrisolti. E’ possibile che lo sviluppo ulteriore delle ricerche in questo campo possa integrarsi nel futuro con un modello di funzionamento nel gruppo? Potrebbe sembrare di sì, se consideriamo il modo “sociale” di lavorare degli category e la qualità “sociale” del loro oggetto di ricerca.
Come si è visto questa edizione è ricca di apporti e di modelli: quasi a voler corrispondere con lo stile “monopolare” (Marinelli, 2004) e arroccato della posizione anoressica, la quale cerca la mente e il sogno dell’analista e del gruppo, perché l’identità possa prendere corpo e realizzazione, con un flusso ampio di pensieri definiti.

Bibliografia

Bion, W.R.(1961), Esperienze nei gruppi, Armando, Roma 1971.
Bion, W.R.(1970), Attenzione e interpretazione, Armando, Roma 1973.
Bion, W.R.(1974), Il cambiamento catastrofico, Seminari brasiliani, Loescher, Torino 1981.
Bruni, A., in corso di edizione, Relazione contenitore-contenuto invertita, relazione presentata al Congresso Mondiale dell’IPA, Nizza 2002.
Candelori, A., Fassone, P., Mancone, A. (1999), La teoria dell’attaccamento e i disturbi della condotta alimentare, I Disturbi alimentari, in: Psicoterapia e Istituzioni, n.1-2, 1999.
Chianese, D.(1997), Costruzioni e campo analitico, Borla, Roma.
Corrao, F., (1979;1987;1991), in Orme, Raffaello Cortina, Milano.
Corrao, F.(1979), Clinamen, in: Orme, Cortina, Milano1998.
Corrao, F.(1986), Il concetto di campo come modello teorico, in: Gruppo e funzione analitica, VII, 1, Orme, Raffaello Cortina, Milano 1998.
Corrao, F.(1992), Modelli psicoanalitici della mente. Mito Passione Memoria, Laterza, Bari.
Correale, A.(1991), Il campo istituzionale, Borla, Roma.
Correale, A.(2001), a cura di, Borderline, Borla, Roma.
Crisp, A.H. (1995), Anorexia nervosa: let me be, Lawrence Erlbaum, Have (UK)
and Hillsdale (USA).
Ferro A.(2004), Riflessioni preliminari su Psicoanalisi e narratologia, in:Tempo e Narrazione, Funzione Gamma, www.funzionegamma.it , in corso ed.
Freud, S.(1895), Studi sull’isteria, OSF I.
Lacan, J.(1974), Lo stadio dello specchio, tr.it. in: Scritti, Einaudi, Torino 2002.
Lanternari, V.(1966), Il sogno e le civiltà umane, Laterza, Bari.
Mahler, M.S.,(1975), La nascita psicologica del bambino, Boringhieri, Torino 1978.
Marinelli, S.(2000), Sentire, Borla, Roma.
Marinelli, S.(2000b), L’elaborazione della depressione nel gruppo e il rito collettivo, La psicoterapia di gruppo con pazienti psicotici e borderline, a cura di H.Kibel, A. Correale, M.C. Colucci, F. Vasta in: Funzione Gamma, 4. https://www.matrice.it
Marinelli, S. (2004), Il gruppo e l’anoressia, Raffaello Cortina, Milano.
Marinelli, S.(2004), a cura di, La funzione dell’omogeneità nel gruppo, in: Gruppi omogenei, di AA.VV. Borla, Roma.
Money-Kyrle, (1976), Recensione a Introduzione al pensiero di Bion (L.Grinberg, D.Sor, E.T.Bianchedi, a cura di, 1972), in: Scritti 1927-77, Loescher,Torino 1985.
Napolitani, D.(1987), Individualità e gruppalità, Boringhieri, Torino.
Nicolò, A.M. e Ricciotti V.(1999), Sogno e famiglia, Sogno e Gruppo, in: Funzione Gamma, 2, www.funzionegamma.it
Recalcati, M. (1997), L’ultima cena: anoressia e bulimia, Mondadori, Milano.
Segal, H.(1957), Alcune note sulla formazione del simbolo, in: Casi clinici, Il Pensiero Scientifico, Roma 1980.
Semi, A.A.(2003), Illusione e verità: l’onestà intellettuale tra realtà storica e mito, in: Illusione una certezza, di AA.VV., Raffaello Cortina, Milano 2003.
Winnicott,D.W.(1971), Gioco e realtà, Armando, Roma 1974.
Stern, D.(1985), Il mondo rappresentazionale del bambino, Boringhieri, Torino 1987.
Zavattini, G.C., Lupinacci, M.A.(2002), Un sogno per due: il sogno nella psicoterapia psicoanalitica di coppia, Mito Sogno Gruppo, in: Funzione Gamma, 5.  www.funzionegamma.it

sogno e gruppo

La felicità di sognare

Abstract

La funzione del sogno nella seduta di gruppo è vista sotto molteplici aspetti e collegata a più elementi del processo analitico: la tradizione del sognare diviene infatti presto nel gruppo una risorsa particolarmente affettivizzata e significativa e il sognare lo rifornisce di occasioni identitarie, individuanti e senso di oggetti propri e fecondi. Anche i Continua a leggere